Libia: l’espansione della Turchia porta al riavvicinamento di Francia e Algeria

Pubblicato il 13 luglio 2020 alle 9:22 in Africa Libia

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Secondo quanto riportato da The Arab Weekly, i frequenti contatti tra il presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, e il suo omologo francese, Emmanuel Macron, sono il segnale di un coordinamento più intenso tra i due Paesi sulle questioni della regione africana, specialmente in relazione all’area sahelo-sahariana e alla Libia.

Tale mossa è da inquadrare in una più ampia strategia di mediazione dell’Algeria, volta a trovare una soluzione politica al conflitto libico, la quale, tuttavia, non può da sola compiere progressi. A detta di alcuni osservatori, gli sforzi del Paese per cercare un riavvicinamento con la Russia e la Francia sarebbero finalizzati a garantire maggiore sostegno alla propria iniziativa.

In particolare, la distensione delle relazioni tra Algeri e Parigi è stata favorita dalle recenti conversazioni telefoniche tra Tebboune e Macron. L’ultima, risalente al 9 luglio, è stata la terza nelle scorse sei settimane, nel corso della quale i due leader “hanno convenuto di continuare il coordinamento e la consultazione tra i rispettivi Paesi come attori chiave nella regione, e di lanciare una serie di iniziative volte a promuovere soluzioni politiche alle crisi principali”. 

Stando a The Arab Weekly, tale comunicazione allude a segnali di convergenza nelle visioni delle due parti sui nodi cruciali del continente africano, ovvero la situazione nel Sahel e in Libia, volti a superare lo scontro degli ultimi anni tra le rispettive nazioni, e a inaugurare una partnership diplomatica così come una condivisione di interessi comuni. 

A questo proposito, lo scorso 10 maggio, l’Algeria ha proposto un emendamento costituzionale per revocare il divieto di coinvolgere il proprio esercito in operazioni al di fuori dei suoi confini territoriali. Tale mossa consentirebbe alla nazione maggiore libertà di contribuire alla gestione dei conflitti, soprattutto nel contesto della guerra al terrorismo.

Parallelamente, alcuni osservatori non escludono la possibilità che il riavvicinamento franco-algerino possa portare alla formulazione di un’iniziativa sulla Libia, con la partecipazione della comunità internazionale. Tale gesto si baserebbe sull’imperativo di una soluzione politica al conflitto libico, e sulla necessità dell’uscita di tutte le forze straniere presenti al momento nella nazione. 

Ciò significherebbe prima di tutto porre fine all’intervento dell’esercito turco a sostegno del governo di Tripoli, anche noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), del primo ministro Fayez al-Sarraj. In particolare, la presenza della Turchia in Libia è diventata una preoccupazione strategica per l’Algeria e la Francia in seguito alla possibile intenzione di Ankara di voler “istituire una nuova Turchia” nel Paese nordafricano, promuovendo un partenariato su larga scala con la propria controparte libica.

Nello specifico, Algeri teme le gravi ripercussioni del conflitto libico sulla sicurezza e sulla stabilità militare della propria regione, specialmente poiché l’Algeria condivide con la Libia circa un migliaio di chilometri di frontiere, oltre ad interessi strategici come i giacimenti di petrolio e gas, e le società internazionali che vi operano.

A tal riguardo, nella riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu del 9 luglio, il ministro degli Esteri algerino, Sabri Boukadoum, ha ribadito la disponibilità del proprio Paese a “svolgere un ruolo di mediazione”, e ha riassunto l’iniziativa di Algeri in tre assi: “Un immediato cessate il fuoco, una riduzione dell’escalation in tutte le aree, anche nel settore energetico e nella distribuzione della ricchezza, e il portare le parti rivali libiche al tavolo dei negoziati”.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. In particolare, i suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia.

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Mariela Langone

di Redazione

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