Pechino minaccia ripercussioni per le sanzioni di Trump su Hong Kong

Pubblicato il 15 luglio 2020 alle 11:07 in Cina Hong Kong USA e Canada

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Il Ministero degli Affari Esteri cinese il 15 luglio ha definito un “brutale” atto di interferenza negli affari interni della Repubblica Popolare Cinese (RPC) la firma dell’Hong Kong Autonomy Act, da parte presidente americano, Donald Trump. Contestualmente, sono state annunciate imminenti sanzioni di risposta contro individui ed entità americane e Washington è stata invitata a non implementare l’atto. 

Il 14 luglio, il presidente americano ha firmato la legge, nota come Hong Kong Autonomy Act, con la quale gli USA imporranno sanzioni obbligatorie contro soggetti stranieri e banche per aver contribuito all’erosione dell’autonomia di Hong Kong, violando la Dichiarazione congiunta sino-inglese del 19 dicembre 1984 e la Basic Law, una legge della RPC adottata nel 1997 che funge da costituzione de facto dell’isola.

Contemporaneamente, Trump ha anche sottoscritto l’ordinanza esecutiva con la quale ha revocato il trattamento commerciale preferenziale che Washington accordava all’isola e ha annunciato che, da ora in poi, sarà trattata come la Cina continentale, bandendo i suoi privilegi, il trattamento economico speciale riservatole e le esportazioni di tecnologie sensibili. Il presidente ha poi aggiunto che non ha alcuna intenzione di intraprendere un dialogo con il suo omologo cinese, Xi Jinping.  Già dal 25 giugno scorso, Il Senato americano aveva passato all’unanimità il disegno di legge per l’Hong Kong Autonomy Act, che avrebbe interrotto lo US-Hong Kong Policy Act, in base al quale gli USA accordavano all’isola un trattamento diverso rispetto alla RPC in termini di commercio, diplomazia e politica.

La dichiarazione congiunta sino-britannica citata da Trump era stata firmata tra Pechino e Londra il 19 dicembre 1984, in preparazione della cessione dell’ormai ex-colonia e ne stabiliva la nuova sovranità e la sua amministrazione secondo il modello “un Paese, due sistemi” che l’avrebbe esclusa dalla gestione sulla base del sistema del socialismo cinese per permetterle di proseguire con il suo modello di sviluppo capitalista, almeno fino al 2047. Secondo alcuni politici americani, la RPC, avendo imposto la nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong lo scorso 30 giugno, avrebbe anticipato unilateralmente di 27 anni la scadenza. Tuttavia, per Pechino, poiché tale documento è stato fatto rientrare nella Basic Law, adottata alla cessione da parte del Regno Unito dell’ormai ex-colonia, il primo luglio 1997, esso non ha più  validità. Di conseguenza, secondo la RPC l’appello americano al trattato  sino-inglese non ha valore.

Il Ministero degli Esteri cinese ha affermato che gli USA non avranno successo nel loro tentativo di ostruire l’attuazione della legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong, approvata dal Comitato permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP), l’organo che detiene il potere legislativo della RPC ed entrata in vigore dalla mezzanotte del primo luglio scorso. Con essa sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e atti di terrorismo, ed è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale che prevede l’impiego di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino.

In base a tale legge, la governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha affermato il 13 luglio che le primarie tenute dal fronte pro-democrazia gli scorsi 11 e 12 luglio potrebbero essere classificate come azione sovversiva, portando alle dimissioni di uno dei principali organizzatori, Au Nok-hin, già dal 14 luglio. Il 33enne del fronte pro-democrazia ha dichiarato di non aver avuto altra scelta per tutelare la propria sicurezza.

L’11 e 12 luglio scorsi, si sono tenutele le primarie dei partiti pro-democrazia di Hong Kong per scegliere un numero ristretto candidati da presentare alle prossime elezioni del Consiglio legislativo dell’isola, previste per il prossimo 6 settembre. Con le primarie, gli organizzatori hanno riunito tutti i movimenti d’opposizione per aumentare la loro possibilità di successo, individuando i candidati più apprezzati. Tuttavia, come precisato da Lam, il meccanismo delle primarie non è previsto dalla legge elettorale dell’isola e, a detta della governatrice, la loro organizzazione avrebbe promosso ingiustizia, violato le misure per il contenimento del coronavirus e così come i diritti di privacy delle persone. Per tali ragioni, il governo di Hong Kong avvierà un’indagine e, se necessario, adotterà le azioni necessarie a punire i responsabili.  Il 13 luglio, il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, dopo essersi congratulato con gli organizzatori delle primarie aveva espresso grande preoccupazione per l’annuncio di Lam della stessa giornata e ha affermato che gli USA avrebbero monitorato da vicino gli sviluppi della questione

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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