Siria: attacco contro pattuglia congiunta, Mosca risponde

Pubblicato il 15 luglio 2020 alle 12:20 in Medio Oriente Siria

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A seguito di un attacco che ha causato il ferimento di 3 soldati russi, impegnati nelle operazioni di pattugliamento condotte da Mosca e Ankara, le forze russe hanno lanciato raid aerei contro le regioni di Idlib e Latakia, nel Nord-Ovest della Siria.

A riferirlo, mercoledì 15 luglio, il quotidiano Asharq al-Awsat. In particolare, il giorno precedente, il 14 luglio, nel corso di un’operazione di pattugliamento sulla strada internazionale M4, che collega Aleppo e Latakia, le forze congiunte turco-russe sono state vittime di un attentato, perpetrato per mezzo di esplosivi, che ha causato il ferimento di 3 soldati russi e danni materiali ai mezzi da esse impiegati. Non è chiaro se quante siano state le vittime da parte turca, ma l’operazione è stata sospesa nell’immediato. Inoltre, il 15 luglio, aerei russi hanno colpito le aree rurale settentrionali di Latakia, coadiuvati dalle forze del regime siriano, che hanno attaccato contemporaneamente anche il Sud di Idlib. Secondo fonti di al-Araby al-Jadeed, i bombardamenti del 15 luglio hanno causato la morte di un bambino e il ferimento di almeno 5 civili. 

Quella del 14 luglio è stata la 21esima operazione di tal tipo. I primi pattugliamenti erano stati avviati il 15 marzo scorso, ma sono stati ostacolate fin da subito da civili e gruppi locali. Questi sono da inserirsi nelle disposizioni previste dall’accordo raggiunto il 5 marzo dal presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. Tra i diversi punti, oltre ad una tregua per la regione di Idlib, le parti hanno concordato l’istituzione di un corridoio umanitario da porsi lungo una delle principali autostrade che percorrono la provincia di Idlib, da Est a Ovest, e l’organizzazione di pattuglie congiunte.

Secondo quanto stabilito, i pattugliamenti partono dal villaggio di Tronba, situato ad Ovest della strategica città di Saraqib, per poi dirigersi verso il villaggio di Ain al Havr. Le operazioni sono state organizzate dal Centro di coordinamento congiunto russo-turco, istituito per monitorare l’attuazione del cessate il fuoco a Idlib, e l’obiettivo è facilitare e salvaguardare gli spostamenti dei civili per la M4 e prevenire la ripresa degli scontri militari nell’area.

L’accordo del 5 marzo ha favorito una relativa tregua nella regione di Idlib, salvo sporadici bombardamenti da parte dell’esercito siriano, affiliato al presidente Bashar al-Assad, e del suo alleato russo. Tuttavia, il cessate il fuoco è stato accolto con scetticismo dai residenti, che hanno visto innumerevoli iniziative naufragare negli ultimi anni, e temono che presto assisteranno a nuove offensive, visti altresì i continui rinforzi giunti nella regione sia per le forze turche sia per quelle russe. 

Il governatorato Nord-occidentale di Idlib rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Questa è da inserirsi nel quadro del perdurante conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011 ed entrato oramai nel suo decimo anno. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, mentre sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

Prima della tregua del 5 marzo, la Turchia aveva dato avvio all’operazione “Spring Shield”, esortando le forze di Assad a ritirarsi dalla zona di de-escalation, nel Nord-Ovest della Siria. La nuova offensiva faceva seguito alla morte di circa 34 soldati turchi, deceduti a causa di un raid siriano a Idlib, il 27 febbraio. Un episodio che aveva fatto temere un ulteriore esacerbarsi delle tensioni, sebbene sia Ankara sia Mosca si fossero dette contrarie ad un conflitto diretto sul suolo siriano.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione