Abu Dhabi e Mosca a sostegno di una soluzione politica in Libia

Pubblicato il 15 luglio 2020 alle 16:59 in Emirati Arabi Uniti Libia Russia

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Il principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti (UAE), Mohammed bin Zayed al-Nahyan, e il presidente russo, Vladimir Putin, nel corso di una conversazione telefonica, hanno discusso di alcune questioni regionali ed internazionali di mutuo interesse, tra cui la crisi libica.

A tal proposito, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Wasat, mercoledì 15 luglio, i due interlocutori hanno sottolineato la necessità di unire gli sforzi a livello globale per giungere ad una risoluzione politica al conflitto libico. Sia Abu Dhabi sia Mosca si sono dette a favore della ripresa del dialogo intra-libico e della riapertura dei canali diplomatici, con il fine ultimo di porre fine alla crisi. Durante la conversazione telefonica, Putin e al- Nahyan hanno poi sottolineato che continueranno a coordinarsi anche in materia di petrolio e gas, nel quadro degli accordi OPEC, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, e OPEC+.

Tale conversazione telefonica giunge in un clima di perduranti tensioni sul palcoscenico libico, che vedono come protagonisti il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), guidato dal premier Fayez al-Sarraj, e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), con a capo il generale Khalifa Haftar. Quest’ultimo, uomo forte del governo di Tobruk, riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo di al-Sarraj, riconosciuto a livello internazionale.

Gli UAE, accanto a Giordania e Turchia, il 9 dicembre 2019, sono stati inclusi tra i principali Paesi che esportano armi in Libia, sulla base di un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato nello stesso giorno da un gruppo di esperti. Non da ultimo, il 15 maggio, Bloomberg, sulla base di un rapporto dell’Onu, ha rivelato che due compagnie con sede a Dubai hanno inviato circa 20 mercenari “occidentali” a Bengasi, in Libia, a sostegno dell’LNA. I mercenari occidentali, con passaporti britannici, americani, francesi, australiani e sudafricani, avrebbero avuto il compito di impedire anche le spedizioni di armi dalla Turchia al governo tripolino.

La Commissione dell’Onu ha poi rivelato che gli Emirati Arabi Uniti sono altresì responsabili per la gestione di un “ponte aereo nascosto”, volto a fornire armi al generale libico Haftar. Nello specifico, sono 37 i voli al centro delle indagini degli esperti delle Nazioni Unite, condotte dall’inizio del mese di gennaio 2020. Secondo quanto rivelato da alcuni diplomatici a conoscenza del rapporto, i voli in questione sono stati gestiti da una rete di compagnie registrate negli Emirati Arabi Uniti, in Kazakistan e nelle Isole Vergini britanniche.

La Russia, dal canto suo, è stata accusata di aver inviato in Libia gruppi di mercenari appartenenti ad una compagnia militare privata, la cosiddetta Compagnia Wagner, volta a sostenere le forze di Haftar nei fronti di combattimento libici. Già nel 2015, secondo diplomatici occidentali, Mosca aveva istituito una base nell’Egitto occidentale per fornire supporto tecnico e attrezzatura di riparazione con maggiore facilità. Nel 2018, sono stati poi inviati consiglieri militari alle forze dell’esercito di Haftar a Bengasi.

Non da ultimo, il 18 giugno scorso, il Comando africano degli Stati Uniti (AFRICOM) ha pubblicato foto di aerei russi presso la base di al-Jufra, i quali sarebbero stati inviati per sostenere l’Esercito Nazionale Libico. Il 27 maggio, poi, il Comando ha riferito che 14 MiG-29 e diversi Su-24, di fabbricazione russa, sono giunti nella medesima base, dopo aver dapprima volato dalla Russia alla Siria. Tuttavia, come nel caso dei mercenari, la Russia ha negato un coinvolgimento militare di tal tipo.

Al momento, ciò che sembra essere oggetto di interesse per Mosca, e, allo stesso tempo, di frizione con gli altri contendenti, è la città di Sirte, obiettivo dell’operazione “Sentieri della vittoria”, tuttora in corso, lasciata dalle forze tripoline del GNA. Si tratta di una città costiera vicina ai terminal di gas e petrolio della Libia, situata a metà tra Tripoli e Bengasi, motivo che la rende fonte di interesse anche per gli Stati Uniti. Questi ultimi, nel 2016, avevano fornito assistenza alle milizie di Misurata, affiliate al governo di Tripoli, per liberare la città dai gruppi affiliati all’ISIS. Per Mosca, Sirte rappresenta “una linea rossa da non poter oltrepassare”, come riportato dal vice-premier del GNA, Ahmed Maiteeq. Ciò ha fatto temere un intervento militare diretto russo a sostegno del generale Haftar. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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