La Giordania lotta contro l’evasione fiscale per risanare l’economia

Pubblicato il 13 luglio 2020 alle 14:14 in Giordania Medio Oriente

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Il primo ministro giordano, Omar al-Razzaz, ha promesso di contrastare l’evasione fiscale nel Regno hashemita, dopo una campagna, durata settimane, contro imprenditori ed ex politici.

Le dichiarazioni di al-Razzaz sono giunte il 12 luglio, in occasione del discorso televisivo settimanale rivolto alla nazione. Secondo il premier giordano, salvaguardare il denaro pubblico e contrastare la corruzione è un “dovere nazionale”, soprattutto alla luce delle perdite subite negli ultimi anni che, come evidenziato altresì da diversi funzionari, ammontano a miliardi di dollari. Per tale motivo, al-Razzaz si è impegnato a rivelare alla nazione tutte le cifre relative alle operazioni svolte in tal senso, così da aumentare la fiducia della popolazione nelle istituzioni giordane e contribuire alla stabilità del Paese.

Nelle ultime settimane, il target della campagna avviata da Amman è stato rappresentato da ex politici e imprenditori di alto livello, sospettati di evasione fiscale, riciclaggio di denaro ed evasione doganale. A detta di funzionari giordani, si tratta di una delle maggiori campagne messe in atto dalle autorità del Regno negli ultimi decenni. Sino ad ora, sono state circa 650 le compagnie colpite e che hanno assistito, nella maggior parte dei casi, a veri e propri blitz da parte delle forze dell’ordine. Il governo ha dichiarato di aver congelato gli asset di decine di aziende e uomini d’affari sospettati di evasione fiscale, ed ha aggiunto che avrebbe tracciato i paradisi fiscali offshore, dove i giordani benestanti hanno depositato i propri guadagni con il fine di evadere le tasse nel Regno. Tuttavia, non sono mancate la critiche da parte di chi crede che Amman abbia avviato una campagna simile come forma di vendetta contro ex politici, considerati nemici. Il governo, dal canto suo, ha negato tali accuse.

Le operazioni hanno preso avvio soprattutto a seguito della pandemia di coronavirus, le cui conseguenze hanno colpito anche le casse dello Stato giordane. Il blocco causato dalla pandemia ha paralizzato le imprese giordane e ha ridotto le entrate di decine di milioni di dollari, provocando la contrazione economica più acuta degli ultimi venti anni. Il governo prevede che l’economia subirà un calo del 3,5% nel 2020, allontanandosi dalle stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), il quale aveva previsto una crescita del 2% prima dello scoppio dell’emergenza coronavirus.

É stato lo stesso FMI, il 21 maggio, ad approvare un piano volto a fornire finanziamenti immediati alla Giordania, nel quadro dello Strumento di finanziamento rapido (RFI). Si tratta di prestiti a basso interesse che per Amman dovrebbero ammontare a circa 396 miliardi di dollari. Tuttavia, il Regno hashemita sta assistendo ad un clima delicato sin dall’inizio del 2018, quando il governo ha aumentato il prezzo del pane ed ha imposto nuove tasse su molti beni, generalmente soggetti a un’imposta sulle vendite del 16%. A ciò è stato aggiunto un incremento dell’imposta sul reddito, oltre a nuovi dazi doganali e tasse. Tale situazione ha reso il Paese sempre più dipendente da aiuti esterni, che hanno comportato l’adozione di un rigido programma di riforme triennale, mentre l’ultimo prestito dal mercato obbligazionario internazionale ammonta a 1.75 miliardi di dollari.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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