Navi da pesca turche avvistate al largo di Mykonos

Pubblicato il 13 luglio 2020 alle 16:05 in Grecia Turchia

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Sei navi da pesca turche sono state avvistate, il 12 luglio, a navigare nelle acque territoriali della Grecia, nello specifico al largo della costa dell’isola di Mykonos, nel Mar Egeo.

La comparsa di tali imbarcazioni, tutt’ora presenti nella zona, è stata segnalata anche da locali e turisti, i quali lo hanno riportato ai media. In particolare, tre navi sono state individuate mentre navigavano 2-3 miglia nautiche al largo della spiaggia di Agrari, a Mykonos, nel pomeriggio del 12 luglio. Secondo fonti locali, queste ultime, chiamate Tuncay Sagun 6, Guler Kardesler 4 e Cihan Cengiz Karadeniz, stavano ingaggiando in attività di pesca.

Stando ad alcuni rapporti citati dal quotidiano ellenico Ekathimerini, la Guardia Costiera greca è a conoscenza della situazione. Tuttavia, non è stata intrapresa nessuna azione al riguardo, poiché le autorità hanno respinto le accuse di pesca in acque territoriali di Atene.

In tale contesto, un funzionario della Guardia Costiera ha comunicato che i tre pescherecci turchi si stanno dirigendo verso Ankara trasportando prodotti ittici dall’Africa. “Tuttavia, a causa del tempo e per evitare problemi con il vento, navigano ad una velocità molto bassa vicino all’isola. In nessun caso pescano”, ha specificato l’ufficiale, aggiungendo che la Guardia Costiera sta monitorando da vicino le navi e tutte le autorità competenti sono state avvertite.

Secondo quanto riferito, le imbarcazioni, dopo aver pescato in mare aperto al largo delle coste del Nord Africa, stanno trasportando i prodotti in Turchia attraverso le acque internazionali.

Dal canto opposto, i media greci insistono sull’esistenza di un video il quale prova che le navi turche hanno condotto attività di pesca nella zona.

Le relazioni tra Grecia e Turchia risultano compromesse per via di molteplici fattori. Principalmente, ad aver danneggiato i rapporti tra Ankara e Atene concorrono le dispute in materia di diritti minerari nel Mar Egeo, all’interno delle quali si inseriscono i sorvoli non autorizzati dei caccia turchi nello spazio aereo della Grecia e la controversia sulle trivellazioni condotte dalla Turchia a largo delle coste di Cipro, ricche di gas naturale. I rapporti si sono ulteriormente incrinati quando, lo scorso 30 maggio, Ankara, in virtù del Memorandum siglato con la Libia, aveva pubblicato in Gazzetta ufficiale i 24 blocchi per cui la compagnia petrolifera di Stato turca, la TPAO, aveva richiesto la licenza per avviare le esplorazioni energetiche. Insieme al disegno delle aree di competenza, in Gazzetta è stata inserita anche la richiesta da parte ella TPAO di condurre esplorazioni in tutti i blocchi occidentali della mappa, i quali si trovano nei pressi delle isole della Grecia. La pubblicazione dei blocchi in Gazzetta ufficiale confermava le intenzioni della Turchia di portare avanti l’implementazione dell’accordo siglato lo scorso 27 novembre con la Libia, nonostante le Nazioni Unite non abbiano ancora approvato i confini marittimi decisi dai due Paesi.       

In tale quadro, Atene  ha dichiarato di ritenere evidenti le intenzioni di Ankara di sfidare la propria sovranità territoriale nelle acque delle isole greche. Da parte sua, invece, la Turchia  ha ribadito che le aree per cui la compagnia petrolifera di Stato ha richiesto la licenza di esplorazione fanno parte della piattaforma continentale turca definita dalle Nazioni Unite.     

Per rispondere al clima di tensione con la Turchia, Atene sta rafforzando i rapporti e le collaborazioni in materia di Difesa, anche attraverso acquisti di armamenti, sia con alleati storici, come la Francia e gli Stati Uniti, sia con i principali rivali di Ankara, come Israele, Egitto e Arabia Saudita. In tale contesto si colloca il recente accordo siglato lo scorso 7 maggio con Israele, il quale ha approvato un prestito di due droni ad Atene, che li utilizzerà per sorvegliare i propri confini.    

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Mariela Langone

 

di Redazione

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