India-Cina: la sfida passa dal confine al digitale, TikTok ne fa le spese

Pubblicato il 15 luglio 2020 alle 17:01 in Cina India

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La portavoce del Ministro degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha comunicato il 15 luglio che il giorno precedente si è tenuto il quarto incontro tra i capi degli eserciti indiano e cinese dispiegati lungo la Linea di Controllo Effettivo (LAC), il confine de facto tra i due Pasi, raggiungendo risultati positivi. Tuttavia, mentre le tensioni militari sembrano diminuire, le ultime mosse del governo indiano potrebbero colpire duramente i guadagni delle tecnologie cinesi in India a vantaggio delle proprie.

L’applicazione indiana Roposo sta registrando 500.000 nuovi utenti l’ora, dopo undici giorni dalla decisione del governo indiano del primo ministro Narendra Modi di mettere al bando 59 applicazioni cinesi, tra cui le popolari e molto utilizzate TikTok, Baidu Maps e WeChat, lo scorso 29 giugno.

Roposo, con sede nella città indiana di Bangalore, è una piattaforma per la condivisione di brevi video il cui concorrente principale era l’applicazione cinese TikTok, anche detta Douyin in Cina. Secondo il South China Morning Post, quest’ultima sarebbe scomparsa dai dispositivi di 200 milioni di utenti indiani che si stanno riversando su Roposo, la quale è passata dall’avere 55 milioni di utenti a prevederne almeno 100 entro la fine del mese di luglio.

La decisione di Modi del 29 giugno era arrivata a seguito di tensioni lungo il confine sino-indiano iniziate il 6 maggio scorso e che erano poi culminate il successivo 15 giugno, quando scontri fisici tra i rispettivi eserciti nella valle del Galwan avevano portato alla morte di almeno 20 soldati indiani.

Il 28 giugno, in un discorso al Paese, dopo aver ricordato la morte dei soldati indiani, il premier Modi aveva annunciato che un’India autosufficiente sarebbe stata “un omaggio ai suoi martiri nel senso più vero e profondo” e, stando al Ministero della Tecnologia dell’Informazione indiano, le motivazioni ufficiali per tale decisione sarebbero state il fatto che le applicazioni cinesi avrebbero condotto attività dannose per la sovranità, l’integrità e la difesa nazionale.

Contestualmente, il Ministero ha chiesto alle compagnie come Byte Dance, proprietaria di TikTok, di rispondere a settantasette domande, in cui si chiede loro se avessero censurato dei contenuti, lavorato per conto di governi stranieri e fatto pressioni sugli influencer, a cui rispondere entro tre settimane. La stessa TikTok ha dichiarato di stare elaborando il questionario e di aver sempre agito in linea con quanto previsto dalla legge indiana, proteggendo la sicurezza e la privacy dei propri utenti.

Di fatto, la messa al bando delle applicazioni cinesi ha dato la possibilità alle aziende indiane di ridurre la concorrenza, per attrarre gli oltre 500 milioni di utenti internet del mercato indiano, consentendo così ad alcune compagnie nazionali di poter competere più aggressivamente con giganti del calibro di Amazon e Facebook. Lo stesso fondatore di InMobi, l’azienda che possiede Roposo, Naveen Tewari, ha dichiarato che si è trattato di una spinta incredibile per le start-up indiane e per il Paese stesso, il quale può ambire a diventare il quarto polo tecnologico mondiale dopo Stati Uniti, Russia e Cina.

Con tale mossa, Modi ha altresì formalizzato il movimento indiano di sabotaggio economico ai danni della Cina, avviato dalla popolazione e che ha colpito soprattutto il settore della tecnologia. La popolazione indiana aveva spontaneamente lanciato campagne contro l’acquisto di prodotti a marchio cinese ed era anche apparsa un’applicazione in grado di individuare ed eliminare le applicazioni cinesi dai propri smartphone, la “Remove China App”, poi rimossa da Google stesso.

Se il bando indiano dovesse essere prolungato o reso permanente, le applicazioni cinesi rischierebbero enormi perdite nel crescente mercato pubblicitario digitale indiano, il quale ci si aspetta avrà una crescita del 26% quest’anno, per un valore di 3,7 miliardi di dollari. La stessa ByteDance aveva previsto un guadagno di oltre un miliardo di dollari in pubblicità dal mercato Indiano per il 2020.

 Secondo dati della World Bank ripresi dalla CNN, l’India sarebbe il maggior importatore di beni cinesi al mondo, solo nel 2018 il valore di tali acquisti avrebbe superato i 90 miliardi di dollari, mentre il valore delle sue esportazioni rispetto a tale somma sarebbe di appena 1/5.  L’India è anche il maggior mercato estero per i produttori di smart-phone cinesi che, in alcuni casi, hanno spostato parte della loro produzione proprio nel Paese confinante, come in quelli di Xiaomi, Vivo, Oppo e Realme. Inoltre, dal 2015, investitori cinesi avrebbero riversato nelle start-up indiane investimenti per 4 miliardi di dollari e tra questi ci sarebbero giganti del calibro di Alibaba e Tencent, la stessa Huawei starebbe cercando di partecipare alla costruzione della rete 5G indiana. Tuttavia, già dallo scorso aprile, il governo di Modi avrebbe introdotto una legge per regolare gli investimenti diretti esteri da “Paesi confinanti”, sottoponendoli ad un più rigido sistema di verifiche. Tra gli Stati limitrofi la Cina sembra essere il target di tale legge essendo il maggiore investitore in India e alcuni hanno interpretato tale mossa come un primo tentativo dell’esecutivo di Nuova Delhi di rendersi più indipendente dai finanziamenti di Pechino.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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