Ambasciatore svedese in Cina assolto dalle accuse di “colloqui dissidenti”

Pubblicato il 12 luglio 2020 alle 6:17 in Cina Svezia

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Un tribunale svedese ha assolto l’ex-ambasciatore di Stoccolma in Cina, Anna Lindstedt, dall’accusa di aver oltrepassato il proprio mandato diplomatico nel tentativo di liberare un libraio cinese-svedese imprigionato.

Nonostante il diplomatico abbia sempre negato qualsiasi illecito nei propri sforzi per aiutare l’uomo, Gui Minhai, in caso di condanna, Lindstedt avrebbe potenzialmente rischiato la prigione.

Il caso di Gui ha creato tensioni tra Cina e Svezia, ed è incentrato su un incontro organizzato dall’ambasciatore svedese nel gennaio 2019 in un hotel di Stoccolma. A questo, vi parteciparono, tra gli altri, due uomini d’affari legati a Pechino e Angela Gui, figlia di Gui Minhai.

Come parte dell’accordo discusso per liberare il padre, Angela ha riferito che, in tale occasione, le era stato richiesto di smettere di criticare la Cina in pubblico.

In seguito a ciò, la donna, sentendosi sotto pressione, ha contattato il ministero degli Esteri svedese, il quale le ha tuttavia risposto di non essere a conoscenza dell’incontro, e che quella non costituiva la procedura standard per gestire tali questioni consolari. 

Da parte sua, Lindstedt ha dichiarato di non aver condotto nessuna trattativa, e che la riunione aveva il solo scopo di discutere alcune idee.

In tale contesto, il tribunale distrettuale di Stoccolma ha deciso, il 10 luglio, che il procuratore Henrik Olin, il quale aveva seguito la vicenda al tempo, non è riuscito a dimostrare che l’ambasciatore svedese ha concluso negoziati con chiunque rappresentasse lo Stato cinese.

La corte ha altresì notato che, nonostante tutto, portare avanti tale trattativa sarebbe rientrato nelle facoltà di Lindstedt, evidenziando che un ambasciatore ha un ampio raggio di azione.

Nello specifico, il giudice di Stoccolma Anna Flodin ha deliberato che i prerequisiti per il presunto crimine, etichettato come “condotta arbitraria in connessione a negoziati con una potenza straniera” non sono stati soddisfatti, specificando inoltre che la decisione della corte è stata unanime.

Stando a quanto riportato da Flodin, tale legislazione risale a diverse centinaia di anni fa, e non è stata testata negli ultimi tempi.

Durante il processo, i due uomini d’affari cinesi non hanno testimoniato, ma sono stati convocati diversi ex-ambasciatori, Angela Gui, alcuni funzionari del Ministero degli Esteri svedese, così come attivisti, accademici e giornalisti. Inoltre, alcune parti dell’udienza si sono svolte a porte chiuse.

“Il danno è già stato fatto. Non cambia nulla per me o mio padre perché è lo Stato che è il querelante. L’intero processo è stato tragico per me”, ha affermato al quotidiano di Stoccolma Expressen Angela Gui, in seguito alla decisione raggiunta il 10 luglio.

Un altro ex-ambasciatore svedese in Cina, Borje Ljunggren, ha commentato di non essere sorpreso dalla sentenza. 

“L’incontro ha mostrato una notevole mancanza di informazioni da parte di Lindstedt, ma questo non sarebbe dovuto arrivare al processo”, ha ribadito l’emittente pubblica svedese SVT.

Anna Lindstedt ha iniziato la propria carriera nel servizio estero nel 1990 e, da allora, ha ricoperto diversi incarichi, tra cui ambasciatore in Vietnam e Messico, oltre che ai colloqui dell’Onu sul clima, tenutesi in Francia dal 30 novembre al 12 dicembre 2015.

Riguardo a Gui Minhai, l’uomo possedeva una casa editrice a Hong Kong che vendeva volumi vietati nella Cina continentale. Quest’ultimo è scomparso nel 2015 mentre era in vacanza in Thailandia.

Nel 2016, Gui è riapparso sulla televisione di Stato cinese, ammettendo di aver lasciato Pechino senza aver scontato una condanna sospesa di due anni per il proprio coinvolgimento nella morte di una persona per guida in stato di ebbrezza, vicenda avvenuta più di 10 anni prima. Dopo aver servito tale sentenza, l’uomo è stato arrestato nuovamente nel 2018, e nel febbraio 2020, quando un tribunale cinese lo ha condannato a 10 anni di carcere per “aver fornito illegalmente informazioni all’estero”.

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Mariela Langone

di Redazione

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