Bulgaria: il primo ministro rifiuta di dimettersi, cinque possibili scenari per il futuro

Pubblicato il 16 luglio 2020 alle 10:40 in Bulgaria Europa

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo ministro bulgaro, Boyko Borissov, ha declinato la richiesta avanzata dal capo di Stato, Rumen Radev, in merito alle dimissioni sia personali sia della propria squadra di governo, alla luce delle numerose proteste antigovernative iniziate il 7 luglio a Sofia. 

“Le dimissioni di questo governo non miglioreranno la situazione”, ha dichiarato Borissov durante una riunione dell’esecutivo, il 15 luglio, chiedendo all’opposizione di unire gli sforzi per risolvere la crisi. 

Da parte sua, sempre il 15 luglio, il principale partito di opposizione bulgaro, quello Socialista, ha presentato in Parlamento una mozione di sfiducia per il governo di Borissov, la quinta da quando il primo ministro ha assunto tale incarico il 26 marzo 2017, la quale tuttavia ha poche possibilità di successo, in quanto sostenuta solo da un piccolo partito populista e da alcuni legislatori indipendenti.

Negli ultimi giorni, la Bulgaria è stata scossa da un’ondata di proteste antigovernative con migliaia di persone che si sono riversate nelle strade della capitale per manifestare “contro un modello mafioso di amministrazione”.

A Sofia, le proteste sono iniziate il 7 luglio, quando un politico del partito di centro-destra Bulgaria democratica, Hristo Ivanov, ha cercato di raggiungere una spiaggia pubblica sulla costa del Mar Nero, ma è stato fermato da alcuni ufficiali del Servizio di protezione nazionale (NSO), a guardia della vicina villa di un ex-leader del partito del Movimento per i diritti e le libertà (DPS), Ahmed Dogan.

Nello specifico, Ivanov ha accusato il governo di Borisov di aver permesso a Dogan, visto come uno degli uomini più potenti in Bulgaria, di invadere la proprietà pubblica e di utilizzare il denaro dei contribuenti per fornirgli sicurezza, nonostante non occupi alcun incarico formale di governo. 

Tuttavia, dopo aver dichiarato che la NSO smetterà di fornire una scorta di sicurezza per Dogan, il primo ministro ha respinto le richieste di dimissioni. “Rimarremo al potere perché l’opposizione rovinerà il Paese”, ha affermato in una diretta su Facebook Borissov.

Di tutta risposta, nel tentativo di porre fine alle speculazioni secondo cui la coalizione di centro-destra al potere, GERB, fosse troppo vicina al Movimento per i Diritti e le Libertà (MRF), il primo ministro ha richiesto le dimissioni dei ministri delle Finanze, dell’Economia e dell’Interno, a causa delle loro relazioni con il partito di opposizione turco. 

Nel frattempo, il quotidiano bulgaro Dnevnik, citando fonti vicine al GERB, ha riferito che il partito sta discutendo cinque possibili scenari per cercare di risolvere l’attuale crisi politica, tra le più pesanti degli ultimi sette anni.

La prima prevede le dimissioni di Borissov e, di conseguenza, le elezioni anticipate. Tuttavia, tale opzione preoccupa la coalizione di governo in quanto il principale rivale del partito, il presidente Radev, dovrebbe poi nominare un esecutivo ad interim, cosa che non andrebbe a proprio beneficio.

Un’altra ipotesi, considerata più favorevole dal GERB, contempla una mozione di fiducia chiesta dal governo subito dopo il voto di sfiducia avanzato dal Partito socialista bulgaro (BSP), il quale dovrebbe fallire. In tale scenario, anche in caso il governo reclamasse un voto di fiducia a cui la coalizione di maggioranza in Parlamento non voterebbe, facendo cadere l’esecutivo, il GERB avrebbe il diritto di formarne un nuovo. Di fatto, il partito di Borissov avrebbe l’opportunità di restare al potere senza di lui, ma con il suo vice, Tomislav Donchev, il quale è visto come il sostituto più probabile. In particolare, quest’ultimo non è mai stato coinvolto in grandi scandali, il che lo rende un candidato ottimale per distendere le tensioni.

Nella terza opzione non sono previste le dimissioni di Borissov, ma il suo congedo e la successiva sostituzione con uno dei suoi deputati, presumibilmente Donchev, mentre nella quarta il GERB, attualmente in coalizione con diversi piccoli gruppi di estrema destra, sta considerando di tentare di formare un nuovo governo con i rappresentanti dei partiti di opposizione non ancora in Parlamento e, a tal proposito, ha già avviato colloqui con alcuni di loro.

Infine, la quinta alternativa sarebbe consentire al BSP di formare un esecutivo in qualità di principale partito di opposizione.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Mariela Langone

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.