Russia: i migranti dell’Asia centrale tra i più colpiti dalla crisi

Pubblicato il 13 luglio 2020 alle 6:05 in Russia Uzbekistan

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Una ricerca pubblicata dal Moscow Times, il principale quotidiano russo in lingua inglese, ha dimostrato che i lavoratori migranti, in particolare quelli provenienti dall’Asia Centrale avevano quasi il doppio delle probabilità dei russi di perdere il lavoro durante la pandemia di coronavirus.

Circa il 40% dei lavoratori migranti dell’Asia centrale in Russia ha riferito di aver perso definitivamente il lavoro durante il periodo di quarantena, secondo un sondaggio condotto dall’Accademia presidenziale russa di economia nazionale e pubblica amministrazione, mentre il 23% dei cittadini russi ha affermato lo stesso.

Aggiungendo coloro che hanno mantenuto il posto di lavoro, ma sono stati messi in congedo non retribuito durante il periodo non lavorativo della Russia -dal 30 marzo al 14 maggio- un totale del 75% dei migranti dell’Asia centrale intervistati non lavorava al culmine della pandemia, rispetto al 48% totale di tutti i lavoratori russi.

Tra la perdita di posti di lavoro a tutti i livelli e la cancellazione della maggior parte dei voli internazionali, i migranti hanno atteso negli aeroporti la possibilità di ottenere un biglietto su un volo di rimpatrio speciale o hanno fatto lunghe file fuori dalle ambasciate nel centro di Mosca per ottenere aiuto nel trovare un modo per tornare in patria.

Il sondaggio ha rivelato inoltre che “i lavoratori migranti erano più consapevoli del pericolo del coronavirus rispetto ai locali” e più propensi a concordare con le politiche del governo per contenere la diffusione dei contagi, nonostante l’elevato numero di perdite di posti di lavoro.

“Le scoperte dissipano il mito secondo cui i migranti hanno preso il virus in modo meno serio rispetto ai russi” – ha spiegato il ricercatore dell’Accademia presidenziale russa di economia nazionale e pubblica amministrazione Evgenij Varšaver, riferendosi a un luogo comune ampiamente diffuso sin da prima del picco dell’epidemia nella Federazione russa. Inoltre i migranti dell’Asia centrale si sono mostrati più fortemente in disaccordo con l’idea che il coronavirus non fosse più mortale di un tipico influenza invernale.

I lavoratori migranti erano anche più propensi a cercare assistenza medica se pensavano di avere sintomi COVID-19 – conclude la ricerca, secondo cui il 75% chiamava un medico, rispetto al 55% dei russi.

Secondo i dati del 2019, in Russia vivono 2,1 milioni di uzbeki, 1,3 milioni di tagiki, 716.000 kirghisi e circa mezzo milione di kazaki. Assieme a ucraini, moldavi, azeri e armeni rappresentano le principali comunità di immigrati nella Federazione.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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