OMS lancia la prima fase delle indagini sulle origini del coronavirus

Pubblicato il 11 luglio 2020 alle 6:47 in Asia Cina

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I funzionari dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sono partiti per la Cina per organizzare un’indagine sulle origini del COVID-19

Due esperti dell’OMS, specialisti in salute degli animali ed epidemiologia, lavoreranno con scienziati cinesi per determinare la portata e l’andamento delle indagini, secondo quanto ha riferito la portavoce dell’OMS, Margaret Harris, durante un briefing delle Nazioni Unite a Ginevra, il 10 luglio. “Sono partiti, adesso sono in volo e si tratta della prima squadra che elaborerà la portata dell’indagine”, ha riferito la portavoce. In seguito, ci saranno negoziati riguardanti la composizione della squadra più ampia e le competenze necessarie per svolgere al meglio le ricerche. 

“Uno dei grandi problemi, a cui tutti sono interessati, e ovviamente è per questo che stiamo inviando un esperto di salute degli animali, è vedere se il virus è saltato o meno da un animale a un essere umano”, ha affermato la Harris. La portavoce ha ribadito che esiste una malattia molto simile nei pipistrelli e che la squadra dell’OMS indagherà sul fatto che il virus sia arrivato all’uomo tramite il passaggio ad una specie intermedia. L’indagine dell’Organizzazione è separata rispetto a quella di un panel indipendente, annunciato il 9 luglio, che valuterà la gestione globale della pandemia. 

Lo scorso 29 maggio, il presidente degli USA, Donald Trump, aveva annunciato che gli Stati Uniti interromperanno i propri legami con l’Organizzazione per la sua cattiva gestione del coronavirus e il suo mancato, ma necessario, processo di riforma, richiesto dagli USA. Dall’inizio della pandemia, il presidente statunitense si è più volte scagliato contro l’OMS, accusandola di essere eccessivamente influenzata dalla Cina, della quale, a sua detta, avrebbe sostenuto la campagna di disinformazione sul coronavirus, anche chiamato “il virus cinese”.  Oltre a questo, vari funzionari americani a più livelli hanno insinuato più volte che il virus sarebbe stato creato in un laboratorio cinese. Da parte sua, la Cina ha respinto tutte le accuse degli USA, precisando che Pechino ha informato Washington sul coronavirus sin dal 4 gennaio scorso. Alcuni funzionari cinesi hanno controbattuto alle accuse statunitensi, affermando che il coronavirus potrebbe essere stato portato in Cina dallo stesso esercito americano in visita a Wuhan, ad ottobre del 2019. 

Il 18 maggio scorso, durante la 73esima sessione dell’Assemblea mondiale della Sanità dell’OMS alla presenza di 130 Paesi, il presidente cinese, Xi Jinping, aveva annunciato che il proprio Paese erogherà all’agenzia 2 miliardi di dollari in due anni, per sostenere la risposta globale alla pandemia e lo sviluppo socio-economico nei Paesi affetti, soprattutto in quelli in via di sviluppo. La cifra corrisponderebbe al totale del budget annuale dell’organizzazione per il 2019 e rappresenterebbe un drastico aumento della partecipazione cinese, che era stata finora di circa 40 milioni annui. Infine, il 7 luglio, l’OMS ha annunciato che gli Stati Uniti si ritireranno ufficialmente dall’agenzia Onu il prossimo 6 luglio 2021. Il contributo economico di Washington ammontava a circa 450 milioni di dollari l’anno. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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