Rep. Centrafricana: attacco contro un convoglio dell’ONU

Pubblicato il 14 luglio 2020 alle 12:27 in Africa Repubblica Centrafricana

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Un gruppo di miliziani armati ha attaccato, lunedì 13 luglio, un convoglio delle Nazioni Unite, nella Repubblica Centrafricana, uccidendo un membro della missione di peacekeeping e ferendone altri due. Secondo una dichiarazione dell’ONU in cui si condannano fermamente l’azione e i suoi responsabili, l’aggressione, avvenuta nella prefettura nordoccidentale di Nana-Mambéré, è da attribuirsi al gruppo ribelle Return, Reclamation and Rehabilitation (3R). Questo è stato creato, nel 2015, con l’obiettivo di proteggere la comunità Fulani, che rappresenta una minoranza nella regione, dalle offensive delle milizie anti-Balaka, uno dei due principali gruppi armati del Paese. Attualmente, il suo leader è Abass Sidiki.

La Missione delle Nazioni Unite nella Repubblica Centrafricana (MINUSCA) ha affermato che l’attacco di lunedì rappresenta una nuova violazione dell’accordo di pace firmato, nel febbraio 2019, tra il governo di Bangui e 14 formazioni ribelli, tra cui la 3R. La violenza, da quel momento, sembra essere leggermente diminuita, ma le aggressioni e le imboscate, seppur meno frequenti, continuano ad ostacolare il processo verso la stabilizzazione del Paese. Le forze di pace delle Nazioni Unite sono state schierate nel Paese dal 2014.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha espresso le sue più sentite condoglianze alla famiglia della vittima, di nazionalità ruandese, e al popolo e al governo del Ruanda, secondo una dichiarazione rilasciata dal suo portavoce. “Il Segretario Generale ricorda che gli attacchi contro i peacekeeper delle Nazioni Unite possono costituire crimini di guerra ai sensi del diritto internazionale e invita le autorità della Repubblica centrafricana a impegnarsi con tutte le proprie capacità nell’identificare gli autori di questo attacco in modo che possano essere consegnati rapidamente alla giustizia”, si legge nella nota ufficiale. Guterres ha poi ribadito che le Nazioni Unite “continueranno a sostenere gli sforzi nazionali per promuovere la pace e la stabilità nella Repubblica Centrafricana, lavorando a stretto contatto con i partner internazionali”. Anche Mankeur Ndiaye, rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite nella Repubblica centrafricana, ha espresso le sue condoglianze al governo ruandese e alla famiglia della vittima, nonché una pronta guarigione ai feriti.

A giugno, il sotto-segretario generale dell’ONU per le operazioni di pace, Jean-Pierre Lacroix, ha affermato, davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che la Repubblica centrafricana è dominata da continua insicurezza e ha sottolineato che le violazioni dell’accordo di pace ne rendono sempre più difficile l’attuazione.

Le tensioni nel Paese, tuttavia, sono iniziate nel 2013, a seguito di un colpo di Stato delle milizie musulmane Seleka, che hanno deposto il presidente François Bozize, salito a sua volta al potere con un golpe compiuto nel 2003. La presa della capitale, Bangui, da parte dei Seleka, effettuata il 24 marzo 2013, ha scatenato la reazione dei guerriglieri cristiani Anti-balaka, nome che in lingua locale significa “quelli che portano gli amuleti contro i kalashnikov”, avviando così un sanguinoso conflitto civile. Dopo la fuga di Bozize, il leader dei Seleka, Michel Djotodia, si è autoproclamato presidente e il proseguire delle violenze ha provocato, verso la fine del 2013, l’intervento militare della Francia, avallato da un mandato delle Nazioni Unite. A seguito delle elezioni del 2016, Faustin-Archange Touadéra è stato nominato presidente del Paese, dopo aver ricoperto la carica di primo ministro dal 2008 al 2013. Tuttavia, il governo centrale non è più riuscito a recuperare il controllo di alcuni territori, che rimangono ancora in mano alle milizie armate. Nel febbraio 2019, il governo ha fatto il suo ottavo e ultimo tentativo di raggiungere una pace duratura, stipulando un accordo con 14 gruppi ribelli che controllano gran parte del territorio nazionale. Tuttavia, da quel momento, la situazione non è ancora migliorata.

Secondo il Global Terrorism Index Report del 2019, la Repubblica Centrafricana è il 14° Paese al mondo per impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 6,62 su 10. Le fazioni islamiste che si sono formate dallo scioglimento dei Seleka si concentrano nelle regioni centrali del Paese, mentre le milizie Anti-balaka controllano alcuni territori nel Nord-Ovest. I combattimenti hanno costretto circa 4.7 milioni di persone ad abbandonare le proprie case, rendendole bisognose di assistenza umanitaria. La missione delle Nazioni Unite, dispiegata nel 2014, conta circa 12.000 unità e fatica a riportare l’ordine e la sicurezza nel Paese, dove il governo ha scarso controllo del proprio territorio. A dicembre 2020, sono previste nuove elezioni presidenziali.

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Chiara Gentili

di Redazione

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