Le piaghe del Libano: anche gli ospedali al collasso

Pubblicato il 15 luglio 2020 alle 10:20 in Libano Medio Oriente

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In un periodo di perdurante crisi economica, anche gli ospedali del Libano sembrano non essere più in grado di prestare l’assistenza richiesta e temono un’impennata dei contagi da Covid-19.

Uno degli episodi che ha maggiormente messo in luce le difficoltà del sistema sanitario libanese si è verificato nella città settentrionale di Tripoli nella sera del 12 luglio. Secondo quanto riferito da al-Arabiya, una bambina di 4 anni è deceduta nell’ospedale della città, dopo che questo non è stato in grado di fornire le cure mediche necessarie. Il padre della vittima ha successivamente raccontato che la figlia era stata portata in ospedale a causa di una grave infiammazione che aveva altresì causato un aumento della temperatura.

Giunti nella struttura sanitaria, al padre viene dapprima comunicato che non è possibile posizionare la bambina in un reparto di rianimazione isolato per adulti, necessario per evitare di contrarre il Covid-19, vista la debolezza del sistema immunitario della paziente. Pertanto, il personale sanitario richiede al direttore della struttura l’autorizzazione a portare la bambina nel reparto di pediatria, accompagnata dai dispositivi di rianimazione necessari. Tuttavia, tale richiesta non riceve risposta nell’immediato, e, dopo ore di attesa, la giovane vittima muore tra le braccia del padre.

Secondo quanto riportato da al-Arabiya, anche nella regione di Beqa’ una bambina di nove mesi è deceduta a causa della mancanza di ossigeno nell’ospedale a cui il padre si era rivolto. Già nel mese di giugno, la carenza di dollari non ha consentito alle strutture sanitarie libanesi di acquistare quanto necessario per allestire i propri reparti. In particolare, a mancare è stato soprattutto ossigeno medicale e protossido d’azoto, impiegato per la produzione di gas anestetico, necessario per effettuare operazioni. Il presidente del Sindacato degli ospedali in Libano, il dottor Sleiman Haroun, aveva riferito che circa 136 ospedali si erano rifiutati di ricevere ulteriori pazienti fino a quando non sarebbero stati in grado di acquistare le forniture mediche necessarie.

Parallelamente, secondo quanto dichiarato il 12 luglio dal direttore dell’ospedale Rafic Hariri, dove vengono trattati la maggior parte dei casi positivi al Covid-19, le strutture libanesi non sono attualmente in grado di far fronte ad un’impennata dei contagi. Ad esacerbare ulteriormente la situazione, vi sono i diversi black-out verificatisi negli ultimi giorni nel Paese, causati dalla carenza di carburante. In particolare, la società elettrica libanese si è trovata costretta a razionare la distribuzione di corrente in diverse città e zone rurali a causa di una crescente carenza di combustibile, funzionale all’attivazione dei generatori.

L’ospedale Rafic Hariri, la più grande struttura sanitaria pubblica del Libano, con 430 posti letto e 10 sale operatorie, ha dovuto far fronte a interruzioni quotidiane di corrente fino a 18 ore. Per risparmiare carburante, la struttura ha dovuto limitare i propri consumi. In particolare, dal 2 luglio al 7 luglio, l’ospedale ha disattivato l’aria condizionata per il personale amministrativo, ha chiuso due delle sue sale operatorie e rinviato interventi chirurgici non urgenti. La Total Liban ha successivamente donato diesel per i generatori dell’ospedale, ma il direttore ha affermato che la situazione è tutt’altro che stabile e si temono nuovi blackout, oltre che un aumento dei casi positivi al Covid-19, vista la riapertura dell’aeroporto di Beirut, il primo luglio.

Nel frattempo, gli ospedali libanesi continuano ad avere difficoltà nell’importare forniture mediche, a causa del crollo della valuta locale e delle restrizioni sull’accesso ai dollari USA. Nonostante un meccanismo di sovvenzione parziale istituito dalla Banca centrale, il costo delle forniture è salito alle stelle, in quanto gli acquisti vengono effettuati con dollari acquistati sul mercato nero, dove la valuta statunitense è scambiata per quasi 8.000 lire libanesi, sebbene nel mercato ufficiale il tasso di cambio sia pari a 1.507,5.

A causa dei costi di gestione sempre più elevati, circa il 60% degli ospedali privati ha ridotto le proprie operazioni, ammettendo, talvolta, solo casi di emergenza. Il presidente Sleiman Haroun ha riferito che il sistema sanitario “sta crollando lentamente” e che, vista l’impossibilità di acquistare farmaci, anche i pazienti oncologici si sono visti privare delle cure richieste. Inoltre, ha dichiarato Haroun, alcuni ospedali non eseguono interventi di chirurgia ortopedica perché i prezzi effettivi degli impianti sono superiori ai prezzi ufficiali. Non da ultimo, sono gli ospedali pubblici i più colpiti. Questi stanno ricevendo più pazienti rispetto al solito, viste le difficoltà economiche vissute dalla popolazione, che non consente loro di accedere a strutture private. Tuttavia, ha sottolineato Harun, il dato preoccupante è che anche i pazienti più critici potrebbero non avere accesso ai farmaci di base o veder ritardare il loro ricovero in ospedale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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