Mar Cinese Meridionale: scontro diplomatico USA-Cina

Pubblicato il 14 luglio 2020 alle 11:29 in Cina USA e Canada

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Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, ha chiesto Washington di non continuare ad addentrarsi lungo il “cammino degli errori” e di smettere di creare tensioni nel Mar Cinese Meridionale. Zhao ha risposto alle recenti dichiarazioni americane che, a sua detta, hanno violato la legge internazionale in base alle quali la Cina starebbe cercando di costruire un impero marittimo nel Mar Cinese Meridionale. Nella stessa giornata, anche, l’ambasciata della Repubblica Popolare Cinese (RPC) a Washington ha affermato che gli USA stiano intensificando le divisioni tra i Paesi del Sud-Est asiatico e, per questo, ha chiesto loro di interrompere le” accuse irragionevoli” rivolte a Pechino, il 14 luglio.

Il giorno precedente, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha rilasciato una dichiarazione in cui gli USA si sono schierati ufficialmente dalla parte dei Paesi loro partner e alleati nel Mar Cinese Meridionale contro le rivendicazioni di sovranità cinesi su tali acque, definite “totalmente illegali”. Secondo Washington, mai come oggi, la minaccia cinese verso gli interessi condivisi degli americani e dei loro alleati nell’area sarebbe elevata. Da parte sua, Zhao ha invece affermato che con le dichiarazioni fatte, Pompeo avrebbe violato sia l’impegno americano per il rispetto della sovranità su tali acque sia la legge internazionale, provocando deliberatamente dispute territoriali marittime.

Stando alla dichiarazione di Pompeo, però, la RPC, da anni, sta perpetrando intimidazioni a danno della sovranità dei Paesi che sia affacciano sul Mar Cinese Meridionale e, con prepotenza, li sta allontanando dalle loro risorse offshore per asserire il proprio dominio unilaterale e sostituire la legge del più forte a quella internazionale. In merito a tale quadro, Pompeo ha dichiarato che la posizione americana è allineata all’esito della sentenza emessa dalla Corte internazionale di Giustizia dell’Aia del 12 luglio 2016, ribadita il 27 giugno scorso anche dai Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), che aveva invalidato le basi su cui si fondano le odierne rivendicazioni della Cina sul Mar Cinese Meridionale, note come linea dei 9 tratti.

Il Tribunale dell’Aia si era espresso riguardo una disputa tra la RPC e le Filippine che avevano denunciato Pechino nel 2013 per aver costruito isole artificiali nelle acque contese e, sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), aveva invalidato le rivendicazioni cinesi della linea dei 9 tratti. La RPC, oltre ad essersi rifiutata di partecipare all’intero processo, aveva definito il suo esito uno scandalo e per tanto non lo ha mai preso in considerazione né tantomeno rispettato.

Nella dichiarazione del 13 luglio, Pompeo ha ribadito il valore legalmente vincolante della sentenza e l’allineamento della posizione di Washington a quanto da essa previsto. In particolare, gli Usa non riconoscono la sovranità cinese oltre le 12 miglia marittime dalle isole Spratly, nelle acque difronte a Vienam in corrispondenza della Vanguard Bank, sulla scogliera di Luconia in Malesia, nell’area economica esclusiva del Brunei e in quella dell’Indonesia, intono all’isola Natuna Besar e rifiutano la linea dei 9 tratti, che, a sua detta, sarebbe stata annunciata formalmente nel 2009. Tuttavia, Zhao, ha voluto smentire tale datazione facendola risalire bensì al 1948 e affermando per anni questa non era stata messa in discussione dai vicini.

Per Pechino, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, in particolare, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e annunciata l’anno successivo  in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero. 

Le ultime dichiarazioni sino-americane si collocano in un contesto di grande fermento nel Mar Cinese Meridionale che sta coinvolgendo i Paesi che vi si affacciano così come gli USA. Le più recenti tensioni sono nate dall’ultima esercitazione della marina dell’Esercito cinese, tenutasi dal primo al 5 luglio scorsi, nelle acque che cingono le isole Paracelso, o Xisha, dove le rivendicazioni di sovranità cinesi si sovrappongono a quelle del Vietnam e di Taiwan, o Repubblica di Cina (ROC). A tal proposito, il 2 luglio, il governo di Hanoi aveva indirizzato una nota diplomatica a Pechino, lamentando la violazione della propria sovranità territoriale, e aveva affermato che l’atteggiamento cinese avrebbe potuto inficiare le relazioni della RPC con i Paesi dell’ASEAN, di cui detiene la presidenza di turno ricevendo il sostegno delle Filippine che avevano definito le esercitazioni cinesi inaccettabili.

In tale contesto, lo scorso 4 luglio, gli USA avevano avviato un’esercitazione nel Mar Cinese Meridionale con le portaerei USS Nimitz e USS Ronald Reagan insieme ad altre 4 navi da guerra per “sostenere la libertà e l’apertura della regione dell’Indo-Pacifico” e mostrare chiaramente l’impegno americano per la sicurezza e la stabilità dell’area agli alleati e ai partner locali.

Oltre alla Cina, anche Taiwan rivendica in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale che è, tuttavia, conteso anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. Nelle sue acque transitano fiorenti rotte commerciali e sono presenti ricchi giacimenti minerari. Gli USA sono militarmente presenti nell’area, in particolare nelle Filippine in base all’accordo   Visiting Forces Agreement (VFA), e rappresentano l’unica forza armata in grado di limitare l’egemonia cinese.

Washington ha poi legami con tutti i Paesi coinvolti ed è, ad esempio, il primo fornitore di armi di Taiwan, un partner economico della Malesia, con la quale collabora anche in materia di sicurezza, e, allo stesso modo, intrattiene un rapporto di cooperazione con il Brunei. Il Vietnam ha relazioni strategiche sia con Washington sia con Pechino ma non avendo alleanze militari formali, potrebbe rappresentare l’ago della bilancia per l’equilibrio nell’area.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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