Huawei cerca di ritardare le mosse di Londra sul 5G

Pubblicato il 12 luglio 2020 alle 11:01 in Cina UK

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La compagnia cinese Huawei avrebbe richiesto un incontro al primo ministro inglese, Boris Johnson, per ritardare la possibile rimozione delle sue apparecchiature dalla rete 5G del Regno Unito, secondo quanto riportato dal quotidiano Sunday Times e ripreso da Reuters, il 12 luglio. In cambio, l’azienda si impegnerebbe a mantenere le proprie attrezzature già in utilizzo nelle reti 2G, 3G e 4G inglesi.

Huawei starebbe cercando di ritardare la data della rimozione almeno fino al 2025 e, in particolare, fino a dopo le prossime elezioni parlamentari inglesi, previste al più tardi per il prossimo 2 maggio 2024. La compagnia cinese spera che il governo di Londra possa nel frattempo rivedere le proprie posizioni nei suoi confronti.

Lo scorso 28 gennaio, il premier inglese aveva deciso di concedere a Huawei un ruolo limitato al 35% nella rete 5G del Regno Unito, sottolineando l’importanza sia della collaborazione tra “Paesi simili”, sia della diversificazione del mercato tecnologico, per interrompere il dominio che detengono su di esso un numero limitato di aziende. In particolare, Johnson aveva concesso a Huawei la fornitura di kit per la rete periferica, escludendo l’utilizzo delle sue forniture invece nelle parti sensibili della rete e nelle aree vicine a basi militari e a siti nucleari.

 Lo scorso 4 luglio, però, il quotidiano inglese The Telegraph aveva rivelato che Londra avrebbe potuto avviare la progressiva rimozione della tecnologia dell’azienda cinese, in seguito ad una nuova analisi del National Cyber Security Centre, in base alla quale potrebbe non essere possibile gestire in sicurezza dei rischi posti dalle tecnologie Huawei, dopo le sanzioni imposte dagli USA sull’azienda. Le sanzioni di Washington hanno impedito a Huawei di utilizzare tecnologie basate su proprietà intellettuale americana, causando un grande impatto sull’azienda stessa e sulla qualità dei prodotti utilizzati al posto di quelli statunitensi.

In merito alla questione Huawei, il primo ministro inglese è sottoposto a grandi pressioni da parte sia di Washington sia di alcuni parlamentari inglesi che ne denunciano la scarsa sicurezza. Alcuni membri del Partito conservatore, attualmente in maggioranza con 365 sedute parlamentari e a cui appartiene lo stesso premier, sono arrivati a minacciare l’“insurrezione parlamentare” se il governo inglese non dovesse adottare un approccio più duro nei confronti di Huawei. Così, già dallo scorso 21 marzo, data la forte opposizione, Johnson aveva deciso di adottare nuove misure per proteggere la tecnologia del Paese, e, lo scorso 30 giugno, aveva rivolto un messaggio a Pechino annunciando l’intenzione di proteggere le proprie infrastrutture più importanti da “fornitori statali ostili”.

In risposta a tale quadro, il 6 luglio scorso, l ’ambasciatore cinese nel Regno Unito, Liu Xiaoming, ha messo in guardia Londra rispetto alle conseguenze che potrebbe affrontare, se dovesse decidere di trattare la Repubblica Popolare Cinese (RPC) come un Paese ostile anche in merito alla partecipazione di Huawei alla costruzione della rete 5G inglese. In particolare, Liu ha affermato che se l’azienda cinese venisse messa al bando, altre compagnie della RPC potrebbero riconsiderare i loro investimenti nel Regno Unito, in quanto tutte le aziende cinesi stanno valutando con attenzione il modo in cui sarà trattata Huawei. A tal proposito, secondo Reuters, entro il prossimo 22 luglio potrebbe essere comunicato un aggiornamento sulla posizione del governo inglese nei confronti di del colosso cinese.

L’amministrazione del presidente americano, Donald Trump, vicino a Johnson, aveva classificato Huawei come una minaccia alla sicurezza nazionale americana inserendola nella propria Entity List nel 2019, alla luce del suo legame con il governo e l’apparato militare della RPC, che aveva fatto avanzare ipotesi di spionaggio. Con tale mossa era stato impedito alle aziende americane di vendere beni e servizi a Huawei, danneggiando notevolmente l’azienda, la quale ha ritenuto tale mossa basata su insinuazioni e presupposti erronei.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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