Immigrazione: in Sicilia, altri 11 migranti positivi al coronavirus

Pubblicato il 14 luglio 2020 alle 20:23 in Immigrazione Italia

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Undici migranti sono risultati positivi al coronavirus dopo i test condotti dal personale dell’Azienda Sanitaria Provinciale (Asp) di Ragusa. Il gruppo fa parte degli oltre 60 migranti asiatici approdati, lunedì il 13 luglio, a Pozzallo, lungo la costa meridionale della Sicilia. Le persone contagiate dal virus, tutte asintomatiche, sono state trasferite in una struttura individuata dalla prefettura di Ragusa. Inizialmente, sulla base dei test sierologici, i positivi risultavano 19, ma quando il personale medico e i sanitari dell’Asp hanno deciso di procedere con il tampone, la positività è stata confermata solo per 11 di loro. Per eseguire più rapidamente gli esami sui migranti arrivati in Sicilia, la Regione ha inviato 1.000 tamponi e 1.000 test sierologici a Lampedusa, nonché un’apposita macchina per l’analisi dei tamponi rino-faringei.

Nel frattempo, domenica 12 luglio, blocchi e proteste hanno interessato la statale SS 18 ad Amantea, presso Cosenza, dopo lo sbarco a Roccella Jonica di 13 migranti positivi al Covid-19. Si tratta di 13 pakistani, tutti asintomatici. La task force dell’Asp di Cosenza ha prontamente avviato i protocolli e sta gestendo in loco il focolaio dei migranti.Alcuni cittadini della zona si sono sdraiati a terra, in segno di protesta, chiedendo maggiore sicurezza e il trasferimento immediato dei migranti in un centro più idoneo. “Per mesi abbiamo combattuto il Coronavirus, al costo di grandissimi sacrifici esistenziali, sociali ed economici. Ma ora, a causa di questa incomprensibile indifferenza nei confronti della minaccia rappresentata dagli sbarchi incontrollati, tutti gli sforzi compiuti dai calabresi e dagli italiani rischiano di essere vanificati. Non possiamo consentirlo. Lo Stato, il Governo, devono essere presenti e affrontare una situazione che, da qui in avanti, potrebbe diventare ancora più esplosiva”, ha dichiarato il presidente della Regione Calabria, Jole Santelli, sottolineando che l’unica soluzione è “la requisizione di unità navalia bordo delle quali potranno essere svolti i controlli sanitari sugli immigrati e, in caso di positività, la quarantena obbligatoria”.

L’emergenza dei migranti positivi al coronavirus aveva iniziato a diffondere tensioni il 21 giugno, quando circa 211 persone, recuperate dalla ONG Sea Watch, erano state trasferitesulla nave italiana “Moby Zaza”, per trascorrere le due settimane di quarantena obbligatoria previste dalle normative. Sottoposti ai test, 28 di questi erano risultati positivi al Covid-19.

Anche a causa dell’alto numero di infezioni, le autorità italiane avevano sollevato dubbi sul rispetto, da parte del personale della ONG, del protocollo anti-coronavirus e avevano disposto, il 9 luglio, il fermo amministrativo della nave Sea-Watch 3, utilizzata per i salvataggi nel Mediterraneo. La Guardia Costiera aveva dichiarato che, durante la sua ispezione, erano emerse alcune “irregolarità di natura tecnica e operativa” che avevano “seriamente minacciato la sicurezza delle persone a bordo”. L’imbarcazione si trova ora attraccata al molo di Porto Empedocle, in Sicilia, e non potrà muoversi di lì fino a quando non saranno colmate le mancanze individuate. La Sea Watch, appresa la notizia del fermo, aveva così replicato su Twitter: “Ancora una volta si utilizza questo strumento per celare il vergognoso tentativo politico di fermare i soccorsi colpendo le ONG senza offrire alternative alla loro presenza”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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