Il Regno Unito vieta l’uso delle apparecchiature 5G di Huawei

Pubblicato il 14 luglio 2020 alle 14:37 in Cina UK

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Il governo della Gran Bretagna ha deciso di bandire Huawei dalle reti 5G inglesi, ordinando alle società di telecomunicazioni di rimuovere le proprie apparecchiature entro il 2027. 

È quanto ha rivelato il segretario per il Digitale, Oliver Dowden, il 14 luglio, specificando inoltre che gli operatori informatici non potranno più acquistare componenti 5G dal colosso cinese già dalla fine di quest’anno. 

“La NCSC (National Cyber Security Centre) ha appena riferito ai ministri di aver significativamente cambiato la propria valutazione sulla sicurezza della presenza di Huawei nelle reti 5G del Regno Unito”, ha comunicato Dowden alla Camera dei Comuni.

La notizia è giunta dopo che il primo ministro inglese, Boris Johnson, ha presieduto una riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale, sempre il 14 luglio. In tale occasione, la NCSC ha informato i ministri di non poter più garantire la stabilita degli apparecchi Huawei. In aggiunta, alle società di telecomunicazioni sarà altresì imposto di smettere di utilizzare i sistemi del colosso cinese nella banda larga a fibra fissa entro i prossimi due anni.

In tale contesto, la decisione del governo inglese è stata influenzata dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti sulla tecnologia chip di Huawei, nonché dai recenti sviluppi nella città di Hong Kong.

“Ovviamente il contesto è cambiato leggermente con alcune delle sanzioni che hanno introdotto gli Stati Uniti”, ha dichiarato a Sky News il segretario per l’Ambiente inglese, George Eustice, interrogato in merito alla posizione del governo su Huawei. “Noi ovviamente in termini di revisione della nostra sicurezza dobbiamo tenere sotto esame le conseguenze di tali azioni”, ha aggiunto il ministro.

Lo scorso 28 gennaio, Johnson aveva permesso a Huawei un ruolo limitato nella rete 5G di Londra, vietando la fornitura di kit per le “parti sensibili” della rete, note come il nucleo, e consentendo solo il 35% di kit nella rete periferica, che comprende le antenne radio. Inoltre, la società cinese sarebbe rimasta esclusa dalle aree vicine alle basi militari e ai siti nucleari. Per giustificare tale decisione, il primo ministro inglese aveva sottolineato “l’importanza di Paesi simili che lavorano insieme per diversificare il mercato e rompere il dominio di un piccolo numero di aziende”. Tuttavia, una nuova analisi del National Cyber Security Centre del Government Communications Headquarters (GCHQ), il quale ha riconsiderato le valutazioni fornite in precedenza in merito al fatto che i rischi posti dalle tecnologie del colosso cinese potessero essere gestiti in sicurezza, ha segnato un cambio di posizione di Londra, i cui funzionari di governo hanno iniziato ad elaborare proposte per interrompere l’istallazione di nuove strumentazioni Huawei nella propria rete 5G, e per accelerare la rimozione delle tecnologie già impiegate.

Le relazioni tra Londra e Pechino si sono inasprite da quando la Cina ha adottato una nuova legge sulla sicurezza nazionale ad Hong Kong, lo scorso 30 giugno che, a detta dei critici tra cui il Regno Unito e gli USA, potrebbe portare all’erosione del modello “un Paese, due sistemi”, concordato per la cessione dell’ex-colonia britannica a Pechino, avvenuta il primo luglio 1997. In base a tale principio, all’isola erano state garantite ampie libertà e grande autonomia dal governo cinese, alla luce del fatto che negli anni essa si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi, lanciato negli anni Ottanta da Deng Xiaoping.  

Da parte sua, invece, l’amministrazione del presidente americano, Donald Trump, ha classificato Huawei come una minaccia alla sicurezza nazionale inserendola nella propria Entity List nel 2019, alla luce del suo legame con il governo e l’apparato militare cinese, che aveva fatto avanzare ipotesi di spionaggio. Con tale mossa è stato impedito alle aziende americane di vendere beni e servizi a Huawei, danneggiando notevolmente l’azienda, la quale ha risposto a tale mossa definendola basata su insinuazioni e presupposti erronei.

 

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Mariela Langone

di Redazione

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