Sterlina egiziana, miglior performance tra le valute emergenti negli ultimi tre anni

Pubblicato il 13 luglio 2020 alle 18:59 in Africa Egitto

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La sterlina egiziana ha mostrato la migliore performance tra le valute dei mercati emergenti rispetto al dollaro statunitense negli ultimi tre anni, secondo quanto rivelato dall’ufficio stampa del governo del Cairo, il 13 luglio.

La moneta egiziana è la meno colpita dalle ripercussioni della pandemia di coronavirus, a ulteriore dimostrazione dell’efficacia delle politiche portate avanti dallo Stato nordafricano a livello economico.

L’infografica rilasciata dall’ufficio stampa ha fatto luce sulle performance della sterlina egiziana negli ultimi tre anni, sottolineando che le sue prestazioni sono migliorate da giugno 2017 a giugno 2020 con una percentuale del 10,8% seguita dal baht thailandese, in aumento del 8,9%.

Lo schema ha altresì evidenziato che le riserve valutarie del Cairo sono aumentate del 6,1% a giugno 2020, registrando 38,2 miliardi di dollari, rispetto ai 36 miliardi di maggio.

L’Egitto ha raggiunto uno dei tassi di crescita economica più alti tra i Paesi emergenti durante l’anno 2018, pari al 5,6%, un progresso importante rispetto al precedente 2,3% registrato tra il 2011 e il 2014, mantenuto anche durante il primo trimestre del 2019. La crescita è stata trainata da un programma di stabilizzazione macroeconomica che ha generato un solido avanzo di bilancio primario, riducendo il rapporto debito-PIL e ricostituendo le riserve. In tal senso, il governo del Cairo si è impegnato ad attuare riforme che hanno generato efficaci miglioramenti soprattutto nel settore manifatturiero e turistico. Nello specifico, le attività estrattive di gas, il turismo, il commercio all’ingrosso e al dettaglio, il settore immobiliare e l’edilizia sono stati i principali motori della crescita prima della crisi legata al coronavirus. Ciò ha contribuito a ridurre il tasso di disoccupazione al 7,5% nel quarto trimestre del 2019, dal 9,9% del 2018.

Nel tentativo di rilanciare l’economia, vacillante dal 2011, l’Egitto ha ottenuto un prestito dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) nel 2016. In cambio, il Paese avrebbe dovuto impegnarsi ad attuare un rigoroso programma di riforme, a partire dalla fluttuazione della sterlina egiziana, che ha fatto perdere alla moneta circa metà del suo valore.

In tale ambito, il Cairo ha iniziato a promuovere la svalutazione della propria sterlina, fino a eguagliare un tasso del 48% nel 2016, al fine di soddisfare le richieste del FMI, e ottenere così un prestito triennale di 12 miliardi di dollari.

Gli operatori del mercato di cambi attribuiscono la forza delle performance della sterlina egiziana e il limitato declino registrato nei confronti del dollaro statunitense alle forti basi dell’economia egiziana, e al successo della Banca Centrale d’Egitto (CBE) nella creazione di riserve superiori a 45 miliardi di dollari prima della pandemia di coronavirus.

Il capo del settore dei mercati dei capitali presso la Industrial Development Workers Bank, Haitham Adel, ha dichiarato che il programma di riforma attuato dall’Egitto ha rafforzato la diversità delle sue fonti di cambio da vari settori economici, indicando che il successo della Banca Centrale nel formare una forte riserva monetaria, e la presenza di forti legami finanziari con le banche nazionali hanno contribuito ad evitare un forte calo delle entrate negli ultimi mesi.

Tuttora, i tassi di cambio tra il dollaro statunitense e la valuta egiziana alla Banca Centrale del Cairo continuano a diminuire e, il 13 luglio, hanno raggiunto una media di due piaster, corrispondente alla centesima parte di una sterlina, registrando il valore di 15.90 sterline egiziane per l’acquisto e 16.03 per la vendita.

Ciò nonostante, nel Paese nordafricano permangono alcune vulnerabilità, tra cui lo scarso rendimento di esportazioni e investimenti diretti esteri, i quali sono stati aggravati dalle ripercussioni della pandemia di coronavirus. L’emergenza sanitaria ha sottolineato l’urgenza, per il Cairo, di risolvere le sfide strutturali al fine di salvaguardare una ripresa sostenuta, che dovrebbe concentrarsi sull’affrontare i vincoli del contesto imprenditoriale, migliorando al contempo la mobilitazione delle entrate per creare lo spazio fiscale necessario per investire di più nel capitale umano.

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Mariela Langone

di Redazione

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