Afghanistan: gli USA si ritirano da 5 basi militari

Pubblicato il 15 luglio 2020 alle 14:00 in Afghanistan USA e Canada

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Il Pentagono ha annunciato che i soldati statunitensi si sono ritirati da 5 basi militari in Afghanistan e continuano a ridurre la propria presenza nel Paese, come previsto dall’accordo con i talebani del 29 febbraio. 

Il portavoce capo del Pentagono, Jonathan Hoffman, ha rilasciato tale dichiarazione il 14 luglio. “Le forze statunitensi in Afghanistan rimaste sono circa 8.500 e 5 basi militari precedentemente occupate dalle forze statunitensi sono state trasferite ai nostri partner afgani”, ha affermato Hoffman. L’esercito degli USA punta a mantenere le capacità necessarie per proteggere noi stessi, i nostri alleati e partner e gli interessi nazionali. A tale fine, le truppe nel Paese continueremo portare avanti la missione antiterrorismo, sostenendo contemporaneamente la NATO e assistendo le forze armate locali, che lavorano per garantire la pace nel Paese. 

Lo stesso 14 luglio, un funzionario statunitense a Kabul, protetto dall’anonimato, ha riferito che le 5 basi che erano state sgomberate sono situate nelle province di Helmand, Uruzgan, Paktika e Laghman. In ogni caso, nonostante gli sforzi diplomatici interni e regionali, l’Afghanistan continua ad essere sconvolto da violenze quotidiane. Un’autobomba è esplosa di fronte all’edificio della Direzione Nazionale della Sicurezza (NDS) della città di Aybak, nella provincia settentrionale di Samangan, il 13 luglio. L’attacco è stato seguito da uno scontro armato, con un bilancio complessivo di almeno 10 vittime. L’esplosione di una mina lungo una strada, nella provincia orientale di Ghazni, ha causato la morte di un ufficiale di polizia, la mattina dell’8 luglio. Lo stesso giorno, un attentato suicida ha colpito il quartier generale della polizia di Kandahar. 

Nonostante le violenze, alcuni militanti islamisti portano avanti i negoziati con il governo afghano. Il 9 luglio, i rappresentanti dei talebani hanno consegnato al governo afghano un nuovo elenco di 592 detenuti di cui chiedono la liberazione. Al momento, Kabul ha rilasciato 4.019 prigionieri e i militanti islamisti ne hanno rilasciati, invece, 737. A tale proposito, Kabul ha rivelato uno dei motivi principali alla base del ritardo nell’avvio dei negoziati intra-afgani è proprio la questione dei prigionieri, affermando che il governo ha deciso di non rilasciare 597 detenuti dei 5.000 che dovevano essere liberati a seguito della sottoscrizione dell’accordo tra USA e talebani. La ragione è che questi prigionieri non erano solo affiliati ai talebani, ma presumibilmente colpevoli di gravi crimini “morali”. La lista fornita dai militanti islamisti, il 9 luglio, dovrebbe sostituire proprio questi individui. 

Gli Stati Uniti sono intervenuti in Afghanistan nel 2001, con l’obiettivo di rovesciare il governo di Kabul, allora sostenuto dai talebani, poichè questo aveva fornito asilo ad al-Qaeda, durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Con l’invasione di Washington e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Il 29 febbraio 2020, gli Stati Uniti e i talebani hanno firmato uno “storico” accordo di pace a Doha, in Qatar. Tuttavia, tale intesa non ha portato ancora la stabilità nel Paese, sconvolto dalle violenze e fortemente diviso.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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