Proteste in Bulgaria, richieste le dimissioni del governo

Pubblicato il 13 luglio 2020 alle 11:56 in Bulgaria Europa

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Negli ultimi quattro giorni, la Bulgaria è stata scossa da un’ondata di proteste antigovernative con migliaia di persone che si sono riversate nelle strade della capitale per manifestare “contro un modello mafioso di amministrazione”.

Nel tentativo di porre fine alle crescenti tensioni, l’11 luglio, il presidente di Sofia, Ruman Radev, ha richiesto le dimissioni dell’esecutivo di centro-destra e del procuratore capo del Paese, Ivan Gechev, accusati di corruzione e legami con gruppi criminali.

Nella stessa giornata, in un discorso televisivo nazionale Radev ha sottolineato che “i bulgari di diverse età e affiliazioni politiche stanno chiedendo il ripristino dello Stato di diritto e delle libertà civili fondamentali che sono state metodicamente violate negli ultimi anni”. “La rabbia è profonda. Si è accumulata per anni e non può essere soffocata dalla paura e dalla forza”, ha aggiunto il presidente.

In particolare, Radev, eletto il 13 novembre 2016 con i voti del Partito socialista, è un critico vocale del governo di centro-destra guidato dal primo ministro Boyko Borissov, accusandolo di corruzione, mancanza di giustizia e soppressione della libertà di parola.

A Sofia, le proteste sono iniziate il 7 luglio, quando un politico del partito di centro-destra Bulgaria democratica, Hristo Ivanov, ha cercato di raggiungere una spiaggia pubblica sulla costa del Mar Nero, ma è stato fermato da alcuni ufficiali del Servizio di protezione nazionale (NSO), a guardia della vicina villa di un ex-leader del partito del Movimento per i diritti e le libertà (DPS), Ahmed Dogan.

Nello specifico, Ivanov ha accusato il governo di Borisov di aver permesso a Dogan, visto come uno degli uomini più potenti in Bulgaria, di invadere la proprietà pubblica e di utilizzare il denaro dei contribuenti per fornirgli sicurezza, nonostante non occupi alcun incarico formale di governo. 

Tuttavia, dopo aver dichiarato che la NSO smetterà di fornire una scorta di sicurezza per Dogan, il primo ministro ha respinto le richieste di dimissioni. “Rimarremo al potere perché l’opposizione rovinerà il Paese”, ha affermato in una diretta su Facebook Borissov.

Il clima di tensione si è ulteriormente acuito il 9 luglio, quando i procuratori bulgari hanno condotto un raid contro l’ufficio presidenziale, nel quale sono stati arrestati due membri dell’amministrazione. Stando alle autorità del Paese, la perquisizione degli uffici del segretario di Radev è stata motivata, da un lato, da affari legali e anti-corruzione e, dall’altro, dalle azioni del consulente per la sicurezza e la difesa del presidente, come parte di due indagini separate per influenzare la diffusione e la divulgazione di segreti di Stato.

Entrambi gli uomini sono stati trattenuti dalla polizia per 24 ore e, al riguardo, i pubblici ministeri hanno riferito che devono ancora decidere se portare avanti le accuse. Da parte sua, la segretaria legale di Radev ha negato qualsiasi illecito, mentre il presidente ha rifiutato di commentare direttamente le incursioni, ma ha incolpato i pubblici ministeri di proteggere individui corrotti.

A detta di alcuni osservatori, tale mossa è da contestualizzare nel quadro di crescenti tensioni politiche tra Geshev e Radev. In particolare, lo scorso 7 novembre, il presidente di Sofia aveva cercato di bloccare la nomina del procuratore capo a causa delle proteste popolari secondo cui Geshev non avrebbe fatto abbastanza per combattere l’alto livello di corruzione in Bulgaria, classificato come lo Stato membro più corrotto dell’Unione Europea da Transparency International.

La crisi politica in Bulgaria ha esacerbato il crescente malcontento pubblico scatenato dalla pandemia di coronavirus e dal crollo dell’economia che, secondo le stime della Commissione Europea, dovrebbe diminuire del 7,1% nel 2020, con un tasso di disoccupazione che dovrebbe invece salire al 9%.

Alcuni esperti sostengono inoltre che l’attuale crisi potrebbe portare porre fine alla lunga carriera politica di Borissov, il quale aveva già ricoperto la carica di primo ministro per due mandati, dal 2009 al 2013, e dal 2014 al 2017, oltre a danneggiare le possibilità di vittoria del suo partito nelle prossime elezioni, previste a maggio 2021.

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Mariela Langone

di Redazione

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