Aiuti in Siria: l’Onu si piega al volere della Russia

Pubblicato il 12 luglio 2020 alle 9:08 in Russia Siria

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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato,sabato 11 luglio, una risoluzione per l’invio di aiuti umanitari nel Nord-Ovest della Siria attraverso un solo punto di passaggio dalla Turchia, quello di Bab al-Hawa nella città turca di Iskenderun, collegata a quella siriana di Idlib, valido per un anno. Prima di approvare la risoluzione, si sono rese necessarie 5 votazioni, a causa delle discordanze tra i 15 membri del Consiglio, dei quali, alla fine,  12 si sono espressi in favore e 3 si sono astenuti, ovvero la Russia, la Cina e la Repubblica Domenicana.

Nonostante la Russia, alleato del regime siriano, si sia astenuta dal voto, probabilmente a causa del rifiuto di due emendamenti che aveva proposto, sembrerebbe comunque aver avuto la meglio. Insieme a Pechino, Mosca voleva che fosse istituito un solo punto di rifornimento degli aiuti dalla Turchia valido per 6 mesi , quello di Bab al-Hawa, per poi distribuirli dall’interno del Paese nelle aree di conflitto. Al contrario, gli altri 13 Stati del Consiglio di Sicurezza, capeggiati da Germania e Belgio, volevano mantenere due punti di accesso per un anno a Bab al-Hawa e Bab al-Salam, nella città turca di Kilis collegata con la siriana Aleppo. Tuttavia, sia la Cina, sia la Russia hanno espresso il loro potere di veto a riguardo e non sono stati concessi nemmeno i 3 mesi richiesti per lo smantellamento delle operazioni a Bab al-Salam. A gennaio, Mosca era già riuscita ad ottenere la chiusura di altri due valichi dalla Turchia alla Siria.

Le Nazioni Unite, più organizzazioni umanitarie e la maggioranza del Consiglio di Sicurezza Onu ritenevano necessario istituire due punti di accesso per consegnare gli aiuti ai 2,8 milioni di persone che ne hanno bisogno, nell’area Nord-occidentale del Paese, soprattutto nella provincia di Idlib. In particolare, la direttrice delle politiche sui diritti umani dell’Onu, la dottoressa Susannah Sirkin, ha riservato dure critiche alla Russia e alla Cina, affermando che le loro decisioni di veto sono state ciniche e crudeli e che la loro volontà di chiudere un attraversamento frontaliero cruciale per gli aiuti è stata uno dei peggiori esempi del pessimo sistema umanitario dell’Onu e una diffamazione del suo stesso Statuto.

Nel corso dell’ultima settimana, all’interno del Consiglio di Sicurezza, ci sono stati scontri principalmente tra la Russia e gli Stati Uniti e l’Unione Europea (UE). Da un lato Mosca ha sollevato la questione dell’impatto dal punto di vista umanitario delle sanzioni imposte sulla Siria, dall’altro USA e UE hanno respinto tali affermazioni, precisando che le sanzioni prevedono esenzioni per casi umanitari.  A tal proposito, nel voto in cui si è poi astenuta, la Russia aveva proposto un primo emendamento, poi respinto, in base al quale ogni 60 giorni il segretario Onu, Antonio Guterres, avrebbe dovuto includere nel suo report informazioni relative agli impatti umanitari diretti e indiretti delle misure unilaterali e coercitive imposte sulla Siria.

Secondo quanto riferito da alcuni diplomatici in condizione di anonimato, la Russia, la Cina, il Vietnam, il Sud Africa e Saint Vincent e Grenadine hanno sostenuto l’emendamento russo ma il Regno Unito, la Francia, la Germania, il Belgio e l’Estonia si sono espressi contro. L’altro emendamento russo riguardava invece la possibilità di potenziare le consegne transfrontaliere, incoraggiando tutte le parti interessate ad incrementare le operazioni umanitarie in Siria.

Il 10 luglio, l’ambasciatrice americana all’Onu, Kelly Craft, ha affermato che la Russia e la Cina stanno utilizzando il loro peso politico per sostenere il regime del presidente siriano, Bashar Al-Assad, incuranti delle circa 3 milioni di persone che hanno bisogno d’aiuto. Per Craft, è impensabile chiudere il valico di Bab al-Salaam per il quale transitano il 30% degli aiuti dell’UNICEF consegnati in Siria. Alla sua dichiarazione, ha risposto il vice ambasciatore russo all’Onu , Dmitry Polyansky, affermando che se le nazioni occidentali non avessero sostenuto la proposta russa di lasciare solo il passo di Bab al-Hawa sarebbero state responsabili delle conseguenze.

In Siria è in atto una lunga guerra civile iniziata il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Bashar al-Assad. Con l’intensificarsi degli scontri, negli anni, tra i gruppi ribelli anti-governativi si sono radicalizzati alcuni gruppi di fondamentalisti islamici sunniti che hanno iniziato a lottare per il controllo su alcune aree del Paese. Dal 2011, 384.000 persone hanno perso la vita nel conflitto, di questi almeno 116.000 erano civili, inoltre, 11 milioni di persone hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni e sono state dislocate all’interno del Paese o all’estero dove hanno cercato rifugio.

Ad oggi, il governo di Assad controlla il 70% del territorio nazionale mentre la regione di Idlib è l’ultima porzione di territorio sotto il controllo del gruppo estremista di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), con a capo membri dell’ex ramificazione di al-Qaeda in Siria, che, negli anni, ha preso la guida delle rivolte anti-governative. Il governo di Assad è appoggiato da Russia, Iran e dalle milizie libanesi di Hezbollah, sta combattendo i ribelli per ripristinare il proprio controllo su Idlib, dove sono però presenti postazioni turche.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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