Yemen: gravi perdite per gli Houthi, in 6 mesi morti 1.000 civili

Pubblicato il 14 luglio 2020 alle 9:44 in Medio Oriente Yemen

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I ribelli sciiti Houthi hanno subito perdite, in termini materiali e di vite umane, a seguito degli attacchi verificatisi ad Est di Sana’a. Nel frattempo, le Nazioni Unite hanno rivelato che negli ultimi 6 mesi il bilancio delle vittime civili ammonta a circa 1.000 morti.

Secondo quanto riferito da al-Arabiya, le forze dell’esercito yemenita, coadiuvate dalla coalizione internazionale a guida saudita, il 13 luglio, hanno teso un’imboscata a gruppi Houthi stanziati presso il fronte di combattimento di Salb, nella provincia di Nihm, situata ad Est della capitale Sana’a. Come specificato dal centro media dell’esercito, le forze congiunte hanno preso di mira un veicolo militare con a bordo combattenti Houthi provenienti da Sana’a, provocandone la morte e la distruzione delle munizioni in loro possesso. Parallelamente, sono stati altresì colpiti depositi di armi situati nel distretto di Nihm e sul fronte di Baqim, nel Nord di Sa’ada, considerata tra le roccaforti principali degli Houthi nello Yemen settentrionale.

L’episodio è da collocarsi in un quadro di tensioni che, sin dal primo marzo, hanno portato ad un’ulteriore escalation nel Nord dello Yemen, iniziata con la conquista, da parte dei ribelli, di Hamz, capoluogo della provincia settentrionale strategica di al-Jawf, la quale ha costretto le forze governative a ritirarsi verso Est, a seguito della seconda grande sconfitta in un mese. Assumere il controllo di al-Jawf ha rappresentato un risultato rilevante per i ribelli Houthi che, in tal modo, sono riusciti ad occupare un terzo governatorato prossimo all’Arabia Saudita, dopo Sa’ada e Hajjah. In realtà, sin dalla metà di gennaio 2020, i governatorati di M’arib, Jawf e Sana’a sono stati testimoni di tensione e violenza. Nihm non è stata esente da ciò. Il distretto è stato definito la porta orientale verso la capitale yemenita, ed anche qui gli Houthi hanno raggiunto notevoli progressi.

Nel frattempo, il 13 luglio, le Nazioni Unite hanno riferito che, nei primi sei mesi del 2020, circa 1.000 civili sono deceduti a causa del perdurante conflitto, sottolineando che il Paese non può più permettersi ulteriori perdite. In tale quadro, l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari ha altresì puntato il dito contro la coalizione a guida saudita, ritenuta responsabile dell’attacco perpetrato il 12 luglio nel governatorato Nord-occidentale di Hajjah, che ha provocato la morte di 2 donne e 7 bambini e il ferimento di altre 2 donne e altri 2 bambini. Per la coalizione, si è trattato di un incidente in cui le proprie forze miravano a colpire una postazione Houthi, mentre le Nazioni Unite, sulla base di rapporti di fonti locali, hanno considerato l’accaduto un attacco. Tuttavia, le forze saudite-emiratine si sono dette disposte ad inviare una squadra volta ad indagare le dinamiche di quanto verificatosi.

Per il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite in Yemen, Lize Grande, non è concepibile il perpetuarsi di uccisioni di civili nel bel mezzo di una pandemia, nonostante siano state presentate sul tavolo delle negoziazioni proposte per giungere ad un cessate il fuoco. “Lo Yemen non ce la fa più” ha affermato Grande, la quale ha altresì evidenziato che non vi sono abbastanza finanziamenti da destinare al Paese e che i programmi in ambito sanitario e per le risorse idriche sono stati sospesi. Pertanto, la carestia è ancora alle porte, mentre la pandemia di coronavirus continua a diffondersi in tutto lo Yemen.

Secondo Armed Conflict Location & Event Data Project, il perdurante conflitto yemenita ha causato la morte di oltre 112.000 persone, tra cui 12.600 civili. La guerra è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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