Malesia: nuovo premier sostituisce lo speaker della Camera

Pubblicato il 13 luglio 2020 alle 12:39 in Asia Malesia

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Il primo ministro della Malesia, Muhyiddin Yassin, ha superato un importante test politico, il 13 luglio, riuscendo a sostituire lo speaker della Camera con una votazione che ha mostrato il sostegno dei deputati al suo governo.

Si è trattato della prima vera votazione a sostegno di Muhyiddin da quando la sua coalizione ha assunto il governo, il primo marzo 2020, dopo che alcuni partiti dell’alleanza politica si erano uniti per chiedere le dimissioni del predecessore, Mahathir Mohamad. Tuttavia, la differenza di voti a favore dell’esecutivo è stata minima. Un totale di 111 deputati hanno appoggiato la rimozione di Mohamad Ariff Md Yusof, un ex giudice della Corte Federale, diventato presidente della Camera dopo le ultime elezioni. Circa 109 deputati hanno votato contro la proposta. Un membro del governo era assente. 

Si è trattato dalle prima seduta del Parlamento della Malesia, dopo l’improvviso cambio di governo e la pandemia di coronavirus, che ha comportato un blocco a livello nazionale a partire dal 18 marzo. I deputati si erano riuniti anche il 18 maggio, ma il governo aveva limitato la sessione all’apertura cerimoniale e al discorso del re, proprio a causa della pandemia. La Malesia è alle prese con un clima di incertezza politica da quando Muhyiddin, che faceva parte dell’amministrazione Mahathir, è diventato inaspettatamente primo ministro, dopo aver stretto un’alleanza con la United Malays National Organization (UMNO). Inoltre, in tale contesto, il governo malese è stato accusato di aver arrestato 586 persone nella capitale tra migranti e rifugiati, nel quadro generale delle misure per contenere il coronavirus. Il 2 maggio, il Ministro della Difesa del Paese, Ismail Sabri Yaakob, aveva affermato che i detenuti sarebbero stati collocati in appositi centri per l’immigrazione in attesa di ulteriori disposizioni.

Il giorno precedente, l’esecutivo di Kuala Lumpur aveva ordinato un raid nei sobborghi della città, dove vivono molti degli stranieri presenti nel Paese e in cui 3 edifici erano stati precedentemente messi in isolamento, dopo la registrazione di un picco di casi di coronavirus al loro interno. In particolare, stando a quanto riferito dal governo malese, in tali strutture vivono circa 9.000 persone di cui 235 sono risultate positive al coronavirus. La polizia dello Stato asiatico aveva affermato che tale operazione aveva l’obiettivo di impedire che i migranti senza documentazione si spostino verso altre aree e aveva ribadito che essa rientrava tra le misure generali di restrizione dei movimenti, per limitare la diffusione dell’epidemia.  Alcuni attivisti dei diritti umani avevano reso noto che tra i detenuti si trovavano anche bambini e rifugiati di etnia Rohingya, provenienti dal Myanmar. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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