Yemen: le tensioni continuano

Pubblicato il 13 luglio 2020 alle 9:56 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione internazionale a guida saudita, impegnata nel conflitto yemenita a fianco delle forze governative, ha riferito di aver intercettato e distrutto missili e droni esplosivi lanciati dai ribelli Houthi. Nel frattempo, sono continuati gli scontri anche nelle regioni yemenite meridionali.

Secondo quanto riportato da al-Arabiya, il portavoce della coalizione saudita-emiratina, il colonnello Turki al-Maliki, ha dichiarato, il 12 luglio, che le proprie forze sono state in grado di intercettare e distruggere due missili balistici ed altri 6 droni carichi di esplosivi, lanciati dai gruppi di ribelli sciiti e diretti verso l’Arabia Saudita, volti a colpire “deliberatamente oggetti e soggetti civili”. A detta di al-Maliki, nelle ultime settimane gli Houthi hanno intensificato le proprie offensive contro i Paesi vicini, ma, dal canto loro, le forze congiunte, ovvero della coalizione e yemenite, si sono dimostrate pronte ad affrontare minacce simili. In particolare, queste continuano a monitorare le aree controllate dai ribelli e hanno ribadito la propria disponibilità a contrastare “atti terroristici” e a proteggere i civili, pur rispettando il Diritto internazionale e le norme consuetudinarie.  

Dal canto suo, il capo dei servizi di intelligence Houthi, Abdullah al-Hakim, ha affermato che le indagini condotte dalle proprie squadre hanno superato i confini yemeniti, ed hanno raggiunto le capitali e le sale operative segrete dei Paesi “aggressori”, anticipandone le mosse e contrastandole. In particolare, ha affermato al-Hakim, gli Houthi sono riusciti ad ottenere dati e informazioni rilevanti relativi ad obiettivi “vitali” situati in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Israele. Pertanto, tali Paesi sono stati messi in guardia e, soprattutto Riad ed Abu Dhabi, sono state esortate a non colpire nuovamente le strutture petrolifere ed i centri produttivi del governatorato di M’arib. “Il nostro braccio è lungo e in grado di distruggere i centri petroliferi ed economici dei Paesi nemici” ha affermato, infine, il capo dell’intelligence.

Le affermazioni di al-Maliki e di al-Hakim giungono in un quadro di perduranti tensioni che vedono, da un lato, la coalizione a guida saudita impegnata in un’operazione militare volta a colpire le milizie di ribelli sciiti, mentre, dall’altro lato, gli Houthi continuano a colpire installazioni e postazioni militari saudite. Tra gli obiettivi maggiormente colpiti dai ribelli vi sono l’aeroporto di Najran, nel Sud del Regno saudita e i depositi di armi e le postazioni presso la base di Re Khalid, situata a Khamis Mushait, nel Sud-Ovest del Paese. In tale quadro, il 12 luglio, i ribelli hanno altresì accusato le forze della coalizione di aver causato la morte di 6 donne e 4 bambini a seguito di un attacco aereo perpetrato contro il governatorato Nord-occidentale di Hajjah.

Parallelamente, continuano altresì gli scontri via terra negli assi di combattimento nei pressi della capitale Sana’a e di altre regioni yemenite, mentre, il 12 luglio, violenti battaglie hanno visto l’esercito yemenita e le forze secessioniste meridionali, appoggiate dagli Emirati Arabi Uniti, scontrarsi ad Abyan, nonostante il cessate il fuoco stabilito il 22 giugno. Tale risultato, mediato dall’Arabia Saudita, era giunto a seguito delle tensioni nate tra le forze governative e il Consiglio di Transizione Meridionale. Quest’ultimo, sebbene si opponga anch’esso alla presenza dei ribelli Houthi in Yemen, non concorda su alcune politiche del Paese e desidera istituire una regione autonoma nel Sud.

I governatorati di M’arib, Jawf e Sana’a sono testimoni di un’escalation che ha avuto inizio nella metà del mese di gennaio 2020. Questa è da collocarsi nel quadro del perdurante conflitto civile, scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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