Egitto: rinnovata di 45 giorni la detenzione per Patrick Zaky

Pubblicato il 13 luglio 2020 alle 20:42 in Egitto Italia

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Il tribunale del Cairo ha stabilito il rinnovo, per altri 45 giorni, del periodo di detenzione arbitraria cui è sottoposto Patrick George Zaky, lo studente egiziano dell’Università di Bologna arrestato a febbraio con l’accusa di propaganda sovversiva. È quanto si apprende dall’agenzia di stampa italiana Ansa che, lunedì 13 luglio, ha riportato la notizia diffusa dai legali di Zaky e dagli attivisti che chiedono la sua scarcerazione.

“Ancora una volta una decisione inumana e arbitraria che consegna Patrick alla prigione di Tora per un tempo lungo, durante il quale le autorità egiziane immaginano che dimenticheremo la sua sorte. Si sbagliano, questo è certo”, ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. “Speravamo in un esito diverso”, ha aggiunto, sottolineando che da mesi le autorità egiziane continuano a rinviare il giudizio sul caso del ragazzo e a prolungare la sua detenzione. Zaky rimane nella sezione “indagini” del carcere di Tora, situato nella periferia sud-orientale del Cairo.

Lo studente egiziano è stato arrestato la mattina del 7 febbraio all’aeroporto del Cairo, secondo quanto riferito dai suoi avvocati. Il giovane, iscritto a un master sugli Studi di genere presso l’Università di Bologna, si trovava in Egitto per fare visita alla sua famiglia. Il mandato di cattura nei suoi confronti è in vigore dal 2019, ma Patrick non ne era mai stato messo al corrente. I capi d’accusa contro di lui vanno dalla diffusione di notizie false, all’incitamento alla violenza; dal tentativo di rovesciare il regime, all’uso dei social media per danneggiare la sicurezza nazionale; dalla propaganda per i gruppi terroristici, all’uso della violenza. Durante le udienze scorse, Zaky ha più volte sottolineato di non aver mai scritto i post per i quali le autorità egiziane lo accusano di propaganda sovversiva. 

Nel frattempo, gli avvocati della ONG di cui è membro il ricercatore, ovvero Iniziativa Egiziana per i diritti personali (EIPR), hanno presentato due denunce alla Procura generale chiedendo di indagare sulle presunte falsificazioni dei verbali e sulle torture perpetrate ai danni del ragazzo egiziano. La prima denuncia, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Ansa, è rivolta contro la Sezione indagini del Commissariato di Mansura per “falsificazione del verbale di arresto dell’8 febbraio 2020″. La seconda riguarda il fatto che “Patrick sia stato percosso e sottoposto a scariche elettriche prima che fosse presentato alla Procura”. Tali accuse vengono smentite dalla magistratura egiziana.

Secondo quanto dichiarato da Amnesty International, il rischio che Zaky possa subire torture è decisamente elevato. “La sensazione è che si tratti dell’ennesima persecuzione verso un attivista politico: ce lo dice la storia di Zaky e la storia dell’Egitto sotto Al Sisi”, ha scritto la ONG sul suo sito italiano. “Come in altri casi, il rischio è che i reati imputati a Zaky si riferiscano in realtà a legittime attività di denuncia, di informazione, di commento pubblico o critica: alibi per legittimare una procedura del tutto illegale”, aggiunge.

Il primo marzo, durante una visita ai familiari, Zaky ha riferito di stare bene ma di essere molto preoccupato per il prolungamento della sua detenzione. “Sto bene, per quanto si possa stare bene in prigione. Voglio che tutto finisca per ritornare a studiare. Fino ad allora voglio riavere i miei libri e la libertà di usare il bagno”, sono state le parole del ragazzo, ricercatore presso l’Università di Bologna, riportate dalla pagina Facebook “Patrick Libero”. Da quel momento, tuttavia, le notizie sul suo conto sono scarse vista l’emergenza dell’epidemia di coronavirus, che in Egitto sta creando una seria crisi sanitaria visto l’alto numero di contagi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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