Italia-Libia: telefonata tra ministri degli Esteri

Pubblicato il 13 luglio 2020 alle 18:13 in Immigrazione Italia Libia

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Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo libico, Mohamed Siala, domenica 12 luglio, per discutere del coordinamento in materia di immigrazione e degli sviluppi in ambito politico e militare. Secondo una dichiarazione dell’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri di Tripoli, Siala ha messo al corrente l’Italia delle recenti misure intraprese dal Governo di Accordo Nazionale (GNA) per contrastare l’immigrazione illegale, ovvero l’apertura di un centro per monitorare il flusso di migranti clandestini tra Libia e Malta e altri meccanismi simili. I due ministri hanno poi discusso del contributo e della cooperazione dell’Italia sul tema e hanno valutato la possibilità di mettere in campo nuove iniziative e di rafforzare il ruolo che Roma potrebbe eventualmente svolgere a tale riguardo. Il primo ministro del GNA, Fayez al-Sarraj, ha presieduto, il 9 luglio, l’apertura del nuovo centro di coordinamento dei migranti a La Valletta.

Il 7 luglio, il Senato italiano ha approvato il cosiddetto decreto missioni, che prevede il rinnovo della presenza dei militari italiani all’estero e, nel caso della Libia, concerne la proroga, per quest’anno, della partecipazione del contingente della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri alla missione bilaterale di assistenza alla Guardia Costiera della Marina libica. In tale occasione, il partito di Matteo Renzi, Italia Viva, si è reso autore di un ordine del giorno volto a impegnare il governo nella rapida modifica del Memorandum d’Intesa con la Libia, attualmente in fase di rinegoziazione. L’accordo, firmato il 2 febbraio 2017, si occupa di temi quali la cooperazione allo sviluppo, il contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando, e ha l’obiettivo di rafforzare la sicurezza delle frontiere.  I firmatari dell’accordo erano stati l’allora presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, e il premier del GNA, Fayez al-Sarraj. Il documento era stato raggiunto nell’ambito della crisi europea dei migranti, quando a sbarcare sulle coste italiane erano decine di migliaia di uomini, donne e bambini, ha una durata triennale e si rinnova automaticamente 3 mesi prima della scadenza, in assenza di indicazioni diverse.

Nel quadro del conflitto libico l’Italia sostiene, insieme a Qatar e Turchia, il GNA di Tripoli, riconosciuto dalle Nazioni Unite e guidato dal primo ministro, Fayez al-Sarraj. Dalla parte del comandante Khalifa Haftar, invece, uomo forte del governo di Tobruk, sono schierate Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Russia, Giordania e Francia. 

Per cercare di valutare il futuro della situazione sul campo in Libia, il 7 luglio, il ministro della Difesa italiano, Lorenzo Guerini, si è recato ad Ankara per incontrare il suo omologo turco, Hulusi Akar. Nel corso della visita, i due hanno discusso della necessità di una soluzione politica al conflitto e hanno concluso che una maggiore cooperazione in materia di sicurezza e difesa tra i due Paesi andrebbe a beneficio dell’intera regione del Mediterraneo. Da parte sua, Guerini, ha affermato che tutte le parti dovranno lavorare insieme per raggiungere la stabilità in Libia.

Il generale Haftar, nemico di Ankara, ha però sottolineato, lo stesso giorno, che i suoi soldati, riuniti nel cosiddetto Esercito Nazionale Libico (LNA), si impegneranno a contrastare la presenza turca nel Paese a tutti i costi. Durante un discorso tenuto nella sera del 7 luglio, in occasione della cerimonia di inaugurazione di un nuovo gruppo di ufficiali, il generale ha affermato che l’offensiva turca rappresenta un pericolo per l’unità della Libia e per la stabilità dell’intera regione. In particolare, secondo Haftar, Ankara sta provando a prendere il controllo delle risorse e delle ricchezze della Libia, ma l’LNA è determinato a contrastarla e ad impedire che le forze turche sfruttino lo status attuale per portare ulteriori armi e mercenari nel Paese.

La Libia è teatro di una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. A partire da questo momento, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica.

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Chiara Gentili

di Redazione

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