Onu: cinque Paesi chiedono di non registrare l’accordo sui confini marittimi tra Turchia e GNA

Pubblicato il 14 luglio 2020 alle 16:39 in Libia Turchia

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L’Egitto, l’Arabia Saudita, il Bahrein, la Grecia e Cipro hanno chiesto alle Nazioni Unite di non registrare l’intesa sui confini marittimi firmata dalla Turchia e il primo ministro del governo di Tripoli, anche noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fayez al-Sarraj.

Stando a quanto riferito da una fonte dell’Onu, i cinque Paesi hanno inviato una nota verbale al Segretariato delle Nazioni Unite, sottolineando che tale accordo è illegale e non può essere registrato presso l’organo internazionale. Nello specifico, il Cairo, Riyad, Manama, Atene e Nicosia fanno riferimento al memorandum d’intesa sui confini marittimi del Mediterraneo, firmato il 27 novembre 2019 da Turchia e GNA.

La nota verbale ha preso in esame il quadro giuridico che disciplina le procedure di registrazione delle convenzioni internazionali all’Onu. 

A tal proposito, qualsiasi convenzione o accordo internazionale, per essere registrato presso il Segretariato delle Nazioni Unite, deve essere in vigore, condizione che però non si applica al memorandum in questione, in particolare poiché il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, in una lettera all’Onu del 2 dicembre 2019, ha respinto l’accordo.

Nello specifico, in tale occasione, Saleh ha suggerito all’organizzazione internazionale tre iniziative da intraprendere per fermare la registrazione dell’intesa. La prima concerneva il rilascio di una risoluzione per revocare l’accreditamento del GNA. La seconda comprendeva il riconoscimento della Camera dei Rappresentanti di Tobruk come unico organo legittimo, e infine, l’ultima prevedeva l’annullamento del memorandum e la sua invalidità.

In aggiunta, la dichiarazione sottoscritta dai cinque Stati ha rimarcato l’importanza di tenere conto dei risultati raggiunti con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, evidenziando che la firma di un’intesa tra la Turchia e Sarraj viola le disposizioni di questi ultimi. 

Nella nota è stato altresì sottolineato che il memorandum infrange i diritti dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, oltre a quelli delle Nazioni Unite e della Convenzione dell’Onu sul Diritto del mare.

Pertanto, secondo Egitto, Arabia Saudita, Bahrein, Grecia e Cipro, l’accordo turco è illegale e non dovrebbe essere registrato presso l’organizzazione internazionale per mantenere la stabilità e la sicurezza nella regione mediterranea.

Tale episodio è da contestualizzare in un clima di tensioni più ampio, in particolare tra Ankara e Atene, che riguarda le trivellazioni condotte dalla Turchia nel Mediterraneo orientale, considerate illegali dalla Grecia, a cui l’Unione Europea sta preparando sanzioni in risposta. Tale situazione ha spinto Ankara alla ricerca di altri alleati nella regione, fino alla firma del memorandum con Tripoli. “Questo significa proteggere i diritti della Turchia derivanti dal diritto internazionale”, ha riferito il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, in merito all’intesa sulla “delimitazione delle giurisdizioni marittime”. 

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. In particolare, i suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia.

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Mariela Langone

di Redazione