Lo Stato Islamico in Nigeria nomina un nuovo leader

Pubblicato il 13 luglio 2020 alle 16:04 in Africa Nigeria

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Lo Stato Islamico dell’Africa occidentale (ISWAP), una fazione secessionista dellorganizzazione terroristica nigeriana di Boko Haram, ha nominato Amir Goni Maina nuovo leader del gruppo, conferendogli il titolo di “Governatore del Ciad”. La regione del Lago Ciad comprende Nigeria, Camerun, Ciad e Niger. Secondo l’esperto di antiterrorismo e criminalità organizzata, David Otto, intervistato domenica 12 luglio dalla rivista Politics Nigeria, lISWAP ha nominato Maina dopo che il suo predecessore, Amir Baba Kaka, è stato recentemente licenziato in un improvviso cambio di leadership. Prima di diventare Governatore del Ciad, Maina è stato per breve tempo giudice supremo del gruppo, sostituendo, nel febbraio 2020, Muhammad Shuwa, ucciso in un bombardamento militare condotto dallesercito nigeriano. Secondo quanto riferito da Otto, Amir Malumma subentrerà a Maina nel ruolo di giudice supremo dellorganizzazione.

 “Goni Maina ha sostituito Amir Baba Kaka. Ricordiamo che Baba Kaka è stato recentemente licenziato come Governatore, dopo essere sfuggito a un tentativo di omicidio da parte dei suoi stessi comandanti. Il consiglio della Shura ha accusato Baba Kaka di non essere riuscito a comandare e controllare i comandanti dell’unità e di non essere stato in grado, a causa della debolezza della sua leadership, di prevenire gli assalti aerei e terrestri dell’esercito nigeriano, dell’esercito del Ciad e delle truppe multinazionali della Task Force congiunta (MNJTF), contro le fortezze jihadiste posizionate sull’asse del Lago Ciad, ha dichiarato nella sua intervista Otto.

Boko Haram è un gruppo fondamentalista nigeriano che, da quando ha avviato le proprie offensive, nel 2009, ha ucciso più di 35.000 persone e costretto circa 2,6 milioni di cittadini ad abbandonare le proprie case. Durante i loro assalti, i militanti dell’organizzazione rapiscono spesso donne e bambini per arruolarli e costringerli a compiere attentati suicidi. La rivolta, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere, Camerun, Niger e Ciad, causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione. Per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, la suddetta Task Force multinazionale congiunta (MNJTF).

L’ISWAP è una fazione secessionista di Boko Haram che, nel 2016, ha giurato fedeltà all’ISIS. Il 26 dicembre, alcuni suoi membri hanno rilasciato un video in cui si vedono alcuni membri del gruppo decapitare 11 nigeriani cristiani. L’organizzazione ha dichiarato che il gesto fa parte di una campagna volta a vendicare la morte del leader dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi e del suo portavoce.

Solo qualche anno fa, la situazione sembrava destinata a migliorare. Nel 2015, dopo essere stato eletto per la prima volta, il presidente nigeriano Buhari aveva reso noto che l’esercito aveva fatto grandi passi avanti nella lotta contro Boko Haram. I militanti erano stati cacciati da Maiduguri, capitale dello Stato del Borno, e da altre città minori, trovandosi costretti a rifugiarsi nelle foreste. Tuttavia, con l’emergere di altre problematiche legate alla sicurezza, come le rivalità tra gruppi criminali, le uccisioni extragiudiziali della polizia regionale e gli scontri tra agricoltori e pastori nomadi nelle aree centrali, l’attenzione delle autorità di Abuja si è spostata altrove.

Il Country Report on Terrorism 2018 del governo americano informa che in Nigeria Boko Haram e ISWAP hanno continuato a condurre, nel corso dell’anno passato, numerosi attacchi contro forze governative e di sicurezza. Boko Haram, in particolare, non ha mancato di effettuare attentati anche contro la popolazione civile, mentre lo Stato Islamico dell’Africa occidentale sta provando a stringere legami più forti con le comunità locali, provvedendo a fornire una serie di limitati servizi sociali. L’obiettivo principale del gruppo sono le forze di sicurezza locali. Verso la fine del 2018, le due organizzazioni, nonostante la presenza della Task Force multinazionale congiunta, sono riuscite a guadagnare la completa libertà di movimento negli Stati regionali del Borno e di Yobe. Più di 200.000 nigeriani sono stati costretti a cercare rifugio nei Paesi vicini, soprattutto Camerun, Ciad e Niger. Nel corso di tutto il 2018, Boko Haram e ISWAP hanno condotto circa 700 attacchi sul territorio della Nigeria, usando armi di piccola taglia, ordigni improvvisati, rapimenti, imboscate, attentati suicidi. Secondo quanto reso noto dal Global Terrorism Index 2019, la Nigeria occupa il terzo posto mondiale tra i 163 Paesi considerati per misurare l’impatto della minaccia terroristica globale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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