Bolivia: focolaio di coronavirus nel governo

Pubblicato il 15 luglio 2020 alle 9:36 in America Latina Bolivia

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Sei ministri del governo ad interim della Bolivia e la presidente, Jeanine Áñez, sono stati isolati o ricoverati nei giorni scorsi per aver contratto il coronavirus. Gli ultimi a comunicare il loro contagio sono stati Karen Longaric, ministro degli Affari esteri, e Oscar Ortiz, ministro dell’Economia. Entrambi lo hanno annunciato lunedì 13 luglio, mentre il paese sta affrontando il momento peggiore dell’emergenza sanitaria. Il sistema sanitario e le imprese funeraria sono sopraffatti e le autorità hanno in programma di intervenire o espropriare alcune cliniche private e cimiteri. Alcuni analisti hanno definito questa misura “una mossa disperata”. Con 48.187 casi e 1.807 morti per covid-19 , la controversia sulla data delle elezioni – convocate per il 3 settembre – diventa più acuta.

Oltre al presidente e ai sei membri del suo gabinetto (un terzo del governo), anche il presidente della Banca centrale, sette vice ministri e una dozzina di parlamentari sono ammalati, tra cui il presidente dell’Assemblea, Eva Copa, leader del Movimento per il Socialismo (MAS, il partito dell’ex presidente Evo Morales). Il deputato Julio Jiménez Llanque, della stessa formazione politiche, è deceduto una settimana fa per complicanze dovute all’infezione.

Il 10 luglio il ministro della Sanità, Eidy Roca, aveva comunicato la sua positività a Covid-19. La donna mostra sintomi ed è stata temporaneamente sostituita alla guida del ministero, un posto chiave in questa situazione, dal titolare della Difesa Luis Fernando López.

Uno dei principali candidati alle elezioni presidenziali, l’ex presidente Carlos Mesa, ha dichiarato che l’esecutivo “è decimato dal coronavirus” e ha aggiunto che Áñez è bloccata dal MAS, perché, secondo la sua opinione, il partito di Morales controlla i poteri legislativo e giudiziario, quindi in questo momento il paese “ha due governi” e “sollecita a riflettere sulla necessità di attuare processo elettorale “per superare questa dualità. Invece, il candidato alla presidenza del partito di governo, Samuel Doria Medina, ha chiesto di rimandare il voto. “La pandemia ci colpisce come mai prima d’ora. Non possiamo fare campagne o discutere in queste condizioni. Per la democrazia, consideriamo che le elezioni si svolgono in una data possibile ” – ha scritto sul suo account Twitter. Questa è anche la posizione di altri candidati contrari al MAS. Invece, il candidato di questo partito, Luis Arce, ritiene che la sospensione del voto potrebbe innescare uno sconvolgimento sociale che peggiorerebbe la situazione.

Áñez è subentrata a Evo Morales, deposto lo scorso 10 novembre, con la missione di convocare le elezioni. Ci è voluto molto tempo per annunciare l’appuntamento elettorale, previsto per il 3 maggio e poi rinviato per la pandemia. Di conseguenza è rimasta al potere fino ad ora. Inizialmente, il suo governo di transizione ha adottato vigorose misure di contenimento, che hanno mantenuto basso il numero di infezioni e decessi. Tuttavia, queste restrizioni hanno dovuto essere parzialmente revocate, a causa delle proteste scoppiate nei quartieri più poveri, dove i manifestanti chiedevano di tornare al lavoro. La “quarantena dinamica” in cui il paese vive dalla fine di maggio ha lasciato le decisioni sul confinamento nelle mani dei governi locali. Così, mentre nella capitale La Paz, il fine settimana è prevista la quarantena totale, a Santa Cruz, la cittù più grande del paese, è autorizzata l’apertura di siti di culto religioso.

Secondo Áñez, l’esecutivo ha approfittato del periodo di quarantena per rafforzare un sistema sanitario che “era in una situazione terribile”, secondo la stessa presidente, che ha accusato il governo Morales. Sia Arce sia Mesa hanno criticato, tuttavia, “l’incapacità del governo di fornire ai servizi sanitari le forniture necessarie per evitare l’attuale collasso”. La salute è diventata un altro terreno che esprime la grave polarizzazione che divide il paese tra coloro che si oppongono a un eventuale ritorno al potere del MAS e coloro che lo desiderano.

La città che sta attualmente subendo i peggiori effetti della pandemia è Cochabamba, dove il ministro dell’Interno, Arturo Murillo, ha anticipato che lo Stato “intervenirà o esproprerà” una clinica privata e un cimitero per rafforzare i servizi pubblici. Murillo vuole fare lo stesso a Santa Cruz de la Sierra, la metropoli più colpita del paese. La procedura con cui il governo attuerà queste iniziative non è nota. Per essere completamente legali, richiederanno l’approvazione dell’Assemblea legislativa, dominata dall’opposizione, che, però, al momento, è chiusa per la quarantena.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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