Sudan: nuove violenze nel Darfur, dichiarato lo stato di emergenza

Pubblicato il 15 luglio 2020 alle 20:32 in Africa Sudan

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Il Sudan ha dichiarato lo stato di emergenza nella regione occidentale del Darfur, dopo le violenze e i disordini in due città della provincia, incluso lattacco contro un campo per gli sfollati. In una dichiarazione, martedì 14 luglio, la missione congiunta delle Nazioni Unite e dellUnione Africana in Darfur (UNAMID) ha condannato gli incidenti violentiavvenuti nella città di Kutum il 12 luglio e le aggressioni indiscriminate da parte di uomini armati, verificatesi il giorno successivo nel centro di Fata Borno, dove 9 persone sono rimaste uccise e 20 ferite.

“È deplorevole che questi incidenti siano avvenuti mentre il governo di transizione sudanese e i movimenti armati sono vicini alla conclusione di negoziati che dovrebbero portare pace e stabilità nella regione del Darfur e in tutto il Sudan”, ha dichiarato l’UNAMID.

A Kutum, le autorità hanno specificato che la violenza è scoppiata quando un convoglio governativo è stato preso di mira dopo un incontro tra funzionari della sicurezza e manifestanti per discutere delle richieste a sostegno della democrazia, domenica 12 luglio. Mohammed Ibrahim Abdel-Karim, governatore ad interim del Darfur settentrionale, ha dichiarato che cè stato un dialogo costruttivo tra le parti e le autorità hanno immediatamente concordato di soddisfare alcune esigenze dei cittadini. Secondo i funzionari locali, alcuni “trasgressori”, armati di pietre e coltelli, hanno iniziato a colpire, dopo lincontro, veicoli governativi che trasportavano giornalisti, guardie e alti funzionari, costringendoli a rifugiarsi in una stazione di polizia. Abdel-Karim ha poi specificato che gli uomini hanno attaccato anche la struttura di polizia, dandola alle fiamme insieme a una decina di veicoli, tra cui le auto del convoglio.

Il conflitto del Darfur è iniziato nel 2003, dopo che alcuni ribelli, per lo più non arabi, sono insorti contro il governo di Khartoum. Le forze governative e le milizie arabe, che si sono mosse per reprimere la rivolta, sono state accusate di atrocità e violenze diffuse. Circa 300.000 persone sono state uccise nel conflitto, secondo le stime delle Nazioni Unite.

Nella regione non ci sono stati più combattimenti di questo tipo per anni, ma la disputa rimane irrisolta perché le milizie arabe sono ancora presenti e hanno il controllo sulle terre che sono riuscite a sequestrare. Il governo civile di transizione, instauratosi a Khartoum dopo la caduta dellex presidente Omar al-Bashir, l11 aprile 2019, ha promesso di porre fine al conflitto e sta portando avanti le discussioni con alcuni dei gruppi ribelli che avevano combattuto contro il potere centrale nel Darfur e in altre parti del Paese.

Il nuovo primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha prestato giuramento, il 21 agosto 2019, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, Abdel Fattah al-Burhan, ha invece assunto il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo che gestirà il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più 1 che viene designato di comune accordo tra le parti.

Il 14 dicembre, l’ex presidente del Sudan, al-Bashir, è stato condannato a 2 anni di detenzione per irregolarità finanziarie e corruzione, nel primo dei numerosi processi che l’uomo è chiamato ad affrontare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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