Gli USA revocano lo status speciale di Hong Kong

Pubblicato il 15 luglio 2020 alle 19:33 in Hong Kong USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha revocato lo status speciale di Hong Kong a seguito delle “azioni oppressive” della Cina contro l’ex colonia britannica. Pechino ha risposto minacciando sanzioni. 

Citando la decisione della Cina di emanare la nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong, approvata il 30 giugno, Trump ha firmato un ordine esecutivo in cui si mette fine al trattamento economico preferenziale per la città, il 14 luglio. “Nessun privilegio speciale, nessun trattamento economico speciale e nessuna esportazione di tecnologie sensibili”, ha affermato in una conferenza stampa.

Sempre il 14 luglio, Trump ha anche firmato un disegno di legge approvato dal Congresso degli Stati Uniti per penalizzare le banche che intrattengono rapporti commerciali con funzionari cinesi coinvolti nell’attuazione della nuova legge sulla sicurezza. “Oggi ho firmato la legge e un ordine esecutivo per rendere la Cina responsabile delle sue azioni aggressive contro il popolo di Hong Kong”, ha dichiarato Trump. “Hong Kong sarà ora trattata come il resto della Cina continentale”, ha aggiunto.

In risposta, il 15 luglio, il Ministero degli Esteri cinese ha affermato che Pechino imporrà sanzioni di ritorsione contro persone fisiche e legali statunitensi. “Gli affari di Hong Kong sono puramente affari interni della Cina e nessun Paese straniero ha il diritto di interferire”, ha affermato il Ministero. La Cina ha emanato la nuova misura il 30 giugno, dopo che questa è stata redatta e approvata senza il contributo del governo di Hong Kong. La legge, all’articolo 66, prevede la salvaguardia della sicurezza nazionale tramite azioni atte a “prevenire, reprimere e sanzionare” i comportamenti ritenuti secessionisti, sovversivi, di natura terroristica o di collusione con Paesi stranieri o “elementi esterni”.

La legge espande significativamente la capacità di Pechino di indagare e perseguire sospetti criminali nella città di Hong Kong. Il primo giorno della sua attuazione, che è caduto anche nell’anniversario del “ritorno” dell’ex colonia britannica alla sovranità della Cina, 10 persone, su un totale di 370 individui arrestati, sono state incriminate sulla base della nuova norma. A seguito di tali sviluppi, un altro territorio semi autonomo cinese, Taiwan, ha aperto un ufficio per elaborare le domande di trasferimento dei cittadini di Hong Kong in cerca di lavoro, studio o asilo politico sull’isola, una mossa che probabilmente rafforzerà ulteriormente le tensioni nello Stretto. Anche la Gran Bretagna e l’Australia hanno annunciato misure di questo tipo. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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