Venezuela: focolaio di coronavirus tra le alte cariche dello Stato

Pubblicato il 13 luglio 2020 alle 9:24 in America Latina Venezuela

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Il coronavirus ha colpito le massime cariche dello Stato venezuelano. Tareck El Aissami, vicepresidente con  delega all’economia e responsabile del petrolio, si è unito alla lista dei leader chavisti infetti. Numerosi ministri e alti funzionari sono stati sottoposti a tampone dopo la positività di Diosdado Cabello, il “numero due” del Partito Socialista Unito del Venezuela. “Infiniti ringraziamenti per tanti messaggi di affetto e solidarietà” – ha confermato il vice di Nicolás Maduro su twitter.

El Aissami ha concluso il suo messaggio con “vinceremo”, scommette sulla vittoria, come se fosse una nuova battaglia rivoluzionaria. “Forza il fratello Tareck! Una nuova battaglia che vincerai con la luce divina di Dio. Ora per rispettare tutti i trattamenti e le raccomandazioni dei dottori in modo che ti riprenda presto. Per la salute e la vita: vinceremo!” – ha scritto Nicolas Maduro , che ha anche reso pubblici i messaggi di supporto a Cabello e al governatore di Zulia, Omar Prieto.

L’influenza di El Aissami è cresciuta enormemente sotto Maduro, sebbene già Hugo Chávez lo avesse già sostenuto nei suoi primi passi in politica. Dal governatorato dello stato centrale di Aragua è balzato nella politica nazionale, diventando nel corso degli anni uno dei principali esponenti del partito al potere. Negli ultimi cambiamenti del governo, Maduro gli ha affidato la gestione del Ministero dell’Energia.

Di origini libanesi, è considerato l’uomo chiave nei rapporti con l’Iran e con Hezbollah, il che lo ha portato ad essere incluso dagli Stati Uniti nel 2019 tra gli uomini più ricercati. La sua “testa”, come quella di Cabello, ha un prezzo: dieci milioni di dollari rispetto ai 15 in cui è stata valutata da Washinghton la cattura di Maduro.

Sono numerosi gli esponenti chavisti contagiati dopo la positività di Cabello, tanto da far temere un vero e proprio focolaio nelle alte sfere. Nel corso del fine settimana, 11 e 12 luglio, si è saputo che il Covid-19 avanza anche a tutta velocità tra i ranghi delle Forze armate nazionali bolivariane (FANB), che fino a poco tempo fa sembravano illese di fronte alla pandemia che affligge il continente americano. “Abbiamo un importante gruppo di ufficiali e truppe infetti, più di 160 soldati che hanno accompagnato le brigate sanitarie casa per casa” – ha confermato il Ministro della Difesa, generale Vladimir Padrino López nell’atto di trasmettere il comando al nuovi comandanti di alcune brigare a Caracas.

Il ministro della Difesa, che è emerso vittorioso da un duro scontro con Cabello per le promozioni, ha riconosciuto che la maggior parte dei contagi si sono verificati al confine, durante la cura dei migranti che tornano nel Paese. Questi venezuelani sono costretti a rimanere almeno due settimane in un campo di accoglienza, di cui sono state denunciate la mancanza di servizi igienici e le cattive condizioni.

Finora il governo ha riconosciuto quasi 9000 infezioni e 83 decessi, cifre che gli esperti e l’opposizione assicurano essere edulcorate.

Nel frattempo, sia nello stato di Zulia che in quello di Lara, i medici continuano a morire, almeno 13 operatori sanitari sarebbero morti nelle ultime settimane, secondo i sindacati locali. Il Venezuela prolungherà lo stato di allarme per un altro mese per controllare l’epidemia di coronavirus, un modo per evitare continue critiche per il crollo degli ospedali del paese, mentre radio Caracas non parla più di “virus colombiano” per far riferimento al Covid-19.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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