Tunisia: cinque partiti pronti a sfiduciare il leader di Ennahda

Pubblicato il 13 luglio 2020 alle 19:11 in Africa Tunisia

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Almeno cinque partiti tunisini hanno in programma di lanciare un voto di sfiducia nei confronti del presidente del Parlamento, Rached Ghannouchi, accusato di non essere imparziale e di fare gli interessi del suo partito, Ennahda, di orientamento islamico-moderato. La mozione di sfiducia pone unulteriore sfida alla stabilità del sistema politico tunisino, già a rischio a causa delle accuse di conflitto di interesse rivolte al primo ministro, Elyes Fakhfakh e alla richiesta di dimissioni del premier e di tutto lesecutivo. Domenica 12 luglio, Ennahda, che detiene attualmente la maggioranza dei seggi in Parlamento e rappresenta il principale partito allinterno della coalizione al potere, ha dichiarato di sostenere gli appelli a un cambio di governo. Il partito, secondo quanto riferito allagenzia di stampa Reuters da un alto funzionario di Ennahda, Imed Khmiri, vuole tenere colloqui per formare un nuovo governo forte perché questo ha perso di credibilità dopo il sospetto conflitto di interessi che coinvolge il primo ministro”.

Riguardo alle accuse di corruzione, Fakhfakh si è immediatamente dichiarato innocente ma ha promesso di dimettersi qualora gli investigatori dovessero trovare prove che confermino l’effettiva violazione delle norme statali. Il Ministero dell’anticorruzione ha formato, il 30 giugno, un comitato di controllo pubblico con il compito di esaminare la questione e riferire entro tre settimane. La discussione ha preso piede nel Paese quando un membro indipendente del Parlamento ha pubblicato, a fine giugno, una serie di documenti da cui emerge che alcune società, di cui il primo ministro possiede quote e titoli azionari, avrebbero vinto appalti statali per un valore di circa 15 milioni di dollari. In sua difesa, Fakhfakh ha dichiarato di aver venduto le azioni delle società, ma, allo stesso tempo, ha detto di essere pronto ad affrontare la giustizia in caso di colpevolezza. La coalizione di governo è già da tempo scossa da controversie interne tra i suoi membri, che sostengono ideologie politiche opposte e possiedono opinioni divergenti su questioni chiave, come quella della riforma economica.

A queste tensioni, si sono aggiunte le richieste di un blocco di partiti tunisini che intendono avviare il processo di sfiducia nei confronti del leader del Parlamento Ghannouchi. Luomo, secondo quanto riferito da Mohammed Ammar, membro del partito di centro-sinistra Attayar o Corrente Democratica, è accusato di numerose violazioni, incluse cattiva gestione e decisioni unilaterali che servono interessi di parte. Il blocco include i partiti Tahya Tounes, Attayar, Chaab e Reform, che fanno parte della coalizione di governo insieme ad Ennahda. Il partito costituzionale libero, uno dei più antichi del Paese, guidato da Abir Moussi, sostenitore dell’ex presidente Zine El Abidine Ben Ali, rovesciato dalla rivoluzione araba del 2011, sta portando avanti da settimane una campagna per estromettere dal potere Ghannouchi. Il partito di Moussi accusa il presidente del Parlamento di servire gli interessi dei Fratelli Musulmani e degli alleati stranieri, ovvero Turchia e Qatar. Ghannouchi ha respinto tutte le critiche, sostenendo che i tunisini vogliono un governo incentrato sulla politica economica e sociale, non sulle schermaglie politiche.

Le procedure per il ritiro della fiducia richiedono la firma di 73 membri della Camera per fare in modo che la richiesta sia messa a votazione. La sfiducia, infine, sarà effettiva se 109 legislatori voteranno a favore. I cinque partiti del blocco anti-Ghannouchi possiedono in totale circa 90 membri.

Il nuovo governo tunisino, guidato da Fakhfakh, ha ottenuto la fiducia del Parlamento il 26 febbraio. I voti favorevoli sono stati 129 su 217. La squadra di governo è composta da 30 ministri e 2 sottosegretari. Diverse le sfide da affrontare a livello economico, dopo anni di crescita lenta, disoccupazione persistente, deficit pubblico elevato, debito in aumento, inflazione e servizi pubblici in deterioramento. Per affrontare tale situazione, è richiesta una notevole spesa pubblica e riforme politiche sensibili ai sussidi energetici e alle aziende pubbliche.

Il voto del 26 febbraio è arrivato dopo che il Parlamento tunisino, il 10 gennaio, aveva rifiutato di assegnare la fiducia al governo proposto da Habib Jemli, il candidato primo ministro presentato da Ennahda. Il premier designato dal partito islamico non era riuscito a ottenere i voti favorevoli della maggioranza dell’Assemblea, fermandosi a 72 contro i 130 necessari. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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