Coronavirus: Costa Rica perde il controllo della pandemia

Pubblicato il 14 luglio 2020 alle 9:35 in America Latina America centrale e Caraibi

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Con il coronavirus che si diffonde senza freno nelle aree più popolate del paese, con l’aumento quotidiano di nuovi di ricoveri e la registrazione di nuovi decessi, il Costa Rica ammette di aver perso il controllo della pandemia. Per contrastare il peggioramento della curva di contagio, il Paese ha imposto nuove restrizioni, mentre il colpo economico causato dalla pandemia è sempre più grave in quella che è nota come “la Svizzera del Centro America”. 

Sono finiti i giorni in cui il paese centroamericano si mostrava come un esempio di gestione delle crisi, basato su un efficiente e diffuso sistema sanitario pubblico e sulla disciplina che le autorità sanitarie attribuivano alla popolazione. San José presenta ancora cifre inferiori rispetto alla maggior parte delle nazioni latinoamericane, con un numero totale di 8.000 infetti e 31 decessi, ma con un elemento che allarma le autorità: la metà di questi pazienti e decessi corrispondono al mese luglio.

La crescita delle infezioni viene contata ogni giorno a tre cifre, non c’è più la possibilità di tenere traccia delle catene di trasmissione come avvenuto finora e il numero effettivo giornaliero di nuovi pazienti potrebbe essere doppio o triplo di quello che il governo riesce a diagnosticare, secondo quanto hanno riconosciuto le stesse autorità. Il governo ordinato il ritorno della restrizione dei movimenti e la sospensione temporanea delle autorizzazioni per i siti di ritrovo.

Ora è consentito guidare solo in auto per fare la spesa, per motivi medici o di lavoro. I ristoranti e i bar possono vendere cibi da asporto, ma non ricevere clienti. Le scuole, fino a nuovo avviso, non riapriranno. I confini sono ancora chiusi all’ingresso di stranieri. Sebbene rimanga la decisione di riaprirli il 1° agosto per il trasporto aereo, il ministro della Salute, Daniel Salas ha ripetuto che tutto può essere ripensato finché il coronavirus avanza. Nelle strade, la maggior parte dei passanti indossa una mascherina mentre aziende, uffici pubblici, scuole e università riprendono il telelavoro e la teledidattica.

Centinaia di persone si sono radunate sotto il palazzo presidenziale per protestare contro le nuove restrizioni, per timore delle conseguenze economiche del lockdown.

Il principale focolaio si registra nella regione centrale del paese, dove vive quasi la metà della popolazione di tutto il Costa Rica. Migliaia di lavoratori sono costretti a uscire per lavoro nei popolosi quartieri di San José e dei suoi dintorni ogni giorno, costretti a salire a bordo di autobus o spazi senza sufficiente distanza e igiene. Secondo le autorità il focolaio si sarebbe scatenato per questa situazione.

Il profilo del nuovo infetto non è chiaro, oltre le età e le aree geografiche, ma le autorità hanno riconosciuto che non sono più le persone che sono state infettate durante il loro viaggio d’affari o di piacere in Italia o negli Stati Uniti. La pandemia ora sembra essere in aumento tra le persone che vivono nei quartieri più poveri della capitale e nelle fattorie agricole vicino alla frontiera con il Nicaragua, con un’alta presenza di migranti.

Le analisi indicano risultati dolorosi per un Costa Rica che vanta livelli più elevati di inclusione sociale rispetto alla media latinoamericana. La pandemia ha portato alla superficie la difficile situazione di migliaia di famiglie e la situazione di persone che non appaiono registrate nel sistema sanitario nazionale, la maggior parte immigrati irregolari nicaraguensi.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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