Algeria: con il nuovo piano di rilancio, il Paese riforma il suo sistema economico

Pubblicato il 16 luglio 2020 alle 13:49 in Africa Algeria

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Le autorità algerine hanno proposto un piano economico che potrebbe portare il Paese a risparmiare circa 20 miliardi di dollari quest’anno, attraverso i tagli alla spesa pubblica e la riduzione dei costi di importazione. Lo Stato nordafricano, che è anche membro del gruppo OPEC, si trova sotto pressione per la combinazione di emergenza economica e sanitaria, dovuta alla pandemia di coronavirus, e per la crisi dei mercati petroliferi globali. Pertanto, il governo di Algeri ha deciso di rinviare gran parte dei progetti di investimento previsti per il 2020 in diversi settori, tra cui quello dell’energia, e ha elaborato un nuovo piano economico che dovrebbe riuscire ad alleviare l’impatto delle perdite finanziarie una volta che il Paese avrà cominciato a tenere sotto controllo la minaccia del Covid-19. Il settore degli idrocarburi, per Algeri, rappresenta circa il 93% delle entrate derivanti dalle esportazioni e il 60% del bilancio statale.

Il presidente, Abdelmajdid Tebboune, ha dichiarato di avere tra le sue priorità la riforma del sistema bancario e i ministri hanno cominciato a discutere delle iniziative volte a ridurre il costo delle importazioni, utilizzando, ad esempio, la flotta nazionale per importare le merci, ha dichiarato il governo in una nota emessa, martedì 14 luglio, durante una riunione di gabinetto. L’Algeria spende circa 45 miliardi di dollari l’anno per limportazione di beni, compresi gli alimenti, perché la produzione interna risulta insufficiente a soddisfare la crescente domanda dei suoi 44 milioni di abitanti. Per quanto riguarda il sistema bancario, invece, il Paese potrebbe decidere di accelerare il piano per l’avvio di un settore finanziario islamico, nel tentativo di fornire una nuova fonte di finanziamento per l’economia. L’utilizzo dei servizi finanziari della Sharia attirerebbe anche i risparmiatori locali, secondo le previsioni del governo di Algeri.

“Tutte queste misure consentirebbero all’Algeria di risparmiare circa 20 miliardi di dollari prima della fine di quest’anno”, si legge in una dichiarazione presidenziale rilasciata al termine della riunione. Il “nuovo piano di rilancio economico e sociale” messo a punto dal governo mira anche a ridurre la dipendenza del Paese da gas e petrolio e a potenziare il settore privato. Il piano arriva dopo la decisione, il 23 giugno, di rimescolare l’esecutivo, cambiando la testa di alcuni Ministeri, come quello dell’Energia e delle Finanze. Lex capo della Banca centrale, Aymene Benaberahmane, ha assunto la carica di ministro dell’Economia e si appresta a iniziare il suo mandato in un momento particolarmente delicato per il Paese. Ugualmente arduo è il compito dellex amministratore delegato della compagnia petrolifera nazionale Sonatrach, Abdelmadjid Attar, che ricopre adesso il ruolo di ministro dell’Energia. Il rimpasto ha previsto la creazione di un nuovo dipartimento per la transizione energetica e le nuove energie, con l’Algeria cerca di diversificare la sua economia dal petrolio e dal gas.

L’Algeria ha un’economia in cui il commercio estero rappresenta il 58% del PIL. Nel 2017, l’Italia è stata la prima destinazione dell’export algerino, con una quota del 16%, seguita da Francia, Spagna, Stati Uniti e Brasile. Sempre lo stesso anno, la Cina è stata il principale fornitore di beni in Algeria, con il 18,1% di tutte le importazioni, prima di Francia, Italia, Germania e Spagna. Tuttavia, secondo la Algérie Presse Service, nel 2018 la Francia si è classificata al primo posto per le importazioni, con un aumento del 10%, seguita da Italia, Spagna, Stati Uniti e Turchia. L’Algeria ha ratificato l’Accordo di libero scambio continentale africano (afCFTA) il 15 dicembre 2019 ad Accra, che dovrebbe entrare in vigore a luglio 2020. Ciò consentirà agli Stati interessati di beneficiare della progressiva eliminazione delle barriere tariffarie per un periodo di cinque anni. L’implementazione di tale accordo dovrebbe liberare i Paesi africani dalla loro dipendenza dall’estrazione di materie prime e promuovere il commercio intercontinentale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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