Irlanda del Nord: uomo arrestato per l’omicidio della giornalista Lyra McKee

Pubblicato il 15 luglio 2020 alle 15:12 in Europa Irlanda del Nord

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Un ventisettenne è stato arrestato in Irlanda del Nord per l’omicidio della giornalista Lyra Mckee, avvenuto il 18 aprile 2019. Nello specifico, la donna è stata uccisa durante una rivolta nella città di Londonderry, conosciuta anche come Derry, in quello che la polizia ha definito un atto terroristico.

In particolare, l’uomo è stato fermato sotto il Terrorism Act a Londonderry, la seconda città più grande dell’Irlanda del Nord, ed è stato portato a Belfast per essere interrogato, stando a quanto rivelato dal Servizio di Polizia locale.

Secondo quanto dichiarato al tempo dall’assistente capo della polizia, Constable Mark Hamilton, la giornalista si trovava in piedi vicino ad alcuni agenti delle forze dell’ordine quando un uomo armato ha iniziato a sparare nella loro direzione, nel sobborgo di Creggan, intorno alle 23:00 ora locale.

“La donna è stata portata in una Land Rover della polizia all’Altnagelvin Hospital, ma purtroppo è morta lì. Abbiamo ora lanciato un’indagine per omicidio qui in città”, aveva riferito ai giornalisti Hamilton. “Crediamo che si tratti di un atto terroristico, compiuto da violenti repubblicani dissidenti. La nostra valutazione in questo momento è che dietro tutto ciò ci sia l’Irish Republican Army, il quale costituisce la nostra principale linea di indagine”, aveva spiegato l’ufficiale. In tale occasione, Hamilton aveva altresì specificato che la polizia stava effettuando operazioni di ricerca in tutta la zona il giorno successivo all’omicidio, il 19 aprile, quando 50 molotov sono stati lanciati contro le forze dell’ordine e due auto sono state dirottate e date alle fiamme.

Il gruppo dissidente la Nuova IRA si è assunto la responsabilità dell’omicidio, e ha offerto le sue “scuse più complete e sincere” ai familiari della vittima, sostenendo che quest’ultima è stata “tragicamente uccisa mentre stava accanto alle forze nemiche”.

Di fatto, la città di Londonderry è nota per le numerose rivolte dei repubblicani, i quali vogliono porre fine alla sovranità britannica nella provincia a favore dell’unione con la Repubblica indipendente d’Irlanda.

La morte della giornalista ha provocato un diffuso clamore in tutta l’Irlanda del Nord e ha portato gli esponenti politici ad accettare di ripristinare le istituzioni di condivisione del potere della provincia, allora sospese.

Mckee stava scrivendo un libro sulla scomparsa dei giovani durante i tre decenni di violenza settaria nel Paese, ed è stata descritta dall’editore Faber come una stella nascente del giornalismo investigativo.

Gli sviluppi del 15 luglio arrivano dopo diversi arresti effettuati lo scorso febbraio, nel quale gli investigatori hanno accusato il 52enne Paul Mcintyre del crimine. Nello specifico, l‘uomo era stato fermato per aver preso i bossoli dal proiettile usato nell’omicidio, stando a quanto indicato dal suo avvocato.

La Nuova IRA è un piccolo gruppo di repubblicani che rifiuta l’accordo del Venerdì Santo o Belfast Agreement, firmato nel 1998 tra gli “unionisti”, prevalentemente protestanti e favorevoli alla permanenza dell’Irlanda del Nord nel Regno Unito, e i repubblicani, cattolici e favorevoli invece all’unificazione con l’Irlanda. In Irlanda del Nord la maggioranza della popolazione era unionista e protestante, mentre i repubblicani rappresentavano una minoranza. Tale intesa mise fine ai cosiddetti “Troubles”, l’insieme di violenze, attentati e divisioni che dalla fine degli anni ’60 avevano causato la morte di 3.600 persone, tra cui quasi 2000 civili, in Irlanda del Nord. Le tensioni erano nate dai crescenti attriti tra la comunità protestante e quella cattolica. Le due parti erano sostenute da formazioni paramilitari, quali l’IRA per i repubblicani, e l’Ulster Defence Association per gli unionisti. 

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Mariela Langone

di Redazione

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