Grande diga africana: l’Egitto chiede all’Etiopia “chiarimenti urgenti”

Pubblicato il 16 luglio 2020 alle 16:54 in Egitto Etiopia

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Mentre dall’Etiopia il governo trasmette messaggi contrastanti sull’effettivo inizio delle operazioni di riempimento della grande diga africana, il Ministero degli Esteri egiziano ha inviato ad Addis Abeba una richiesta ufficiale di “chiarimento urgente”. “L’Egitto continuerà a seguire gli sviluppi di ciò che viene sollevato dai media su questo problema”, ha dichiarato il portavoce del ministro del Cairo, Ahmed Hafez.

Nella giornata di mercoledì 15 luglio, l’emittente statale etiope “EBC” aveva riportato la notizia secondo cui il ministro delle Risorse idriche, Seleshi Bekele, durante una conferenza stampa, aveva confermato il riempimento della diga e fornito immagini satellitari per mostrare il nuovo livello dell’acqua contenuta nelle riserve idriche. Tuttavia, più tardi, citato dall’emittente “FBC”, il ministro ha voluto parzialmente rettificare le sue dichiarazioni e ha precisato che l’innalzamento dei livelli d’acqua è in conformità con il normale processo di costruzione della diga. Bekele ha poi affermato, evitando di specificare se il governo abbia già preso provvedimenti per immagazzinare l’acqua nel serbatoio della diga, come sostengono Egitto e Sudan, che i livelli potrebbero essere aumentati anche a causa delle forti piogge stagionali. “Il rifornimento idrico della Grand Ethiopian Renaissance Dam è in linea con il naturale processo di costruzione della diga”, ha dichiarato il ministro, giovedì 16 luglio, twittando più tardi: “L’afflusso nel bacino idrico, anche a causa delle forti piogge, ha superato il deflusso e ha creato una pozza naturale”.

Il livello dell’acqua risulta essere aumentato da 525 a 560 metri. Addis Abeba si era precedentemente impegnata a iniziare il riempimento del vasto bacino idrico della diga all’inizio della stagione delle piogge, a luglio, quando i livelli d’acqua del Nilo Azzurro sarebbero aumentati.

Sempre nella giornata di giovedì 16 luglio, si è svolta una riunione alla presenza dei rappresentanti di Egitto, Etiopia e Sudan e di 11 esperti provenienti da Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Mali, Madagascar e Sudafrica. I punti della discussione, secondo quanto precisato dal ministro Bekele, saranno resi noti nei prossimi giorni.

La cosiddetta Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), altresì detta grande diga africana, è da anni motivo di tensione tra Sudan, Egitto ed Etiopia dal momento che i tre Stati non riescono a trovare un accordo sul riempimento e sul funzionamento del progetto idroelettrico. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione della diga, destinata a diventare la più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non far scendere drasticamente il livello del fiume. L’Etiopia, invece, sostiene che il progetto idroelettrico sia essenziale per sostenere la sua economia, in rapida crescita, e ritiene che la GERD favorirà lo sviluppo di tutta la regione. Addis Abeba, in particolare, dichiara che oltre il 60% del Paese è costituito da terra asciutta, mentre l’Egitto, al contrario, è dotato di acque sotterranee e ha accesso all’acqua di mare, che potrebbe essere desalinizzata. Per l’Etiopia, dunque, la diga offre un’opportunità fondamentale per far uscire dalla povertà milioni di suoi cittadini.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

L’ultimo round di negoziati tra Egitto, Sudan ed Etiopia si è concluso martedì 14 luglio senza un accordo. Il fallimento dell’intesa ha fatto crollare le ultime speranze di una risoluzione pacifica della questione e della firma di un trattato sul funzionamento della diga prima che l’Etiopia iniziasse a riempirla.

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Chiara Gentili

di Redazione

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