La Grecia chiede all’UE sanzioni “rovinose” contro la Turchia

Pubblicato il 15 luglio 2020 alle 9:13 in Grecia Turchia

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La Grecia vuole che i propri partner dell’Unione Europea preparino sanzioni economiche “rovinose” da adottare contro la Turchia, qualora quest’ultima perseveri nelle attività di esplorazione di gas e petrolio al largo delle isole greche, ha rivelato il ministro degli Esteri di Atene, Nikos Dendias, il 14 luglio.

Nel corso di un’intervista, Dendias ha comunicato ai suoi colleghi europei che se Ankara proseguisse con i piani di trivellazione al largo delle isole di Creta, Rodi e Karpathos, il blocco dovrà rispondere con una lista pre-redatta di sanzioni molto severe.

“L’Unione Europea è il più grande partner commerciale della Turchia”, ha riferito il ministro greco a Star TV, un’emittente televisiva ellenica privata. “Se vuole, può creare un problema enorme per l’economia turca. Questo non è il mio desiderio … ma dobbiamo essere chiari”, ha specificato Dendias.

Riguardo alla richiesta del ministro greco, già il 27 febbraio scorso, l’UE ha sanzionato due persone in relazione alle attività di trivellazione non autorizzate della Turchia nel Mediterraneo orientale. Gli individui sono stati considerati responsabili o coinvolti nella pianificazione, direzione e attuazione di esplorazioni di idrocarburi nel Mediterraneo orientale, non autorizzate dalla Repubblica di Cipro. Le misure restrittive adottate consistono in un divieto di viaggio verso l’UE e in un congelamento dei beni. Inoltre, persone ed entità europee non sono autorizzate a mettere a disposizione fondi per i due individui sanzionati. Ciò nonostante, alcuni hanno criticato la mossa come troppo “morbida”.

Nel quadro di crescenti tensioni, Dendias ha aggiunto che se Atene dovesse subire un attacco armato da parte del suo vicino, invocherà una sezione del trattato sull’Unione europea del 2009 la quale obbliga gli Stati membri a fornire aiuto e assistenza a un altro Paese dell’UE che deve affrontare un’aggressione armata.

Le relazioni tra Grecia e Turchia risultano compromesse per via di molteplici fattori. Principalmente, ad aver danneggiato i rapporti tra Ankara e Atene concorrono le dispute in materia di diritti minerari nel Mar Egeo, all’interno delle quali si inseriscono i sorvoli non autorizzati dei caccia turchi nello spazio aereo della Grecia e la controversia sulle trivellazioni condotte dalla Turchia a largo delle coste di Cipro, ricche di gas naturale. I rapporti si sono ulteriormente incrinati quando, lo scorso 30 maggio, Ankara, in virtù del Memorandum siglato con la Libia, aveva pubblicato in Gazzetta ufficiale i 24 blocchi per cui la compagnia petrolifera di Stato turca, la TPAO, aveva richiesto la licenza per avviare le esplorazioni energetiche. Insieme al disegno delle aree di competenza, in Gazzetta è stata inserita anche la richiesta da parte ella TPAO di condurre esplorazioni in tutti i blocchi occidentali della mappa, i quali si trovano nei pressi delle isole della Grecia. La pubblicazione dei blocchi in Gazzetta ufficiale confermava le intenzioni della Turchia di portare avanti l’implementazione dell’accordo siglato lo scorso 27 novembre con la Libia, nonostante le Nazioni Unite non abbiano ancora approvato i confini marittimi decisi dai due Paesi.       

In tale contesto, Atene  ha dichiarato di ritenere evidenti le intenzioni di Ankara di sfidare la propria sovranità territoriale nelle acque delle isole greche. Da parte sua, invece, la Turchia  ha ribadito che le aree per cui la compagnia petrolifera di Stato ha richiesto la licenza di esplorazione fanno parte della piattaforma continentale turca definita dalle Nazioni Unite.     

Per rispondere al clima di tensione con la Turchia, Atene sta rafforzando i rapporti e le collaborazioni in materia di Difesa, anche attraverso acquisti di armamenti, sia con alleati storici, come la Francia e gli Stati Uniti, sia con i principali rivali di Ankara, come Israele, Egitto e Arabia Saudita. In tale contesto si colloca il recente accordo siglato lo scorso 7 maggio con Israele, il quale ha approvato un prestito di due droni ad Atene, che li utilizzerà per sorvegliare i propri confini.    

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Mariela Langone

di Redazione

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