Afghanistan: attacco con autobomba dei talebani e scontro armato

Pubblicato il 14 luglio 2020 alle 11:45 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un’autobomba è esplosa di fronte all’edificio della Direzione Nazionale della Sicurezza (NDS) della città di Aybak, nella provincia settentrionale di Samangan, il 13 luglio. L’attacco è stato seguito da uno scontro armato, con un bilancio complessivo di almeno 10 vittime.

Altre 50 persone sono rimaste ferite a seguito di tali eventi, secondo quanto riferisce il quotidiano locale, Tolo News. L’attentato suicida è avvenuto intorno alle 11, ora locale, secondo quanto ha affermato Mohammad Sediq Azizi, portavoce del governatore provinciale. Gli aggressori erano 3 e l’assalto è stato rivendicato dai talebani, poco dopo l’esplosione iniziale. 

Il presidente Ghani ha condannato l’attacco e ha invitato i militanti islamisti a smettere di combattere e “uccidere i cittadini afgani”, avvertendo che l’escalation di violenza e guerra danneggerà i progressi raggiunti nel processo di pace, rendendo sempre più difficile avviare colloqui intra-afghani. La Missione delle Nazioni Unite in Afghanistan, l’UNAMA, ha invitato le parti a prendere tutte le precauzioni possibili per prevenire le vittime civili. Ian Collard, vice ambasciatore del Regno Unito nel Paese, ha condannato l’attacco al palazzo della NDS, affermando che la violenza deve cessare. “Oggi condanno l’attacco dei talebani a Samangan. Dozzine di civili innocenti feriti. I nostri pensieri sono con coloro che soffrono a causa del conflitto in corso. I talebani devono dimostrare di essere pronti per la pace”, ha scritto Collard. 

Nonostante le violenze, alcuni militanti islamisti portano avanti i negoziati. Il 9 luglio, i rappresentanti dei talebani hanno consegnato al governo afghano un nuovo elenco di 592 detenuti di cui chiedono la liberazione. Al momento, Kabul ha rilasciato 4.019 prigionieri e i militanti islamisti ne hanno rilasciati, invece, 737. A tale proposito, Kabul ha rivelato uno dei motivi principali alla base del ritardo nell’avvio dei negoziati intra-afgani è proprio la questione dei prigionieri, affermando che il governo ha deciso di non rilasciare 597 detenuti dei 5.000 che dovevano essere liberati a seguito della sottoscrizione dell’accordo tra USA e talebani, firmato a Doha il 29 febbraio. La ragione è che questi prigionieri non erano solo affiliati ai talebani, ma presumibilmente colpevoli di gravi crimini “morali”. La lista fornita dai militanti islamisti, il 9 luglio, dovrebbe sostituire proprio questi individui. 

In ogni caso, nonostante gli sforzi diplomatici interni e regionali, l’Afghanistan continua ad essere sconvolto dalle violenze. L’esplosione di una mina lungo una strada, nella provincia orientale di Ghazni, ha causato la morte di un ufficiale di polizia, la mattina dell’8 luglio. Lo stesso giorno, un attentato suicida ha colpito il quartier generale della polizia di Kandahar. L’Afghanistan è caratterizzato da un clima di instabilità da decenni. I talebani si sono affermati come gruppo dominante in seguito al crollo del regime sovietico, per poi porsi alla guida di gran parte del Paese dal 1996, dopo la fine di una sanguinosa guerra civile tra gruppi militanti locali. 

Le truppe statunitensi, nel 2001, si sono installate nel Paese, con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani, che avevano fornito asilo ad al-Qaeda, durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Con l’invasione di Washington e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Il 29 febbraio 2020, gli Stati Uniti e i talebani hanno firmato uno “storico” accordo di pace a Doha, in Qatar. Tuttavia, tale intesa non ha portato ancora la stabilità nel Paese, sconvolto dalle violenze e fortemente diviso.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.