Crisi economica in Libano: il FMI mette in guardia, dal Golfo nessun aiuto

Pubblicato il 14 luglio 2020 alle 11:25 in Kuwait Libano

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Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha messo in guardia il Libano da un possibile ritardo nell’implementazione delle riforme richieste. Nel frattempo, sia il Kuwait sia il Qatar sembrano non poter prestare l’assistenza desiderata.

I colloqui tra una delegazione libanese e il Fondo Monetario Internazionale, intrapresi il 13 maggio, sembravano aver assistito ad una fase di stasi, ma, a detta di Arab Weekly, sono ripresi il 10 luglio e si prevede che continueranno nel corso della settimana corrente. Tuttavia, il vicedirettore del FMI per l’area MENA, Athanasios Arvanitis, il 13 luglio, ha esortato tutte le autorità libanesi a raggiungere il pieno consenso sul piano quinquennale presentato dal governo il 30 aprile. Quest’ultimo prevede l’immissione di circa 10 miliardi di dollari di aiuti nel sistema finanziario e uno dei punti stabilisce la copertura delle perdite del settore finanziario, pari a circa $ 70 miliardi, attraverso una ricapitalizzazione da parte degli azionisti bancari, che diminuirebbe il loro capitale ed i propri depositi per poi ripristinarli in seguito. Altre clausole prevedono riforme in ambito fiscale e nel settore delle infrastrutture e dell’elettricità.

Il Fondo, a detta di Arvanitis, sebbene si sia detto pronto a collaborare con il governo di Beirut, ha messo in guardia dai possibili ritardi nell’implementazione delle riforme, ritenute un requisito fondamentale per ottenere aiuti internazionali, e dalla correttezza delle informazioni relative alle perdite subite negli ultimi anni. In particolare, nel corso degli ultimi colloqui, è emerso un contrasto tra le stime presentate dal governo e dalle banche commerciali, e quelle della Banca centrale e dell’Associazione delle banche. Secondo l’esecutivo, si tratterebbe di 241.000 miliardi di lire libanesi.  Il Parlamento è intervenuto attraverso una commissione d’inchiesta, la quale ha affermato che, invece, l’ammontare delle perdite oscilla tra 60.000 e 91.000 miliardi di lire. Tutto ciò, secondo il rappresentante del FMI, rischia di esacerbare ulteriormente la crisi e di ritardare la ripresa, a danno dei più vulnerabili.

Gli aiuti internazionali e del FMI sono essenziali per un Paese, il Libano, considerato tra i più indebitati al mondo. Il debito sovrano ammonta a 87 miliardi di dollari, ovvero il 170% del PIL, la moneta locale è in crescente svalutazione, mentre il tasso di povertà è vicino al 55%, pari a circa 2.3 milioni di individui. Per far fronte a tale crisi, Beirut potrebbe richiedere aiuti ai vicini Paesi del Golfo. Tuttavia, secondo quanto riporta il quotidiano al-Arab, non tutti sembrano disposti a prestare assistenza.

Una speranza era stata riposta nel Kuwait, vista la recente visita del direttore generale dei servizi di sicurezza libanesi, Abbas Ibrahim, che, in qualità di delegato del presidente Michel Aoun, ha incontrato il premier kuwaitiano Sabah Al Khalid Al Sabah, e il ministro degli Esteri, Sheikh Ahmad Nasser al-Sabah, il 13 luglio. Secondo quanto riferito da Abbas Ibrahim, sono state prese in esame questioni economiche e commerciali, tra cui la volontà di Beirut di acquistare petrolio kuwaitiano senza la mediazione di agenti o compagnie. Tuttavia, il Kuwait, secondo il quotidiano al-Arab, avrebbe riferito al proprio interlocutore che non è attualmente in grado di fornire aiuti diretti al Libano, sebbene siano stati messi in luce i forti legami storici e la vicinanza tra i due Paesi.

Parallelamente, anche il Qatar sembra non essere disposto a fornire aiuti diretti al Libano, in assenza di un lasciapassare da parte degli Stati Uniti. In tal caso, l’ostacolo è rappresentato da Hezbollah, un partito classificato da Washington, oltre che da altri Paesi, come organizzazione terroristica, ma che svolge un ruolo rilevante all’interno del panorama politico libanese. Il cosiddetto “Partito di Dio” rappresenta un freno anche per altri Paesi storicamente vicini al Libano, tra cui Arabia Saudita e Francia, preoccupati dell’arsenale posseduto dal partito e dalla sua influenza nel Paese.

  

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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