Libia: avvistato un carico di armi egiziane per Haftar

Pubblicato il 15 luglio 2020 alle 14:06 in Egitto Libia

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L’esercito del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli ha rivelato, mercoledì 15 luglio, di aver individuato un carico di rifornimenti militari provenienti dall’Egitto e diretti verso la città di Tobruk, nel Nord-Est del Paese, roccaforte del generale Khalifa Haftar.

Tali sviluppi seguono le dichiarazioni rilasciate nella stessa giornata dal portavoce dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) di Haftar, Ahmed al-Mismari, il quale ha affermato che nelle prossime ore le aree di Sirte e al-Jufra potrebbero assistere ad una “grande battaglia”.

Le immagini pubblicate dall’operazione Vulcano di Rabbia, diretta dal governo di Tripoli, mostrano alcune persone in uniforme militare poste accanto a veicoli che trasportano armi e attrezzature belliche. Al riguardo, tuttavia, l’esercito del GNA non ha fornito ulteriori dettagli.

In precedenza, le milizie tripoline avevano già denunciato in diverse occasioni il coinvolgimento egiziano in Libia al fianco delle forze di Haftar. In particolare, lo scorso 8 aprile, l’esercito di Tripoli aveva divulgato alcune foto riguardanti una nave del Cairo, in arrivo al porto di Tobruk, che trasportava 40 container di munizioni per l’LNA. Inoltre, il 6 giugno 2019, le milizie libiche avevano diffuso altre immagini che riprendevano rifornimenti militari e munizioni giunte via terra dall’Egitto per sostenere Haftar.

Stando a quanto dichiarato lo scorso 20 giugno dal presidente del Cairo, Abdel Fattah al-Sisi, Sirte, la città costiera che le forze di Tripoli mirano a conquistare, rappresenta una linea rossa da non poter oltrepassare. Pertanto, al-Sisi ha esortato il proprio esercito a “tenersi pronto a svolgere qualsiasi missione all’interno dei confini nazionali, o, se necessario, anche al di fuori”.

Alla luce di tale supporto, la Camera dei Rappresentanti di Tobruk, legata all’LNA e ad Haftar, ha esteso all’Egitto l’invito ad intervenire al proprio fianco per tutelare la sicurezza di entrambi Paesi, il 13 luglio. Nello specifico, il Parlamento di Tobruk ha autorizzato l’ingresso del Cairo in Libia qualora vi sia una minaccia imminente per la sicurezza sia libica sia egiziana, oltre a sottolineare l’imperativo, per entrambe le parti, di fronteggiare congiuntamente la Turchia, definita “l’invasore”.

Tale decisione è da inquadrare in un contesto di crescente escalation militare nel Paese nordafricano, nel quale sia l’Egitto sia Ankara hanno lanciato, di recente, diverse esercitazioni belliche. Nel dettaglio, il 9 luglio, il Ministero della Difesa nazionale turco ha annunciato lo svolgimento di esercitazioni navali su vasta scala al largo delle coste di Tripoli, mentre, nella stessa giornata, il Cairo ha condotto un’esercitazione militare nella regione occidentale al confine con la Libia.

Il Paese nordafricano vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, la Libia ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. In particolare, i suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia.

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Mariela Langone

di Redazione

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