Il presidente del Parlamento di Tobruk a Roma per chiedere sostegno

Pubblicato il 14 luglio 2020 alle 18:06 in Italia Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, si è recato a Roma per una visita ufficiale volta a discutere della crisi libica.

In particolare, il 14 luglio, Saleh ha incontrato il suo omologo, il presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, e, secondo fonti libiche, la visita prevede meeting con il capo di Stato italiano, Sergio Mattarella, il premier, Giuseppe Conte, e il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio. Il bilaterale tra Saleh e Fico ha preso in esame gli ultimi sviluppi del panorama libico e le modalità volte a rafforzare i legami tra i Parlamenti di Roma e Tobruk. Non da ultimo, il presidente parlamentare libico ha ribadito il proprio sostegno ad una soluzione politica, nonché alla cosiddetta “Iniziativa Cairo”, proposta dall’Egitto il 6 giugno e considerata l’unica soluzione alla crisi. Questa prevede una tregua al conflitto libico, il ritiro di tutti i mercenari stranieri dal Paese, lo smantellamento delle milizie e la ripresa delle trattative politiche.

La visita di Saleh è da inserirsi in un tour europeo che l’ha visto recarsi altresì a Mosca e Ginevra. Il presidente parlamentare si è detto più volte a favore sia della mediazione di Mosca sia della “Iniziativa Cairo” e, il 24 giugno, aveva dichiarato che avrebbe chiesto all’Egitto di intervenire militarmente nel caso di un assalto contro Sirte. Secondo quanto riferito dal quotidiano al-Wasat, Saleh, poco prima di incontrare le diverse personalità del panorama politico italiano, si era detto “in attesa” di sostegno da parte dell’Italia, con il fine di giungere ad un cessate il fuoco e ad una risoluzione del conflitto libico. L’aiuto italiano, è stato specificato, deriva da un partenariato già esistente tra Roma e la Libia e dall’attesa partecipazione futura dell’Italia in “progetti di ricostruzione”.

Parallelamente, il presidente libico ha messo in luce la necessità di una tregua in Libia, in modo che il Paese non sia più teatro di una guerra che danneggia altresì i giacimenti e le risorse del Paese. Il mancato rispetto del cessate il fuoco, a detta di Saleh, causerebbe una guerra “devastante”, “il cui risultato è noto solo a Dio”. Pertanto, il presidente parlamentare ha nuovamente ribadito la necessità di una soluzione politica, che veda altresì la nomina di un primo ministro, il cui compito sarà delineare un programma che ottenga la fiducia del Parlamento.  

Secondo quanto riportato da al-Arabiya il 14 luglio, nel corso di un’intervista con il quotidiano arabo, Saleh ha rivelato che diverse parti libiche e la comunità internazionale hanno esortato le parti belligeranti, ovvero l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, e il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), ad incontrarsi nel breve periodo, con il fine di trovare una soluzione alla crisi. La visita ufficiale in Italia e le ultime dichiarazioni di Saleh sono giunte in un momento in cui la Camera dei Rappresentanti libica, l’unica camera del Parlamento libico del governo di Tobruk, nella sera del 13 luglio, ha invitato l’Egitto ad intervenire per preservare la sicurezza dei due Paesi.

A detta della Camera di Tobruk, definitasi l’unica rappresentante legittima del popolo e del suo “libero arbitrio”, Il Cairo rappresenta un partner strategico per la Libia a più livelli, dalla sicurezza all’economia, così come lo è stato nel corso dei secoli, e ciò risulta essere evidente anche di fronte ad una Turchia, considerata una minaccia diretta per la Libia così come per l’Egitto, che non si fermerà se non di fronte ad una comunione di sforzi tra i diversi Paesi del mondo arabo.

Al momento, l’obiettivo delle forze di Tripoli, coadiuvate da Ankara, è conquistare la città occidentale di Sirte e la base di al-Jufra, poste sotto il controllo di Haftar. Tuttavia, sia per Il Cairo sia per Mosca, Sirte rappresenta “una linea rossa da non poter oltrepassare”. In tale quadro, alcuni analisti hanno evidenziato come il Parlamento di Tobruk sia un organismo legale, riconosciuto a livello internazionale, ed istituito secondo le disposizioni dell’Accordo di Skhirat, proprio come il GNA e il Consiglio presidenziale. Pertanto, se Saleh chiedesse un intervento diretto di Mosca, si tratterebbe di un’intesa legittima, simile agli accordi siglati da Tripoli e Ankara il 27 novembre 2019 in materia di cooperazione militare e demarcazione delle frontiere marittime.

Lo scoppio delle tensioni in Libia è da far risalire al 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile che, nonostante la caduta del dittatore Muammar Gheddafi, avvenuta nell’ottobre dello stesso anno, non hanno portato alla transizione democratica auspicata. Gli schieramenti principali che si affrontano sono il governo di Tripoli e quello di Tobruk. Il primo è nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 ed è guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj. Si tratta dell’unico esecutivo legittimo riconosciuto dalle Nazioni Unite e riceve il sostegno di Italia, Qatar e Turchia. Il secondo è legato al generale Haftar e tra i suoi principali sostenitori vi sono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.