Libia: gli UAE accusati del blocco delle esportazioni petrolifere, arrivano rinforzi per GNA e LNA

Pubblicato il 13 luglio 2020 alle 8:49 in Emirati Arabi Uniti Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La National Oil Corporation (NOC) ha accusato gli Emirati Arabi Uniti (UAE) di essere responsabili del blocco delle esportazioni di petrolio. Nel frattempo, sia le forze del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), sia i propri rivali continuano a mobilitarsi in previsione della battaglia a Sirte e al-Jufra.

In particolare, la NOC, la compagnia petrolifera statale libica, ha affermato che è stata Abu Dhabi ad aver dato ordini alle forze affiliate all’Esercito Nazionale Libico (LNA), e al suo generale Khalifa Haftar, esortandole ad interrompere nuovamente le esportazioni, dopo la breve ripresa del 10 luglio. É dal 18 gennaio scorso che gruppi alleati con il generale dell’LNA hanno bloccato le attività di export sia presso al-Sharara sia in altri giacimenti, tra cui al-Feel, nella cornice di un “movimento di rabbia di Fezzan”. Ciò ha provocato un crollo della produzione petrolifera libica, passata da 1.2 milioni di barili al giorno ad appena 72.000, determinando altresì perdite pari a circa 6.74 miliardi di dollari in 175 giorni, secondo gli ultimi dati forniti dalla compagnia stessa.

A seguito del rinnovato blocco dell’11 luglio, la NOC ha esortato i Paesi fautori di tale iniziativa a rendere conto delle proprie azioni di fronte al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tuttavia, è il generale Haftar, a detta della compagnia libica, il responsabile principale, il quale, l’11 luglio, ha cambiato la propria posizione in sede di negoziati, spinto, a sua volta, da Abu Dhabi. La NOC si è detta delusa dal comportamento degli Emirati, i quali, soltanto pochi giorni prima, si erano detti sostenitori degli sforzi internazionali profusi a favore della ripresa delle attività petrolifere.

Stando a quanto specificato dalla NOC, al momento mercenari della Compagnia Wagner, di provenienza russa, e siriani occupano il porto petrolifero di Es Sider, mentre un altro gruppo di mercenari sia russi sia sudanesi si sono posizionati nelle vicinanze del giacimento petrolifero di Sharara, “impedendo al petrolio libico di fluire” altrove. Di fronte a tale scenario, la NOC ha invitato tali gruppi ad abbandonare le aree occupate e ha espresso il proprio apprezzamento per gli sforzi profusi dalle Nazioni Unite e degli Stati Uniti, volti a riavviare la produzione petrolifera libica e ad evitare un’escalation sul campo di battaglia. Tuttavia, è stato ribadito, se tali sforzi non porteranno al risultato auspicato, vi saranno Stati che dovranno rendere conto delle proprie azioni, in quanto queste minano l’ordine internazionale, causano danni alla Libia e “costituiscono una grave minaccia per la sicurezza libica e globale”.

Nel frattempo, le forze di Tripoli sembrano essere determinate a perseguire il proprio obiettivo, ovvero conquistare la città costiera di Sirte e la base di al-Jufra, per poi proseguire con la liberazione delle aree orientali e meridionali poste sotto il controllo di Haftar. A tal proposito, secondo quando riferito dal quotidiano al-Wasat, sulla base delle dichiarazioni del comandante della sala operativa di Sirte e al-Jufra, il brigadiere Ibrahim Ahmed Bait al-Mal, nelle ultime ore vi è stato un intenso dispiegamento di forze aggiuntive presso gli assi di combattimento. La mossa, è stato specificato, fa seguito ad un incontro dell’11 luglio, a cui ha preso parte anche il premier tripolino, Fayez al-Sarraj, volto a discutere delle operazioni da condurre nel breve periodo. Al termine dell’incontro, ha affermato al-Mal, è stato stabilito un aumento dei rinforzi e dei sistemi di difesa.

Parallelamente, il sito South Front, sulla base di immagini e video diffuse da gruppi di attivisti il 12 luglio, ha riferito che un nuovo convoglio militare, composto da diversi carri, e almeno un sistema di difesa aerea di tipo Pantsir- S1 stavano viaggiando in direzione Sirte. Non da ultimo, un portavoce delle forze del GNA dispiegate nella regione, il brigadiere Abdul Hadi Draa, ha confermato che sistemi Pantsir e altre armi sono giunte all’aeroporto di Sirte l’11 luglio, presumibilmente a sostegno delle forze di Haftar. Tuttavia, specifica South Front, il sistema di difesa mostrato nel video e nelle foto era posizionato su un carro 8×8 di tipo KAMAZ-6560, il che significa che non era stato inviato dagli Emirati Arabi Uniti. In particolare, il Pantsir-S1 giunto a Sirte è di colore “giallo deserto” ed è equipaggiato con un vecchio radar a scansione elettronica di tipo PESA (passive electronically scanned array) e l’unico Paese in Medio Oriente che dispone di sistemi simili è la Siria. Ciò, a detta di South Front, dimostrerebbe un rafforzamento maggiore dell’alleanza Damasco- LNA.

È dal 15 febbraio 2011 che la Libia assiste ad una fase di instabilità, che ha altresì causato la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, avvenuta nel mese di ottobre dello stesso anno. I due schieramenti che si affrontano in diversi assi di combattimento sono il Governo di Tripoli e l’Esercito Nazionale Libico. Il GNA vede alla guida il primo ministro Fayez al-Sarraj e rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato, vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.