Filippine e Cina parlano di Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 15 luglio 2020 alle 12:55 in Cina Filippine

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Il Mar Cinese Meridionale è stato il tema principale dell’incontro virtuale tra il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, e il suo omologo filippino, Teodoro Locsin, del 14 luglio, ad un giorno di distanza dalla presa di posizione formale di Washington contro le rivendicazioni cinesi nelle acque in questione.

Wang ha affermato che, per le loro necessità geopolitiche, gli Stati Uniti vorrebbero un Mar Cinese Meridionale caotico ed è con questo obiettivo che stanno cercando di creare tensioni, inviando le loro migliori navi da guerra, facendo sfoggio delle proprie capacità e promuovendo la militarizzazione del Mar Cinese Meridionale. Per questi motivi, a detta di Wang, i Paesi nella regione dovrebbero fare attenzione ed evitare che Washington crei tensioni tra la Cina e i Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN).

Wang Yi ha quindi affermato che la Cina continuerà a cooperare con i Paesi dell’area, tra cui le Filippine, per risolvere le dispute marittime sulle basi della degli accordi presi con i l’ASEAN, ovvero Indonesia, Malesia, Singapore, Thailandia, Brunei, Birmania, Laos, Cambogia, Filippine e Vietnam. Da parte sua, Locsin ha affermato che le dispute marittime non rappresentano l’interezza delle relazioni tra Pechino e Manila e che non minacceranno l’amicizia esistente tra i due Paesi.

Tuttavia, lo scorso 12 luglio, lo stesso Locsin, celebrandone l’anniversario, ha affermato che la sentenza della Corte internazionale di giustizia dell’Aia del 12 luglio 2016 non è negoziabile e che le rivendicazioni di sovranità cinesi nel Mar Cinese MEridionale non hanno alcuna base legale, utilizzando toni molto duri e inusuali nei confronti di Pechino. Le Filippine, che sono uno dei maggiori alleati americani nell’area, e hanno chiesto a Pechino di rispettare la sentenza che aveva invalidato le basi su cui si fondano le odierne rivendicazioni  di Pechino, note come linea dei 9 tratti. In una dichiarazione del successivo 13 luglio, il segretario di Stato america, Mike Pompeo, ha poi ribadito il valore legalmente vincolante della sentenza e l’allineamento della posizione di Washington a quanto da essa previsto. Pompeo ha dichiarato il completo sostegno americano ai partner e agli alleati nell’area rispetto alle “prepotenze” cinesi.

Nel 2016, il Tribunale dell’Aia si era espresso riguardo una disputa tra la RPC e le Filippine che avevano denunciato Pechino nel 2013 per aver costruito isole artificiali nelle acque contese e, sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), aveva invalidato le rivendicazioni cinesi della linea dei 9 tratti. La RPC, oltre ad essersi rifiutata di partecipare all’intero processo, aveva definito il suo esito uno scandalo e per tanto non lo ha mai preso in considerazione né tanto meno rispettato.

Le più recenti tensioni nel Mar cinese Meridionale sono nate dall’ultima esercitazione della marina dell’Esercito cinese, tenutasi dal primo al 5 luglio scorsi, nelle acque che cingono le isole Paracelso dove le rivendicazioni di sovranità cinesi si sovrappongono a quelle del Vietnam e di Taiwan. A tal proposito, il 2 luglio, il governo di Hanoi aveva indirizzato una nota diplomatica a Pechino, lamentando la violazione della propria sovranità territoriale, ricevendo, nella stessa giornata, l’appoggio del segretario alla Difesa delle Filippine, Delfin Lorenzana, il quale aveva definito le esercitazioni cinesi estremamente provocatorie e inaccettabili.  In tale contesto, lo scorso 4 luglio, gli USA avevano quindi avviato un’esercitazione nel Mar Cinese Meridionale con le portaerei USS Nimitz e USS Ronald Reagan insieme ad altre 4 navi da guerra per “sostenere la libertà e l’apertura della regione dell’Indo-Pacifico” e mostrare chiaramente l’impegno americano per la sicurezza e la stabilità dell’area agli alleati e ai partner locali.

Come precisato anche da Wang, dall’ascesa dell’attuale presidente filippino, Rodrigo Duterte, il 30 giugno del 2016, i rapporti bilaterale tra Pechino e Manila si sono intensificati. Secondo alcuni, ciò è avvenuto anche ai danni dei legami delle Filippine con gli USA, tuttavia le dispute marittime rimangono il deterrente fondamentale dell’avvicinamento di Manila a Pechino ai danni di Washington.

Gli USA sono militarmente presenti nelle Filippine in base all’accordo   Visiting Forces Agreement (VFA), che il presidente Duterte aveva minacciato di non voler rinnovare alla sua scadenza del prossimo 9 agosto, lo scorso 11 febbraio. Tuttavia, lo scorso 2 giugno, il governo di Manila aveva poi deciso di rimandare tale decisione, mantenendo di fatto attivo il VFA, e in tale occasione lo stesso Locsin aveva motivato la scelta citando il coronavirus e l’aggravarsi della competizione tra superpotenze. Ciò ha dimostrato che l’atteggiamento di Pechino ha evocato timori nelle Filippine che hanno deciso di mantenere gli USA impegnati militarmente nell’area con il VFA, elemento chiave nella Strategia per l’Indo-Pacifico di Washington.

Tra le intimidazioni più recenti di Pechino alle Filippine, il 17 febbraio scorso, si sarebbe verificato un incidente tra una nave della marina cinese e un’imbarcazione filippina, successivamente, nel mese di aprile la RPC ha intrapreso quattro azioni che hanno messo in allerta Manila e i Paesi vicini . Innanzi tutto, il 3 aprile nei pressi delle isole Paracelso, la Guardia costiera cinese ha affondato un peschereccio vietnamita sostenendo che esso si trovasse all’interno della propria zona di competenza. In secondo luogo, il 15 aprile, la nave da ricognizione cinese Haiyang Dizhi 8 è stata avvistata dapprima nelle acque territoriali vietnamite, e poi, il 17 aprile, in quelle malesi, dove è stata scortata da 10 navi militari della Marina dell’Esercito popolare di Liberazione (EPL) e della Guardia costiera cinesi, mentre osservava la nave perforatrice West Capella che stava eseguendo trivellazioni nell’area per conto di un’azienda malese.

Per Pechino, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, in particolare, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e annunciata l’anno successivo  in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero. Oltre alla Cina, anche Taiwan rivendica in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale che è, tuttavia, conteso anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. Nelle sue acque transitano fiorenti rotte commerciali e sono presenti ricchi giacimenti minerari.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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