Gli Emirati tentano, senza successo, di riavvicinarsi alla Somalia

Pubblicato il 12 luglio 2020 alle 7:37 in Emirati Arabi Uniti Somalia

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Dopo un periodo di gelo diplomatico, gli Emirati Arabi Uniti stanno cercando di riavvicinarsi alla Somalia, offrendo di riaprire l’ospedale Sheikh Zayed, chiuso due anni fa. Il gesto umanitario di Abu Dhabi, tuttavia, è correlato a un costo che Mogadiscio sembrerebbe non essere disposta a pagare. Secondo quanto riferito dal quotidiano Al Monitor, venerdì 10 luglio in cambio del ripristino dell’ospedale, gli Emirati hanno chiesto alla Somalia di sostenere il fronte emiratino nella guerra in Yemen. L’offerta è arrivata dopo che il Consiglio di transizione meridionale (STC), sostenuto da Abu Dhabi, ha preso il controllo, il 20 giugno, dell’isola yemenita di Socotra, nel Golfo di Aden.

“Gli Emirati Arabi Uniti stanno tentando di ripristinare buoni rapporti con la Somalia per una serie di motivi. Il motivo più importante riguarda l’arcipelago strategico di Socotra”, ha rivelato ad Al-Monitor Mohammad Shire, docente dell’Università di Portsmouth. “L’isola si trova nel mezzo di uno dei canali commerciali petroliferi più importanti del mondo ed è stato utile agli Emirati Arabi Uniti, negli ultimi due anni, come punto d’appoggio strategico per proiettare i suoi interessi militari ed economici oltre il Golfo”, ha aggiunto.

Le relazioni tra gli Emirati e la Somalia sono crollate dopo la crisi del Golfo del 2017, quando Mogadiscio ha rifiutato di schierarsi dalla parte degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia Saudita, contro il Qatar, e ha optato per la neutralità. Nel maggio 2018, Abu Dhabi ha ritirato dalla Somalia i suoi aiuti umanitari e i programmi di cooperazione militare con il fine di punire il Paese e spingerlo a sostenere una posizione a suo favore. Lobiettivo degli Emirati è anche quello di indebolire l’influenza del Qatar e della Turchia, che hanno forti legami con la Somalia. Lo sviluppo di una presenza nel Corno d’Africa aiuterebbe Abu Dhabi a controllare il flusso commerciale attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb, un canale chiave per la navigazione marittima globale. Questo punto si collega anche al tentativo di controllare i porti nel Sud dello Yemen e nell’isola di Socotra, dove gli Emirati vogliono stabilire una presenza militare ed esercitare una maggiore influenza regionale.

Eppure la Somalia ha ripetutamente condannato il ruolo degli Emirati Arabi Uniti nel Paese. Ha bloccato milioni di dollari destinati allautoproclamatasi regione autonoma di Somaliland, nell’aprile 2018 e, secondo quanto riferito da Mogadiscio, ha scovato e arrestato una vasta rete di spie emiratine che sono solite operare nel Paese. La posizione del governo somalo, pertanto, ha sempre rappresentato un ostacolo agli obiettivi di Abu Dhabi e ai suoi tentativi di diventare una potenza nel Corno dAfrica.

Di fronte a tali ostacoli, gli Emirati Arabi Uniti sembrano essere passati ad un approccio più pragmatico, basato su unimpronta più umanitaria. “C’è un nuovo slancio nella regione e dovremmo cogliere collettivamente questa opportunità per formulare soluzioni sostenibili che servano l’interesse degli Stati regionali e soddisfino le aspirazioni della sua popolazione”, ha dichiarato il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash, in un discorso durante il Forum sulla sicurezza nazionale ad Abu Dhabi, nel dicembre 2019. “Riteniamo che tali modelli finiranno per svolgere un ruolo importante nel sostenere la stabilità e lo sviluppo nel Corno d’Africa”, ha aggiunto.

Secondo al-Monitor, durante la pandemia di coronavirus, alcuni Paesi più ricchi hanno impiegato la “diplomazia del coronavirus” nei confronti degli Stati più bisognosi consegnando loro aiuti con lobiettivo di rafforzare le relazioni bilaterali e l’influenza. Tra questi, ci sono gli Emirati Arabi Uniti. Il 14 aprile, Abu Dhabi ha inviato 8 tonnellate di aiuti contro il coronavirus a Mogadiscio, in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità. Il 12 maggio, il principe Mohammed bin Rashed Al Makhtoum, di Dubai, ha consegnato molte altre tonnellate di materiali sanitari alla capitale della Somalia. Tuttavia, nonostante questi gesti, Abu Dhabi sembrerebbe non essere ancora riuscita a conquistare Mogadiscio.

“Se la storia ci ha mostrato qualcosa, dubito che le aperture umanitarie degli Emirati Arabi Uniti produrranno gli effetti previsti”, ha dichiarato il professor Shire. La Somalia, secondo diverse fonti, avrebbe già respinto il sostegno di Abu Dhabi alla riapertura dell’ospedale e criticato il ruolo emiratino nella guerra in Yemen. “I somali non sono strumenti economici usati per soddisfare le vostre esigenze. Lo Yemen è un Paese vicino e fraterno e ha la propria sovranità e dignità”, ha affermato Ahmed Issa Awad, ministro degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale della Somalia, in risposta alla recente offerta. “Il mondo sa che Socotraè una terra yemenita e lo è stata sin dai tempi antichi”, ha aggiunto.

Un tempo, tuttavia, la Somalia era favorevole agli Emirati Arabi Uniti e, più ampiamente, alla coalizione a guida saudita in Yemen. “Il passato governo somalo di Hasan Sheikh ha sostenuto la coalizione guidata dai sauditi. Lo hanno fatto approvando ufficialmente l’uso dello spazio aereo, delle acque territoriali e della terra nazionali allo svolgimento di attacchi aerei contro il movimento Houthi”, ha detto Shire, sottolineando che “naturalmente, gli stretti legami di Hasan Sheikh con gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita, oltre ai motivi finanziari, sono stati i principali fattori trainanti della collaborazione.

Ad oggi, invece, la Turchia e il Qatar esercitano una forte influenza sull’attuale governo somalo, guidato dal presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, e Mogadiscio sa che può contare su di loro. Pertanto, gli Emirati Arabi Uniti faranno fatica ad attirare finanziariamente il vicino del Corno dAfrica. “L’ultimo riavvicinamento, in vista delle elezioni somale del 2020, potrebbe essere favorito dal tentativo di Abu Dhabi di trovare un punto d’appoggio nella futura amministrazione della Somalia”, ha riferito ad al-Monitor, Abdullahi Halakhe, analista di governance, sicurezza e pace in Africa. Se gli Emirati Arabi Uniti appoggiano un candidato o un insieme di candidati contro l’attuale presidente potrebbero creare un punto d’appoggio”, ha ribadito Halakhe.

In Yemen è in corso una guerra civile dal 19 marzo 2015, quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente del governo legittimo riconosciuto dalla comunità internazionale, Hadi, era fuggito, recandosi dapprima ad Aden e poi in Arabia Saudita. Quest’ultima ha guidato una coalizione a suo sostegno che è intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015 e che comprende l’Arabia Saudita, gli UAE, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah.

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Chiara Gentili

di Redazione

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