Coronavirus: Cuba disposta ad aiutare gli Stati Uniti

Pubblicato il 16 luglio 2020 alle 10:06 in Cuba USA e Canada

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Il viceministro degli Esteri di Cuba, Rogelio Sierra, ha assicurato che il governo di L’Avana è disposto a condividere la sua esperienza e offrire consulenza agli Stati Uniti e a qualsiasi altra nazione che stia affrontando focolai importanti di Covid-19.

“Condividere la nostra esperienza e offrire consulenza alle autorità sanitarie e ai professionisti in Asia, Africa, Europa, Stati Uniti, Oceania, Medio Oriente e America Latina e Caraibi, quando necessario, ha fatto parte del contributo di Cuba nella lotta contro Covid-19” – ha spiegato Sierra nel suo account Twitter.

In un altro tweet, il viceministro degli Affari esteri di Cuba ha affermato che la solidarietà e il contributo umano delle migliaia di professionisti della salute cubani che offrono servizi in oltre 60 nazioni non meritano di essere questionati con dichiarazioni false e mendaci.

Sierra ha poi parlato di “persecuzione” da parte del governo di Washington nei confronti della cooperazione sanitaria dell’isola, in riferimento alla richiesta inviata dall’amministrazione Trump a diversi Paesi affinché non accettino aiuti cubani in ambito sanitario. Gli Stati Uniti considerano le regole d’ingaggio dei professionisti medici cubani all’estero alla stregua di traffico di esseri umani.

“Cuba contribuisce modestamente affinché altri popoli possano godere del diritto alla salute” – ha affermato il funzionario cubano.

“I tecnici cubani e gli operatori sanitari prendono parte alle missioni liberamente, volontariamente e senza coercizione di alcun tipo, sotto la protezione di accordi bilaterali di collaborazione e contratti specifici” – ha ricordato ancora Sierra.

Inoltre ha affermato che brigate mediche cubane si sono recate in trenta Paesi su espressa richiesta delle autorità locali, così come quelli che già offrivano assistenza a molte nazioni prima della pandemia causata dal coronavirus SARS-CoV-2.

Più di tremila operatori sanitari e paramedici si sono uniti a 42 brigate del contingente Henry Reeve (specializzato in situazioni di catastrofi e gravi epidemie) per affrontare la malattia, che si è unita ai 28.000 che stavano già fornendo aiuti in 59 paesi.

Washington considera la “diplomazia medica” di Cuba come “tratta di esseri umani” per via delle trattenute sullo stipendio applicate ai medici, affinché non disertino, e poiché ritiene che i professionisti non siano liberi di scegliere se andare o meno in missione.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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