L’Esercito cinese critica le provocazioni americane nel Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 13 luglio 2020 alle 11:24 in Cina USA e Canada

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Dopo aver definito le provocazioni militari degli USA nel Mar Cinese Meridionale un tentativo inutile, il Quotidiano dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) ha dichiarato, il 13 luglio, che la Cina proteggerà risolutamente la sovranità e la sicurezza nazionale, preservando la pace e la stabilità regionali, messe a repentaglio dagli USA e dal loro tentativo di militarizzazioni dell’area.  L’EPL ha anche aggiunto che Pechino è disposta a negoziare con gli altri attori locali e a lavorare con i Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) per mantenere pace e stabilità nelle acque del Mar Cinese Meridionale, ma rifiuta la presenza militare americana in loco.

Il giorno precedente, dal suo account Wechat, il Comando Meridionale dell’EPL aveva affermato che nonostante Washington cerchi di rassicurare i propri alleati nella regione dell’Indo-Pacifico non c’è alcuna garanzia che non sfrutterà tali alleanze a proprio vantaggio o che non avrà un atteggiamento ostile nei loro confronti, come avvenuto con l’India che era stata minacciata con alcune sanzioni americane, per un accordo preso con la Russia nel 2018 sulle armi.

Sempre il 12 luglio, le Filippine, uno dei maggiori alleati americani nel Mar Cinese Meridionale, hanno chiesto a Pechino di rispettare la sentenza della Corte internazionale di giustizia dell’Aia del 12 luglio 2016, che aveva invalidato le basi su cui si fondano le odierne rivendicazioni della Cina sul Mar Cinese Meridionale, note come linea dei 9 tratti. Il segretario agli Esteri filippino, Teodoro Locsin Jr., celebrandone l’anniversario, ha affermato che la sentenza non è negoziabile e che le rivendicazioni cinesi non hanno alcuna base legale, utilizzando toni molto duri e inusuali nei confronti di Pechino.

Le più recenti tensioni nel Mar cinese Meridionale sono nate dall’ultima esercitazione della marina dell’EPL, tenutasi dal primo al 5 luglio scorsi, nelle acque che cingono le isole Paracelso, o Xisha, dove le rivendicazioni di sovranità cinesi si sovrappongono a quelle del Vietnam e di Taiwan, o Repubblica di Cina (ROC). A tal proposito, il 2 luglio, il governo di Hanoi aveva indirizzato una nota diplomatica a Pechino, lamentando la violazione della propria sovranità territoriale, e aveva affermato che l’atteggiamento cinese avrebbe potuto inficiare le relazioni della RPC con i Paesi dell’ASEAN, di cui detiene la presidenza di turno. Successivamente, nella stessa giornata, anche il segretario alla Difesa delle Filippine, Delfin Lorenzana, aveva definito le esercitazioni cinesi estremamente provocatorie e inaccettabili, appoggiando il Vietnam. Infine, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva rilasciato una dichiarazione in cui ha additato le esercitazioni cinesi come l’ultimo di una serie di tentativi della Cina per affermare le proprie rivendicazioni marittime illegittime e per arrecare svantaggi ai propri vicini

In tale contesto, lo scorso 4 luglio, gli USA avevano avviato un’esercitazione nel Mar Cinese Meridionale con le portaerei USS Nimitz e USS Ronald Reagan insieme ad altre 4 navi da guerra per “sostenere la libertà e l’apertura della regione dell’Indo-Pacifico” e mostrare chiaramente l’impegno americano per la sicurezza e la stabilità dell’area agli alleati e ai partner locali.

Pechino ritiene che la propria sovranità nelle acque del Mar Cinese Meridionale derivi da presupposti storici e, in particolare, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina. Nella carta, si delimitava con 9 tratti la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero.

Oltre alla Cina, anche Taiwan rivendica in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale che è, tuttavia, conteso anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. Nelle sue acque transitano fiorenti rotte commerciali e sono presenti ricchi giacimenti minerari. Gli USA sono militarmente presenti nell’area, in particolare nelle Filippine in base all’accordo   Visiting Forces Agreement (VFA), e rappresentano l’unica forza armata in grado di limitare l’egemonia cinese.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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