Serbia: un’altra notte di scontri e proteste

Pubblicato il 11 luglio 2020 alle 11:07 in Europa Serbia

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Belgrado è stata teatro di nuove violenze tra il 10 e l’11 luglio, quando per la quarta notte consecutiva migliaia di manifestanti si sono ritrovati per protestare contro il governo  e hanno lanciato bottiglie, pietre e razzi di segnalazione contro la polizia, nel tentativo di assaltare il Parlamento serbo.

Inizialmente, le forze dell’ordine hanno cercato di respingere i manifestanti con i propri scudi ma, ad un certo punto, hanno cominciato a lanciare gas lacrimogeni per disperdere la folla ed è iniziato un vero e proprio scontro tra polizia e manifestanti che ha causato molti feriti e ha portato all’arresto di alcuni.  Le manifestazioni difronte al Parlamento erano iniziate già durante la giornata, al grido “Non abbandoneremo il Kossovo” e “Vucic ladro”. A detta del Ministero dell’interno, durante gli eventi, un manifestante sarebbe stato accoltellato ad una gamba.  

Nella stessa giornata del 10 luglio, il presidente del Paese, Aleksandar Vucic, da Parigi, aveva dichiarato che gli sforzi di Francia e Germania per riavviare il dialogo tra Belgrado e Pristina e risanare le loro relazioni bilaterali, avevano già avuto esiti positivi, dando ai manifestanti un’altra argomentazione di protesta, oltre alla gestione della crisi del coronavirus.  Vucic ha accusato i propri opponenti politici di aver orchestrato le proteste, aggiungendo che se queste continuassero sarebbe sempre più difficile arginare l’epidemia. L’8 luglio scorso, il presidente serbo, aveva già  accusato i servizi segreti stranieri di nascondersi dietro le proteste di “manifestanti di destra e pro-fascisti”.

Dal 7 luglio scorso, in Serbia, sono iniziate proteste popolari a causa delle intenzioni del presidente serbo di voler reintrodurre misure di isolamento per contenere il recente aumento dei contagi da coronavirus a Belgrado, istituendo un coprifuoco dalle 18:00 alle 5:00, a partire dal successivo 11 luglio, per tutto il fine settimana. Le manifestazioni sono iniziate come movimenti pacifici e spontanei ma, nel volgere di alcune ore dal loro inizio, sono sfociate in violenze e alcuni manifestanti hanno fatto irruzione nel palazzo del Parlamento. A detta del direttore della polizia serba, Vladimir Rebic, tali sommosse hanno provocato 118 feriti tra i poliziotti e molti altri tra i manifestanti, e hanno portato all’arresto di 153 persone. 

Il 9 luglio, considerato il degenerare delle proteste, Vucic ha ritrattato la propria decisione in merito al lock-down su Belgrado ma ha imposto un divieto ai raduni superiori alle 10 persone nella capitale. Tuttavia, le manifestazioni sono continuate lamentando la cattiva gestione della crisi connessa alla pandemia da parte di Vucic e diventando un movimento anti-governativo che chiede le dimissioni del capo di Stato.

Ad oggi in Serbia, si sono verificati 17.728 contagi da coronavirus e 370 decessi, a fronte di una popolazione di circa 7 milioni di persone. Venerdì 10 luglio, il primo ministro serbo, Ana Brnabic, ha annunciato un picco nelle morti giornaliere, arrivate a 18 e ha affermato che gli ospedali sono pieni di malati. In Serbia, negli ultimi giorni, si è assistito ad un picco nei nuovi casi e in molti hanno ricondotto la causa di ciò alle scelte del governo di consentire dallo scorso 6 maggio le partite di calcio, le festività religiose, le celebrazioni e i ritrovi privati. Oltre a questo, Vucic è accusato di aver revocato le misure di contenimento soltanto per tenere le elezioni parlamentari dello scorso 21 giugno, vinte poi dal Partito Progressista Serbo (SNS) dello stesso Vucic. La Serbia è stata il primo Paese europeo ad aver indetto delle votazioni in seguito all’emergenza coronavirus che sono state tra l’altro boicottate dai partiti dell’opposizione.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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