La Siria nella morsa dell’ISIS

Pubblicato il 13 luglio 2020 alle 12:29 in Medio Oriente Siria

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Dieci membri delle forze del regime siriano e loro affiliati sono morti e rimasti feriti a seguito di un’esplosione di un autobus a Raqqa, nel Nord-Est della Siria.

Secondo quanto riferito da al-Araby al-Jadeed, l’esplosione si è verificata il 12 luglio ed è stata provocata da un ordigno lanciato contro un autobus che trasportava membri dell’esercito siriano e di gruppi ad esso affiliati, nel Nord-Ovest di Raqqa. Lo Stato Islamico, attraverso la propria agenzia di stampa Amaq, ha rivendicato l’attentato, confermando altresì il bilancio delle vittime. L’episodio giunge dopo che, il 10 luglio, la medesima organizzazione terroristica ha perpetrato un attentato simile nella città di al-Sukhna, nella Siria centrale.

Negli ultimi mesi, sia la Siria orientale sia l’Iraq hanno assistito ad un aumento dell’attività terroristica. Per quanto riguarda il primo Paese, attacchi, bombardamenti e imboscate hanno riguardato soprattutto l’area dell’Eufrate occidentale, della valle di Deir Ezzor, oltre a Raqqa, Homs e As-Suwayda, e tra i principali obiettivi vi sono state le Syrian Democratic Forces (SDF), le quali hanno svolto in passato un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai militanti jihadisti. Non da ultimo, il 10 giugno scorso, le SDF hanno affermato di aver terminato la prima fase di un’operazione su vasta scala, volta a contrastare le cellule dello Stato Islamico ancora attive nel Nord-Est della Siria, in collaborazione con le forze della coalizione internazionale anti-ISIS.

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR) ha riferito che, dal 24 marzo 2019 al 21 giugno 2020, il bilancio delle vittime causate da attentati dell’ISIS in Siria include almeno 570 membri delle forze del presidente siriano, Bashar al-Assad, e dei gruppi affiliati, tra cui almeno 2 russi e 127 di provenienza iraniana, uccisi a seguito di attacchi, bombardamenti e imboscate perpetrati dallo Stato Islamico. Non da ultimo, il SOHR ha altresì documentato l’uccisione di 4 civili e 11 pastori, mentre, nel medesimo periodo, sono 212 i terroristi dell’ISIS morti nel corso dei diversi attentati.

Il 23 marzo 2019, le SDF avevano annunciato ufficialmente la conquista dell’ultima enclave posta sotto il controllo dell’ISIS, Baghouz, nell’Est della Siria. In questo modo, si poneva fine al califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014. Tuttavia, la minaccia posta dall’ISIS non è stata mai del tutto sconfitta. Il Country Report on Terrorism 2018 include la Siria tra gli Stati sponsor del terrorismo ed evidenzia come il regime, anche nel corso del 2018, abbia continuato a fornire armi e sostegno politico ad Hezbollah, consentendone il riarmo anche da parte dell’Iran. Tuttavia, allo stesso tempo, il regime si è autodefinito una vittima del terrorismo, considerando i gruppi ribelli i principali responsabili di tale fenomeno.

Dal 15 marzo 2011 la Siria è poi testimone di una guerra civile iniziata da una rivolta popolare, alimentata da due blocchi politico-militari. Il primo, sostenitore del presidente siriano Assad, è rappresentato da Russia, Iran e milizie libanesi di Hezbollah. In tale contesto, è subentrato l’ISIS, la cui autoproclamazione è avvenuta il 29 luglio 2014. Gli Stati Uniti sono intervenuti nel conflitto siriano attraverso l’operazione Inherent Resolve, la missione militare statunitense contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq, avviata il 15 giugno 2014, dopo la richiesta ufficiale di sostegno avanzata dal governo iracheno.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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