Cina-Malesia: il problema è il Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 14 luglio 2020 alle 18:21 in Cina Malesia

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Le navi della Guardia Costiera e della Marina militare cinesi sono entrate nelle acque territoriali malesi 89 volte dal 2016 al 2019, e, in alcuni casi, vi sono restate per più giorni consecutivi, incuranti degli avvertimenti della marina militare della Malesia. Questo è quanto rivelato da una relazione del governo malese, il 14 luglio,  secondo la quale, le comparse delle navi cinesi nelle acque sarebbero da attribuire alla volontà di Pechino di palesare la propria presenza nel del Mar Cinese Meridionale, di cui rivendica la pressoché completa sovranità. 

In totale, la Malesia ha inviato a Pechino 6 proteste diplomatiche per sconfinamento nelle proprie acque. Tra queste, nel 2017, ve ne è stata una in risposta alla rivendicazione di sovranità cinese sui cosiddetti South Luconia Shoals, dei banchi di sabbia collocati a 100 km dalla costa della Malesia che le amministra ma che, nel tempo, sono stati rivendicati da Pechino e Taiwan, anche detta Repubblica di Cina (ROC). Sotto i Luconia Shoals sono presenti depositi di petrolio e gas naturali e, dal 2013, la Cina ha sempre mantenuto la propria presenza navale in loco o nei pressi dell’area, nonostante più tentativi della Malesia di allontanarla.

La problematica fondamentale nelle relazioni tra Kuala Lumpur e Pechino è rappresentata quindi dal Mar Cinese Meridionale, in cui l’ultimo momento di tensione tra i due Paesi si è verificato lo scorso 17 aprile. In tale data, la nave da ricognizione cinese Haiyang Dizhi 8 è stata avvistata in acque malesi, dove è stata scortata da 10 navi militari della Marina dell’Esercito popolare di Liberazione (EPL) e della Guardia costiera cinesi, mentre osservava la nave perforatrice West Capella che stava eseguendo trivellazioni nell’area per conto di un’azienda malese.

Sebbene Kuala Lumpur non abbia poi rivolto proteste formali a Pechino e continui a perseguire una politica di accondiscendenza anziché di scontro, facendo parte dell’ Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), ha sottoscritto una dichiarazione del 27 giugno in cui si afferma che la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) del 10 dicembre 1982 dovrebbe essere l’unica base per le rivendicazioni di sovranità nel Mar Cinese Meridionale. Per Pechino, invece, la propria sovranità su tali acque deriva da presupposti storici e, in particolare, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e annunciata l’anno successivo, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero.

Le relazioni diplomatiche tra la Repubblica Popolare Cinese e la Malesia sono iniziate nel 1974 e hanno avuto un notevole impulso, soprattutto dal punto di vista economico, dalla fine della Guerra Fredda e dall’ascesa nella leadership cinese di Deng Xiaoping .

Ad oggi, il 23% circa della popolazione malese è composta da persone di origine cinese , discendenti dei flussi migratori dal Sud della Cina tra il 19esimo e il 20esimo secolo e che, negli anni, sono diventati il gruppo dominante dell’attività economica del Paese. Oltre a questo, la Cina è la seconda destinazione, dopo Singapore, delle esportazioni malesi per un totale di oltre 30 miliardi annui, nonché il primo Paese d’origine delle sue importazioni, dal valore di oltre 40 miliardi. Nel 2018, Pechino è stata poi la fonte maggiore degli Investimenti esteri diretti arrivati in Malesia. I due Paesi hanno poi finanziato congiuntamente due parchi industriali, nel progetto noto come iniziativa “due Paesi, due Parchi” che ha visto la loro costruzione a Kuantan, in Malesia e a Qinzhou, in Cina, generando grandi flussi di investimenti in entrambi i casi.

Sebbene con alcuni limiti, la Malesia partecipa poi al grande progetto infrastrutturale delle Nuove Vie della Seta (OBOR), proposto dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013. Nell’ambito del progetto, l’allora primo ministro, Najib Razak, decise di avviare alcuni progetti, poi interrotti, in seguito ad uno scandalo secondo il quale si sarebbe appropriato di parte dei finanziamenti cinesi destinati alla realizzazione di due gasdotti e del tratto ferroviario East Coast Rail Link (ECRL), che avrebbe collegato le due coste della Malesia peninsulare. Nel 2018, il suo successore Mahatir Mohamad aveva rallentato la partecipazione al progetto OBOR, cancellando i progetti per i gasdotti, ma, nel 2019, aveva rinegoziato il progetto per la ECRL e fatto ripartire il flusso di investimenti cinesi nel Paese.

Al momento, la difficoltà principale nelle relazioni tra Kuala Lumpur e Pechino è rappresentata dal Mar Cinese Meridionale dove gli Stati Uniti, il 13 luglio, hanno dichiarato ufficialmente il proprio sostegno ai loro partner e alleati contro l’ingerenza e la “prepotenza” cinesi.  Washington ha allacciato rapporti ufficiali con la Malesia dal suo cambio di status da colonia inglese a Stato indipendente, nel 1957, e, dal 2014, intrattiene con essa relazioni di partenariato globale. Ad oggi, i due Paesi cooperano nei settori del commercio, degli investimenti, della sicurezza, della cooperazione ambientale e della cultura. Dal punto di vista della sicurezza, oltre alla lotta al terrorismo, cooperano per la stabilità regionale e, come la definisce il dipartimento di Stato americano, per la consapevolezza nel settore marittimo. Per tali ragioni, dal punto di vista militare, sono frequenti gli scambi, le esercitazioni e le visite bilaterali.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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